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Crisi economica, in picchiata i redditi delle
famiglie: non capitava dal 1995
il fatto Quotidiano -
2.2.2011
I dati pubblicati
dall'Istat assegnano il bollino nero al Nord, mentre al Sud le cifre
hanno fatto registrare cali più contenuti. Adiconsum chiede al governo
provvedimenti per aiutare gli italiani
A soffrire più di tutte sono state le famiglie del nord
Padano di stampo leghista-berlusconiano.
In cifre la fotografia appare impietosa: meno 2,7% del reddito
disponibile. A scattarla è l’Istat. Che così fissa una prima
flessione dal 1995. Epoca degli esordi del Cavaliere a palazzo
Chigi. Da lì in poi la cronologia fissa tre legislature con il
marchio del Caimano. A cui va aggiunta l’onda lunga della crisi
economica. Tanto è vero che la recessione ha portato a un
progressivo ridursi del tasso di crescita del reddito disponibile
nazionale. Nel 2006, infatti, aveva mostrato una crescita del 3,5%.
Dopodiché il precipizio. Che più di tutti ha colpito la ricca
Padania. Quella che, nei manifesti leghisti, dovrebbe giocare da
locomotore del Paese. Non è stato così. Nel 2009, precisa l’Istituto
di statistica, l’impatto del calo del reddito è stato più forte nel
settentrione (-4,1% nel Nord-ovest e -3,4% nel Nord-est) e più
contenuto al Centro (-1,8%) e nel Mezzogiorno (-1,2%).
Eppure il punto, per molti, resta l’attività di governo indifferente
davanti a quelli che “sono i reali problemi del Paese”. La critica
arriva da Antonio Borghesi, vice capogruppo
dell’Italia dei Valori alla Camera. E dunque: “Perché il Paese possa
riprendersi realmente è necessario ridurre le tasse, cosa che questo
esecutivo dice da sempre, ma non fa”.
Le cifre rese note oggi dall’Istat si aggiungono al carico portato
ieri
sulla disoccupazione giovanile: il 29% dei giovani under 25.
Un ‘intera generazione che per Giorgio Napolitano
non solo è “frustrata”, ma anche “poco ascoltata”. Di nuovo e ancora
tornano alla mente quelle 25 paia di scarpe comprate in una
settimana da una delle giovani ospiti di villa San Martino. Altri
mondi. Su cui pesa la crisi economica, ma anche altri fattori. Ne è
convinto il segretario nazionale di Adiconsum Pietro
Giordano per il quale “il rallentamento della crescita,
come più volte denunciato, dipende non solo dalla diminuzione del
reddito da lavoro, ma anche dai mancati guadagni dovuti agli
investimenti delle famiglie che hanno visto, prima per i crack
finanziari poi per la crisi economica, completamente annullati quei
piccoli redditi che consentivano loro di far quadrare il bilancio
familiare”.
Il bollino nero, dunque, tocca al settentrione. Sul banco degli
imputati salgono così il Piemonte e la Lombardia. In Piemonte,
infatti, c’è stata una forte contrazione dell’input di lavoro
dipendente e, di conseguenza, dei relativi redditi da lavoro. La
regione governata da Roberto Formigoni sconta,
invece, la battuta d’arresto degli utili distribuiti dalle imprese.
Anche nel 2008, a fronte di un aumento del reddito disponibile
nazionale del 2,3%, il Nord-ovest ha registrato il tasso di crescita
più contenuto (+1,8%), a causa della debole dinamica di Lombardia e
Liguria (+1,2 e +1,8% rispettivamente). Poco meglio può vantare il
Nord est, dove, comunque, si segnala una crescita più sostenuta. A
distinguersi Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino (+5, +4,3 e
+3,6%), le migliori a livello nazionale. Fino al 2008 le famiglie
residenti nel Nord-ovest hanno fatto registrare il più elevato
reddito disponibile per abitante, ma nel 2009 il primato è passato
al Nord-est, dove Bolzano ha scavalcato l’Emilia Romagna in testa
alla graduatoria.
Calabria e Sicilia sono le uniche regioni italiane in cui il reddito
delle famiglie ha mostrato tassi di crescita lievemente positivi. In
queste aree del Paese, peraltro, anche la dinamica del Pil è stata
migliore che altrove. Il Sud ha anche beneficiato di una tenuta
degli interessi netti ricevuti dalle famiglie, spiegata in parte
dalla loro minor propensione agli investimenti rischiosi. Dopodiché
Centro e Mezzogiorno hanno evidenziato tassi di crescita prossimi
alla media nazionale e pari, rispettivamente, a +2,5 e +2,2%. Al
Centro, il valore del Lazio è risultato quello più elevato (+2,9%),
mentre al Sud si sono distinti quelli di Abruzzo e Basilicata.
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