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L'«ACCORDO» -
Intervista all'avv. Carlo Guglielmi, del Forum Diritti-Lavoro.
L'«accordo di Mirafiori»
appartiene al genere delle «cose note» di cui ben pochi
conoscono il contenuto. A pochi giorni dal «voto» dei lavoratori
interessati ci è sembrato utile chiedere un parere infomato a
Carlo Guglielmi, avvocato e presidente del Forum Diritti-Lavoro.
Cosa c'è in questa «proposta che non si può rifiutare?». C'è una
«parte transitoria» e una «definitiva» con i contorni di un vero
e proprio contratto collettivo di stabilimento. Già nella prima
ci sono passaggi rivelatori. Per esempio, si prevede la cassa
integrazione per tutti per un anno; ma «non sarà previsto e
richiesto a carico azienda alcuna integrazione o sostegno al
reddito sotto qualsiasi forma diretta o indiretta», neppure
durante i corsi di formazione preparatori per la newco. Non è
insomma una cig per ristrutturazione, ma per «evento
improvviso», oltre che per la crisi di mercato. (...)
Quale?
Non è detto. Per me può essere anche la stessa firma
dell'accordo. O i tre voti al governo Berlusconi.
E non si applica l'art. 2112 ?
Affermano che non c'è perché «nell'operazione societaria non si
configura il trasferimento di ramo d'azienda».
Com'è possibile ?
Sono possibili diverse interpretazioni. La più semplice è che
serviva solo a costringere i lavoratori a firmare
individualmente l'accordo, in modo che fossero loro stessi ad
accettare la discontinuità tra passato e futuro. Le altre sono
peggio. Una sta in un comma poco noto del 2112 che dice che la
«sostituzione» tra un contratto e l'altro, in caso di cessione
d'azienda, può avvenire solo tra contratti del medesimo livello.
Un giudice potrebbe sostenere che un contratto aziendale - come
quello per Mirafiori - non lo è e quindi continua ad applicarsi
il contratto dei metalmeccanici, compresa la Rsu. La terza è il
modello Alitalia, ossia un fallimento controllato della vecchia
società. Ma è talmente enorme che nessuno ci può pensare.
Ma non è una «nuova società». Stabilimento, personale,
prodotto, marchio, capitale sono gli stessi...
Infatti è una menzogna dichiarata. Ma tutti la prendono per
buona, altrimenti l'«accordo» non ha fondamento. Nessuno ha
mosso questa obiezione.
Tutti licenziati e tutti riassunti ?
Anche qui va «letto». Penso che Marchionne non abbia ancora
deciso. Può essere che alla fine chieda «dimissioni volontarie»
contestuali alla «nuova assunzione». Quantomeno a Mirafiori
faranno una «pulizia etnica» generazionale, lasciando fuori
tutti i più anziani, che sono anche lo «zoccolo duro» dei
sindacalizzati. Ma da nessuna parte si afferma che saranno tutti
riassunti. Né che ci sarà davvero un investimento. Il testo dice
che «prioritariamente» ci si rivolgerà agli ex dipendenti ( ma
senza conservare i livelli di inquadramento). Se poi ci dovesse
essere occupazione supplementare, avverrà solo con contratti
precari. Hanno voluto anche specificarlo...
Non c'è l'investimento ?
Non c'è nessun impegno scritto né per l'investimento, né per
l'occupazione sicura. Eppure tutti ne parlano...
E per il diritto di sciopero ?
I giuslavoristi vicini alla Fiat sostengono che l'accordo
non è anticostituzionale perché... esiste la Costituzione. Il
riferimento al divieto di sciopero, comunque, c'era nel testo di
Pomigliano, ma qui l'anno sostituito.
In meglio ?
In peggio. C'è un discorso genericissimo e più minaccioso a
«quei comportamenti individuali e/o collettivi idonei a
violare... in misura significativa le clausole del presente
accordo... inficiando lo spirito che lo anima».
Come si fa soppesare lo spirito ?
E infatti non c'è bisogno nemmeno dello sciopero. Basta
forse il malumore, o il votare in modo non gradito. Questa è una
clausola «sentimentale», ampiamente discrezionale.
Ma la produttività c'entra qualcosa ?
Nulla. Avrebbero potuto risolverla molto facilmente anche
con il contratto metalmeccanico del 2008 (quello firmato anche
dalla Fiom, ndr). Se veramente potessero arrivare a quei picchi
di produzione, non ci sarebbe problema a spendere qualche euro
in più per saturare gli impianti. È come se Marchionne avesse
detto: «non so cosa voglio fare, ma quando lo deciderò nessuno
si deve poter mettere di traverso». Il risultato viene dal
combinato disposto con lo straordinario. Potrebbero decidere,
con questo accordo, di far fare sei mesi di seguito 7 giorni su
7. Fantascienza, certo. ma questo è il potere che viene dato a
Fiat.
E la rappresentanza sindacale ?
L'unico sindacato ammesso è quello che ha firmato. Vado a
memoria, ma la Carta del lavoro del 1927 (sotto il fascismo,
ndr), fondativa dell'ordinamento corporativo, prevedeva gli
stessi principi, con le stesse parole. Uno stato debole che si
chiude e che attacca per prima cosa la democrazia sindacale.
E' previsto un potere di veto per l'ingresso di altre
rappresentanze ?
Si mescolano due cose. Il referendum del '95, voluto dalla
sinistra sindacale, che stabilisce: la rappresentanza ce l'ha
chi firma gli accordi. Attutito però dal fatto che due anni
prima era stato siglato l'accordo sulle Rsu. Gli unici a
rimetterci, da allora in poi, erano stati i sindacati di base,
fuori dal protocollo del '93. Adesso viene tolto
l'«ammortizzatore» del '93 e diventa assolutamente evidente che
i «rappresentanti dei lavoratori» vengono selezionati
dall'azienda. Può «rappresentare» il lavoro solo chi dice sì al
padrone. L'altro elemento è la clausola della «unanimità» per
l'adesione. Se anche la Fiom andasse col cappello in mano dagli
altri sindacati per poter firmare, basterebbe che uno solo
(magari l'associazione dei capi Fiat) dicesse no per lasciarla
fuori. Alla faccia della «firma tecnica»!
A chi non firma cosa resta ?
Abbiamo uno Statuto che prevede diritti «onerosi» per il
datore di lavoro (bacheca, permessi, ritiro quote sindacali,
assemblea). Tutto questo non lo può più fare. Ma Marchionne ha
voluto anche di più: è entrato nel diritto «non oneroso», ossia
il proselitismo. Che in un'azienda avanzata viene fatto col
sistema informatico (zero costi!). I sindacati che firmano hanno
autorizzato l'azienda a «perquisire» caselle e-email e telefoni
aziendali dei dipendenti, in deroga allo Statuto.
E nessuna informazione deve trapelare fuori dalla fabbrica...
Il trait d'union tra conflitto e democrazia è
l'informazione. Tagliandola, chiudi il cerchio ideologico di
questo «accordo». |