Pomigliano, siglato il contratto Fiat

Fim, Uilm, Fismic e Ugl firmano l'accordo per la newco e portano i 4.600 lavoratori dello stabilimento campano fuori dal ccnl. La Fiom proclama lo sciopero generale per il 28 gennaio. Landini: "E' un attacco a democrazia e diritti che non ha precedenti"

di rassegna.it

 

Fim, Uilm, Ugl metalmeccanici, Fismic, l'Associazione dei quadri Fiat e il Lingotto hanno firmato nel pomeriggio di oggi, mercoledì 29 dicembre, il nuovo contratto di lavoro per i 4.600 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano, che a partire da gennaio 2011 saranno riassunti dalla Newco, sulla base dell'accordo di giugno per la produzione della nuova Panda.

Le assunzioni scatteranno a gennaio con un primo gruppo formato da tecnici e impiegati, mentre nella tarda primavera sarà assunta la maggior parte degli operai, che faranno formazione. La produzione della nuova Panda andrà quindi a regime alla fine dell'autunno del 2011.

La sigla è arrivata dopo una stretta finale iniziata ieri e continuata oggi presso la sede romana della Fiat. Le novità del contratto siglato oggi, secondo fonti sindacali, riguardano: l'incremento salariale, che con un rialzo medio si dovrebbe attestare a 360 euro lorde l'anno a regime (30 euro lorde al mese); l'altro aspetto è relativo alla semplificazione dell'inquadramento professionale (da sette a cingue gruppi), con fasce intermedie all'interno dei gruppi per facilitare gli avanzamenti professionali. Quanto alle relazioni sindacali, si apprende sempre da fonti sindacali, viene seguito il modello di Mirafiori, che esclude dalla rappresentanza chi non ha sottoscritto l'accordo.

La Fiom risponde con lo sciopero generale

"La Fiat vuole cancellarci, noi reagiremo chiamando a raccolta tutti i lavoratori metalmeccanici perché, se passa questo imbarbarimento generale vengono lesi i diritti di tutti". Con queste parole, Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil, ha annunciato oggi lo sciopero generale delle tute blu della Cgil per il prossimo 28 gennaio. La proposta dello sciopero è stata approvata dal massimo organismo della Fiom con 102 voti a favore, 29 astenuti e senza nessun voto contrario. Un voto che secondo Landini conferma "che tutta la Fiom è unita contro un accordo che giudichiamo inaccettabile".

E lo sciopero deciso dalla Fiom è "necessario" contro "un attacco alla democrazia e ai diritti senza precedenti", ha spiegato Landini al termine del Comitato centrale della Fiom Cgil, rivolgendo poi un appello "a tutte le forze autenticamente democratiche" perché siano vicine ai lavoratori. "Lanceremo - ha detto inoltre il segretario - una raccolta di firme in tutte le fabbriche del paese, incontreremo le forze politiche e chiederemo di parlare nelle assemblee elettive perché questo è un attacco senza precedenti ai diritti. Ma la Fiom - ha avvertito ancora Landini - non la cancella la Fiat con un accordo separato. Questa è una pia illusione".

Per Fim e Uilm l'accordo è un "grande risultato"
"Un grande risultato che dimostra la concretezza dell'agire sindacale contro ogni forma di speculazione propagandistica". Così Rocco Palombella, segretario generale della Uilm tra i firmatari dell'accordo di Pomigliano. "Lo stabilimento di Pomigliano ha un nuovo contratto - spiega Palombella - l'intesa di oggi tra sindacato e Fiat sblocca definitivamente i 700 milioni di euro di investimento; garantisce occupazione per circa 4.700 addetti diretti e per altri 5.300 dell'indotto collegato al sito produttivo; dalla prossima settimana l'azienda darà il via alle assunzioni".

Per Bruno Vitali, segretario nazionale della Fim Cisl, "sono tre i punti fondamentali dell'accordo: il nuovo inquadramento professionale, gli aumenti economici di circa 30 euro mensili e l'aumento dei minimi tabellari. Insomma è un contratto migliorativo rispetto a quello dei metalmeccanici. Si tratta di 58 pagine molto importanti".

Sacconi: "Ben venga discontinuità in relazioni industriali"
'La firma di oggi consolida l'investimento promesso, e già avviato, mentre migliora le condizioni retributive e le potenzialità di progressione reddituale e professionale dei lavoratori. Il Governo ha fatto la sua parte con la detassazione al dieci per cento di tutta la parte del salario che si può ricondurre alle intese per la maggiore produttività del lavoro". Questa la dichiarazione del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi dopo la firma dell'accordo per Pomigliano. "Tutto ciò - ha aggiunto Sacconi - nasce da esigenze pratiche e non da disegni ideologici. Ben venga tuttavia un'utile discontinuità nel sistema di relazioni industriali, soprattutto là ove il vecchio impianto politico-culturale fondato sull'inesorabile conflitto sociale ha prodotto bassi salari e bassa produttività. E' ora il tempo di accelerare tutto ciò che, al contrario, può far crescere tanto i redditi da lavoro quanto la competitività delle imprese perché le relazioni industriali hanno un ruolo primario nell'attrazione di investimenti".

La replica di Landini a Fassino e Chiamparino
Il segretario Fiom non ha mancato di polemizzare con quegli esponenti politici del Pd che si sono schierati a favore dell'intesa, come Chiamparino e Fassino che ha dichiarato "Se fossi un operaio Fiat voterei sì al referendum di MIrafiori". "E' legittimo che ognuno dica il suo pensiero - ha affermato a proposito Landini - ma invito coloro nel Pd che dicono di essere favorevoli all'accordo su Mirafiori di andare sulle catene di montaggio. Poi vediamo se ragionano nello stesso modo". "Sarebbe utile - ha poi aggiunto - che facessero uno sforzo per capire il punto di vista di chi lavora nelle fabbriche in condizioni di ricatto. Stiamo parlando di lavoratori che guadagnano 1.300 euro al mese". In precedenza il presidente del comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi, era stato anche più duro nei confronti di Fassino. "Se fossi un cittadino di Torino - aveva detto Cremaschi - non voterei Fassino".

La Cgil: lo scopo di Fiat è escludere la Fiom
"L’accordo di Mirafiori nasconde una natura politica che mira a cancellare la Fiom, non è quindi quest’ultima l’anomalia ma è la Fiat a fare politica”. E’ quanto affermato dal segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, nel corso del suo intervento al Comitato Centrale della Fiom, secondo il quale l’accordo separato siglato il 23 dicembre denota “da parte di Fiat una scelta di carattere autoritario dettata da una visione subalterna alla crisi per cui vanno messi in discussione i diritti dei lavoratori per fare gli investimenti: non è vero che tutto ciò è imposto dalla ‘globalizzazione’". Secondo il dirigente sindacale "a leggere bene l’accordo, oltre le questioni di natura sindacale, emerge con forza il suo carattere politico, ovvero la decisione di escludere la Fiom". Le stesse organizzazioni sindacali firmatarie di quell’accordo, ha fatto notare Scudiere, "stanno pericolosamente sottovalutando la portata di quell’accordo che, per dirla brutalmente, butta via la Fiom. Anche perché siamo in una condizione per cui non è vero che quello che si concede oggi si riconquista domani". Alla luce delle diverse posizioni emerse all’interno del sistema imprese, il segretario confederale della Cgil ha aggiunto: "Bisogna intervenire sulle contraddizioni aperte dalle scelte di Fiat all’interno del sistema delle imprese: non tutte vogliono fare a meno della Fiom ma, al contrario, con questa organizzazione vogliono accompagnare i processi imposti dalla crisi". Quanto poi alla cancellazione dell’accordo interconfederale del ’93, Scudiere ha sottolineato che "se il sistema democratico della rappresentanza non ha funzionato e non sta funzionando, bisogna mettere mano alle regole partendo dalla difesa dell’accordo del ’93 per innovarlo allo stesso tempo, tramutando poi un nuovo accordo condiviso in una legge". Infine, quanto al referendum che dovrà convalidare l’accordo di Pomigliano, Scudiere ha detto: "Bisogna esplicitare chiaramente la posizione circa il voto sul referendum anche se quest’ultimo non può essere usato come una clava, un vero e proprio ricatto, perché - ha concluso - non bisogna lasciare soli i lavoratori o solo con il comitato per il no".

Nasce "Lavoro e liberta", un'associazione per "fermare la deriva autoritaria"
Un'associazione per coinvolgere  'il numero più alto possibile di forze sociali, politiche e culturali per combattere, fermare e rovesciare la deriva autoritaria' contro i diritti democratici dei lavoratori. E' questo lo scopo che si sono dati i promotori dell'associazione "Lavoro e libertà", tra cui ci sono Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Gianni Ferrara, Luciano Gallino, Francesco Garibaldo, Paolo Nerozzi, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Aldo Tortorella e Mario Tronti. La neonata associazione si dice "indignata" dal fatto che sui nuovi scenari che si stanno profilando nel mercato del lavoro e nelle relazioni industriali, 'non si eserciti, con rilevanti eccezioni quali la manifestazione del 16 ottobre, una assunzione di responsabilita' che coinvolga il numero piu' alto possibile di forze sociali