Camusso all'attacco di Marchionne
"Antidemocratico e autoritario"
La leader Cgil: Cisl e Uil sono ormai sindacati aziendalisti. E parla di ritorno agli anni Cinquanta con l'intesa su Mirafiori e l'esclusione della Fiom, che pure ha fatto degli errori, dalla fabbrica
di ROBERTO MANIA
ROMA - "Sergio Marchionne? Un antidemocratico,
illiberale e autoritario", risponde Susanna Camusso, segretario generale
della Cgil, che per la prima volta parla dell'accordo separato alla
Fiat-Chrysler raggiunto alla vigilia di Natale. Un'intesa - dice - che
la Cgil non avrebbe mai firmato perché "non si può concordare
l'esclusione di un sindacato". Camusso attacca Cisl e Uil: "Si sono
trasformate in sindacati aziendalisti che propagano la posizione della
Fiat". Poi la Confindustria: "O fa sentire la sua autorevolezza nel
sistema delle imprese oppure prevarranno le regole della giungla. Non
può limitarsi a guardare perché è in atto un'offensiva pure nei suoi
confronti". Ma ci sono anche errori della Fiom, sostiene il leader della
Cgil: "Dovremo discuterne al nostro interno". Nessuno sciopero in vista
(a parte quello della Fiom) ma una grande campagna sul tema della
libertà sindacale. E il Pd? "Bene Bersani - risponde Camusso - ma troppo
spesso a sinistra si sviluppa uno stucchevole dibattito sull'innovazione
senza accorgersi che può rappresentare anche un profondo arretramento".
Cosa significa l'esclusione della Fiom da Mirafiori, fabbrica
simbolo nella storia industriale italiana?
"Significa il ritorno agli anni Cinquanta. Allora c'erano i reparti
confino, oggi c'è l'esclusione della rappresentanza sindacale. L'idea,
tuttavia, è esattamente la stessa. E cioè quella di costruire un
sindacato non aziendale bensì aziendalista il cui unico scopo è quello
di propagare le posizioni dell'impresa".
Non le pare un po' offensivo nei confronti della Cisl e della Uil?
"Guardi, nel suo libro "Il tempo della semina", Bonanni racconta con
orgoglio come, proprio negli anni Cinquanta, la Cisl rifiutò la
richiesta della Fiat di inserire nelle liste cisline per l'elezione
delle Commissioni interne alcuni nomi graditi all'azienda. È Bonanni che
illustra bene come il sindacato aziendale sia la negazione di quello
confederale. Ora dovrebbe spiegarci lui come considera un accordo che
contiene al suo interno le regole per escludere un altro sindacato
confederale".
Si sta prefigurando un sistema di relazioni industriali senza la
Cgil?
"Secondo me la Fiat ha deliberatamente costruito una successione di
eventi per negare la libertà sindacale".
Marchionne ha sempre detto che tesi di questo genere non stanno
né in cielo né in terra.
"E allora, perché non applica l'accordo interconfederale del '93 sulla
libertà sindacale? Vorrei poi ricordare a Confindustria che non può
restare immobile se vuole evitare che salti, come ha riconosciuto, il
sistema della rappresentanza sindacale. Se non si vuole rischiare che il
conflitto sociale diventi ingovernabile bisogna al più presto trovare un
accordo sulla rappresentanza e la democrazia sindacali che completi il
protocollo del '93".
Spetta alla Confindustria aprire il negoziato?
"È irrilevante chi lo fa. Io credo che Cisl e Uil abbiano sottovalutato
l'effetto dell'intesa per Mirafiori. Perché quando si permette a una
grande impresa di escludere un sindacato, si sa con chi si comincia ma
non si sa con chi si finisce".
Considera Marchionne un innovatore o, come si diceva un tempo,
un reazionario?
"Penso che il tratto distintivo di quell'accordo sia il suo essere
anti-democratico. Direi che Marchionne è un anti-democratico e
illiberale. Il tema vero è questo. Aggiungo che non può esserci un
modello partecipativo che si fondi sull'impedimento della libertà
sindacale".
Ma la Fiom non poteva firmare "turandosi il naso", rimanendo
però all'interno della fabbrica?
"È difficile applicare il principio del voto con il naso turato nelle
trattative sindacali. La Fiom, possibilmente con la Cgil, dovrà aprire
una discussione su questa sconfitta. Perché, l'ho già detto, un
sindacato non può limitarsi all'opposizione altrimenti rinuncia alla
tutela concreta dei lavoratori".
Sta criticando la Fiom. Le colpe, allora, sono anche a casa sua?
"Quando c'è una sconfitta non possono non essere stati commessi degli
errori. Nessuna grande sconfitta è solo figlia della controparte. Ce
l'ha insegnato Di Vittorio: se anche ci fosse una responsabilità in
percentuale minima, su quella ci si deve interrogare".
Perché condivide il no all'accordo per Mirafiori?
"Perché quella proposta è poco rispettosa della fatica del lavoro. Non
si può applicare ai lavoratori la cosiddetta "clausola di
responsabilità", secondo la quale non è possibile opporsi all'intesa e
scioperare anche se le condizioni di lavoro diventano insopportabili.
Una clausola di quel tipo possono sceglierla sindacati e imprese ma non
possono subirla i lavoratori".
Dunque, questo è il motivo del no?
"Questo è il motivo . Comunque la Cgil non firmerebbe mai un accordo che
escludesse un altro sindacato".
Ammetterà almeno che Cisl e Uil hanno reso possibile
l'investimento della Fiat e così il futuro produttivo di Mirafiori?
"Capisco questo ragionamento e lo considero un tema importante. Tuttavia
mi piacerebbe sapere qual è il progetto "Fabbrica Italia" e come la Fiat
pensi di colmare il ritardo che ha accumulato rispetto ai suoi
concorrenti sul versante dei modelli. Ma anche per questo continuo a non
comprendere quale necessità ci fosse di ricorrere a un modello
autoritario che ci riporta agli anni Cinquanta".