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Mauro Ravarino Manifesto - 24-12-2010 Intesa senza la Fiom. Il bis a Torino Le ore passano e al tavolo sul futuro di Mirafiori si consuma una frattura democratica senza precedenti. Come da copione, l'accordo è separato (firmano tutti - Fim, Uilm, Ugl e Fismic - tranne la Fiom), ma prima dell'intesa c'è il tempo per cancellare vent'anni di relazioni industriali nella più grande azienda del Paese, perché con la decisione della Fiat di tenere la newco Mirafiori fuori da Confindustria salteranno gli accordi interconfederali del 1993 sulla rappresentanza sindacale. Chi non firma, chi non sta ai patti del Lingotto, non avrà più rappresentanza, che sarà concessa solo alle sigle che, ieri all'Unione Industriale di Torino, hanno sottoscritto l'accordo. Quindi, quando nel 2012 nascerà la newco, la Fiom dovrà rimanerne fuori. Spariranno le Rsu (i delegati eletti dai lavoratori), resteranno - come previsto dallo Statuto dei lavoratori - le Rsa, non elette, ma nominate dai sindacati favorevoli all'intesa. «Sono davvero scandalizzato, l'azienda e non i lavoratori deciderà
quali organizzazioni sindacali potranno essere rappresentate. E non mi
capacito come sia passato nel silenzio più totale delle altre sigle» ha
commentato Federico Bellono, segretario provinciale Fiom. «L'intesa - ha
aggiunto - apre un vulnus sul tema della democrazia». Una Pomigliano bis riverniciata e - sottolinea la Fiom - peggiorata.
Questo in cambio di un investimento di un miliardo di euro, una
piattaforma americana con i marchi Alfa-Chrysler per realizzare Suv e
una maggiore «garanzia di governabilità». Il testo è stato firmato da
una delegazione ristretta al piano superiore dell'Unione Industriale: «È
una firma della vergogna perché non si è andati neppure davanti ai
delegati a siglare un accordo che limita la libertà di associazione
sindacale. La Fiat vuole semplificare la presenza sindacale nei suoi
stabilimenti, una «one company» e una «one trade union», ma visto che
ancora non lo può fare rende impotenti alcuni sindacati e cerca di
«espellere chi dissente» sbotta Giorgio Airaudo, responsabile Auto Fiom.
Soddisfatto dell'intesa, invece, il segretario generale della Uilm,
Rocco Palombella: «Ci sarà lavoro diretto per più di diecimila addetti.
Ora la parola passa ai lavoratori, che a metà di gennaio, al loro
rientro in fabbrica dovranno esprimersi sull'accordo». Per il segretario
generale delle tute blu della Cgil, Maurizio Landini, «un referendum in
queste condizioni è illegittimo, perché si chiede ai lavoratori di
rinunciare ai diritti, siamo oltre il ricatto». Esulta il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: «È stata confermata la volontà di Fiat di realizzare un importante investimento e quella dei sindacati riformisti di accompagnare quest'intesa con la piena utilizzazione degli impianti». Critica, invece, l'opposizione parlamentare. «È un accordo regressivo», osserva il responsabile economia e lavoro del Pd Stefano Fassina. «Quello che continua a essere negativo è che si arrivi ancora una volta a un accordo separato, che sicuramente non favorirà corrette relazioni sindacali, non solo negli stabilimenti Fiat», aggiunge l'ex ministro del lavoro Cesare Damiano. Duro il commento dell'Idv: «L'accordo - spiega Antonio Di Pietro - conferma la violazione della Costituzione che individua nei sindacati, liberi e autonomi, le forme della rappresentanza dei lavoratori. Nell'intesa firmata ciò è da ora subordinato alla volontà dell'azienda».
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