Mirafiori, c'è l'accordo, la Fiom non firma
Marchionne: "Investimenti in tempi brevi"
Intesa separata, siglata da Fim, Fismic e Uilm. Cambiano le regole su turni e pause, la nuova azienda investirà un miliardo. A gennaio il referendum. Airaudo (Cgil): "Vergogna"
di ROSARIA AMATO e PAOLO GRISERI
TORINO - Dopo venti giorni di stallo, arriva
l'accordo su Mirafiori. La Fiom, il primo sindacato nella fabbrica
simbolo della Fiat, non ha firmato. "Per quanto ci riguarda, faremo
partire gli investimenti previsti nel minor tempo possibile", assicura
l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. "E' un gran bel
momento per tutti quelli che hanno faticato per raggiungere un'intesa,
ma soprattutto per i lavoratori e per il futuro dello stabilimento.
Mirafiori inizia oggi una nuova fase della sua vita".
Fuori la Fiom. Il sindacato dei metalmeccanici della
Cgil pagherà il prezzo più grosso dell'accordo: quando nel 2012 nascerà
la newco di Mirafiori, in base all'intesa firmata oggi, la Fiom resterà
fuori. La rappresentanza sindacale infatti sarà permessa solo alle sigle
che hanno firmato l'accordo. Durissima la contestazione della Fiom:
"Marchionne immagina un sindacato fornitore di consenso come se fosse un
fornitore della componentistica e pensa di poter scegliere lui il
proprio fornitore. Questo ci porta fuori dall'esperienza dei sindacati
europei", denuncia il responsabile auto della Fiom Giorgio Airaudo.
Sacconi soddisfatto. Soddisfatto il ministro del
Welfare Maurizio Sacconi: "Come avevamo auspicato l'accordo si è
realizzato prima di Natale, confermando da un lato la volontà di Fiat
Chrysler di realizzare un importante investimento a Mirafiori e,
dall'altro, la volontà dei sindacati riformisti di accompagnare
quest'intesa con la piena utilizzazione degli impianti e una migliore
remunerazione del lavoro attraverso un contratto più vantaggioso. Fermi
restando i diritti di libera associazione sindacale garantiti dallo
Statuto dei lavoratori, che la stessa ipotesi di Statuto dei lavori
conferma, per la prima volta firmatari e non firmatari di un contratto
non saranno sullo stesso piano rispetto alla controparte aziendale,
perchè la firma ha un valore".
L'accordo verrà votato dai lavoratori. L'accordo ora
sarà sottoposto al voto dei lavoratori, probabilmente nella seconda
settimana di gennaio, l'unica in cui la fabbrica non sarà svuotata dalla
cassa integrazione a ripetizione. I punti chiave dell'accordo
riguardano: il pieno utilizzo degli impianti sui sei giorni lavorativi,
il lavoro a turni avvicendati che mantiene l'orario individuale a 40 ore
settimanali, le assenze (ci sono misure contro gli assenteisti), gli
straordinari, pause e mensa a fine turno. In cambio della firma da parte
di Fim, Uilm, Fismic e Ugl la Fiat conferma l'investimento di un
miliardo per trasformare la fabbrica simbolo del gruppo nell'avamposto
europeo del gruppo Chrysler: nei piani di Marchionne, infatti, l'azienda
di corso Agnelli dovrà produrrre i Suv realizzati su una piattaforma
americana con i marchi Alfa-Chrysler.
Le ragioni del no della Fiom. Queste, in dettaglio le
ragioni per le quali la Fiom non ha firmato: "Ci sono 120 ore di
straordinario obbligatorio, come a Pomigliano, - spiega Airaudo - un
sistema di turnazioni che può portare il dipendente a fare sei giorni di
lavoro consecutivi con 10 ore per turno. C'è poi la riduzione di giorni
di malattia pagati dall'azienda, che sono tre negli altri contratti di
lavoro: a Pomigliano non ne viene pagato più neanche uno, a Torino solo
uno. C'è la cancellazione di dieci minuti di pausa: erano 40 minuti per
8 ore di lavoro, adesso sono 30. La mensa: l'azienda, a differenza che a
Pomigliano, dove è stata spostata a fine turno, a Mirafiori si è
dichiarata disponibile a tenerla all'interno del turno, ma è da vedere
come si manifesterà questa disponibilità. I lavoratori, infine,
firmeranno un contratto individuale con delle clausole con le quali di
fatto vengono di fatto dissuasi a scioperare, altrimenti sono
sanzionabili". L'accordo di Mirafiori, inoltre, conclude Airaudo, è
fuori dalle regole dell'accordo interconfederale del luglio 1993, che
consente a tutti i sindacati di presentare liste e avere rappresentanti
nelle Rsu se ha il 5% dei lavoratori: "Così rendono impossibile la
presenza dei metalmeccanici della Cgil. Siamo di fronte al tentativo di
un'azione della Fiat per semplificare il pluralismo sindacale italiano,
espellendo la Cgil e riducendo all'impotenza anche i sindacati
consenzienti. E' una lesione alla quale pensiamo debba rispondere
l'insieme della Cgil".
Opposta la posizione della Uilm e della Cisl.
Diametralmente opposto il commento del segretario generale della Uilm,
Rocco Palombella: "Ci sarà lavoro diretto per più di diecimila addetti
con ricadute per tutto il sito di Mirafiori e per l'indotto. Ora la
parola passa proprio ai lavoratori, che a metà di gennaio, al loro
rientro in fabbrica dovranno esprimersi sull'accordo e confermare di
fatto investimento e livelli produttivi". E della Cisl: "Si tratta di un
accordo utile e necessario all'economia e alla coesione sociale del
territorio torinese", commenta Nanni Tosco, segretario generale Cisl
Torino.