di Silvia Boschetti (CONQUISTE DEL LAVORO - CISL)
Accordo firmato a Torino per il rilancio del sito di Mirafiori. Sì alla firma di Fim, Uilm, Fismic, Uglm, si è chiamata fuori la Fiom.
La trattativa si è svolta per l'intera giornata nella sede
dell'Unione Industriale di Torino tra la delegazione dell'azienda
guidata da Paolo Rebaudengo, responsabile delle
Relazioni Industriali. Al tavolo c'era la delegazione dei sindacati Fim,
Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e l'Associazione Quadri.
Le posizioni vedevano Fim, Uilm, Fismic e Uglm pronte a trattare per
giungere alla firma, mentre la Fiom chiedeva una "vera trattativa" e
annunciava che se ci sarà una "Pomigliano bis" il suo no sarebbe
stato scontato.
Una tappa di snodo fondamentale, quella per il progetto Fabbrica Italia
(il piano Fiat da 20 miliardi di euro di investimenti) che è anche
essenziale per garantire l'investimento da oltre un miliardo di euro per
lo storico sito torinese.
"Quello con Fiat è un accordo importante che garantisce un
investimento fondamentale per Torino e per l'Italia" è stato in serata
il commento del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.
"Finalmente si da' un segnale che si puo' investire nel nostro
paese, con un progetto di grande profilo industriale. Nessun diritto e'
stato toccato o tagliato, ma ci sono anzi soldi in piu' in busta
paga per i lavoratori e la riqualificazione del sito di Mirafiori. Sono
certo che i lavoratori apprezzeranno l'accordo e la posizione
responsabile dei sindacati che hanno firmato. Ma faccio una appello alla
classe dirigente tutta, perche' sostenga ora le ragioni dell' accordo e
dell'investimento. Loro piu' di altri dovrebbero conoscere i vincoli
della globalizzazione e del mercato internazionale dell'auto".
La Cisl era già fiduciosa in mattinata che si potesse raggiungere
l'accordo tra Fiat e sindacati sullo stabilimento Mirafiori di Torino.
"Sono in attesa dell'evento stasera - aveva detto il segretario generale
della Cisl, Raffaele Bonanni, nella conferenza
stampa di fine d'anno - tutto congiura che l'evento vada bene e se va
bene noi esulteremo".
Bonanni aveva ribadito che la prima cosa di cui preoccuparsi dovesse
essere che l'investimento si faccia. "Sono atterrito - aveva detto a
proposito dei rischi che la trattativa non andasse in porto -
dall'inesistenza su queste questioni dei governi centrali e locali. Non
vorremmo essere nelle condizioni di metterci con una mano davanti e una
di dietro. Risolviamo questa questione come abbiamo fatto a Pomigliano.
Vogliamo garanzie per gli investimenti e per più salario".
La joint venture Fiat - Chrysler che ha dato vita alla nuova Mirafiori, prevede la modifica del sistema delle rappresentanze sindacali in fabbrica. Nella Newco, secondo quanto proposto da Fiat, saranno rappresentate solo quelle sigle sindacali che firmeranno l'accordo con l'azienda. Quindi potrebbero essere quindici, i rappresentanti per ogni sigla sindacale firmataria dell'accordo con il Lingotto, nelle Rsa, della newco di Mirafiori. Complessivamente allora sarebbero 60 le rappresentanze sindacali aziendali a Mirafiori, una volta firmato l'accordo con il Lingotto, perché, esclusa la Fiom, arroccata sulle sue posizioni, le altre quattro organizzazioni sindacali metalmeccaniche (Fim, Uilm, Fismic e Ugl) dovrebbero raccogliere 15 rappresentanti a testa. "Abbiamo chiesto venti giorni fa l'interruzione della trattativa, la Fiom ha sottovalutato le ragioni per cui l'abbiamo fatto, perché quando si fa riferimento o meno un contratto ne discendono anche i diritti sindacali. Abbiamo avviato lunedì scorso il tavolo con Federmeccanica proprio per sistemare la vicenda dell'auto dove ci stanno dentro anche i diritti sindacali - ha detto Bruno Vitali, segretario nazionale Fim, nel corso di una pausa della trattativa tra il Lingotto e i sindacati su Mirafiori -. Non vogliamo fermare l'investimento. Forse la Fiom si dimentica che ha disdettato lei il patto di solidarietà tra i metalmeccanici che per noi è parte integrante del patto interconfederale del '93. E quindi facendo venir meno questo pezzo dell'accordo sui diritti sindacali valuti lei per prima la questione. È ovvio che ora la palla si sposta sul tavolo delle confederazioni, ma il problema ce l'abbiamo adesso da discutere. Le confederazioni dovranno pensare come riformulare i diritti e la rappresentanza . Si dimentica la Fiom che il referendum è stato votato dal 95% di cui due su tre l'hanno approvato. Abbiamo il problema dell'investimento, c'è una legge. Dobbiamo stare dentro la legge". Inoltre, alla vigilia dell'incontro Vitali aveva fatto sapere che "se le nostre osservazioni saranno recepite dalla Fiat, siamo pronti a chiudere positivamente. Tocca a noi riprendere il filo del discorso perchè noi abbiamo chiesto l'interruzione della trattativa su tre punti: contratto, assenteismo e orari di lavoro. Oggi riprendiamo da lì, anche perchè nel frattempo ci sono stati contatti tra Confindustria e Fiat e si è avviato il tavolo settoriale con Federmeccanica, e tutto questo ha aiutato". Punta dritta alla meta la Fim che dichiara la sua disponibilità a chiudere il negoziato. "Chiederemo alla Fiat - sottolinea Vitali - di farsi carico delle nostre osservazioni. C'è ancora un pezzo vero di trattativa da fare, ma se queste saranno recepite, nonostante i tempi strettissimi, e se ci sarà buona volontà da parte dell'azienda, potremo concludere in modo positivo".
La Fim era tornata a ribadire la disponibilità formalizzando una richiesta di "incontro immediato" per riprendere la trattativa dopo l'interruzione del 3 dicembre. Un passo avanzato dopo le dichiarazioni dell'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, che aveva auspicato un accordo invitando "a non perdere l'occasione" e che si diceva pronto anche al referendum: "Se il 51% dice sì lo facciamo (l'investimento, ndr)". Convinte dell'importanza dell'intesa Fim e Uilm, la Fiom ha sempre mantenuto i distinguo, non volendo una replica dell'intesa per Pomigliano.
"Se tutti fanno un passo l'accordo si fa. E sarà un accordo che non riduce le tutele, semmai chiede qualche sacrificio al sindacato. E credo che il sindacato lo debba accettare nel bene dei lavoratori". Lo aveva detto Claudio Chiarle, segretario generale Fim Torino prima della ripresa della trattativa. "Siamo alle battute finali - ha aggiunto Chiarle - noi faremo l'accordo possibile, toccherà poi ai lavoratori darne la valutazione". E ancora: "Per i diritti del sindacato noi non possiamo buttare a mare l'investimento a Mirafiori, che significherebbe la lenta agonia e la morte di Torino - aggiunge Chiarle -. Non sono temi che colpiscono i diritti dei lavoratori. Bisogna individuare un percorso chiaro di recupero delle condizioni esistenti (sulla rappresentanza sindacale, ndr). C'è un segnale forte di cambiamento delle relazioni sindacali e industriali in questo Paese e su questo dobbiamo anche ragionare".
(23 dicembre 2010)