|
Ritorno alle corporazioni: Sacconi lancia la sua riforma
Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi non
ha dubbi: “L’attuale centralismo regolatorio di matrice pubblicista e
statualista riflette assetti di produzione propri della vecchia
economia”. Dunque si cambia. “Al lavoro stabile e per una intera
carriera – spiega il ministro – si contrappongono oggi sempre più
frequenti transizioni occupazionali e professionali che richiedono
tutele più adeguate”. Al posto dello Statuto dei Lavoratori dei socialisti Giacomo Brodolini e Gino Giugni arriva il nuovo Statuto dei Lavori dell’ex socialista Sacconi. Il principio fondamentale, scritto nell’articolo 1 del testo proposto, indica che la nuova legge è fatta “al fine di incoraggiare una maggiore propensione ad assumere e un migliore adattamento tra le esigenze del lavoro e quelle dell’impresa”. Sacconi punta a sfoltire almeno del 50 per cento le
oltre mille leggi che pesano sul mercato del lavoro. Ma accanto
all’obiettivo della semplificazione c’è quello di un mercato del lavoro
sempre più libero. Per il quale Sacconi non cerca però ispirazione nel
liberismo classico, dove i soggetti del mercato, anche del lavoro, sono
gli individui, e le loro azioni sono regolate dalla legge. Non perché ci sia un’ispirazione autoritaria o antidemocratica nella proposta di Sacconi. Il punto è proprio che in essa torna con prepotenza quell’ideologia corporativa che non è esclusiva del fascismo, ma è anzi considerata dagli storici una costante della società italiana, con radici nella stessa dottrina sociale della Chiesa e ampie penetrazioni in quasi tutti gli schieramenti politici da almeno un secolo. L’idea di una consonanza di interessi tra imprese e lavoratori, con la conseguente opportunità di una gestione coordinata e armonica degli interessi in potenziale conflitto che sfocia storicamente in pratiche consociative, è considerata la causa principale del deficit di liberismo che affligge il sistema italiano. In pratica, si legge nel testo di legge presentato ieri da Sacconi nel corso di una conferenza stampa, gli unici diritti universali e indisponibili del lavoratore, garantiti dalla legge, rimarranno quelli scritti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Si tratta per esempio del divieto di schiavitù e di tratta degli esseri umani, del diritto di sciopero e del diritto al giorno di riposo settimanale, oltre che alla parità tra uomini e donne e del divieto del lavoro minorile. A tutti gli altri principi stabiliti dall’attuale legislazione italiana si potrà, con lo Statuto dei Lavori, derogare. Per la precisione il testo predisposto da Sacconi prevede la “possibilità per la contrattazione collettiva di una loro modulazione e promozione nei settori, nelle aziende e nei territori, anche in deroga alle norme di legge, valorizzando il ruolo e le funzioni degli organismi bilaterali”. Gli organismi bilaterali, che, con il potere loro conferito dalla legge di derogare la legge, sono concettualmente una riedizione della Camera delle Corporazioni: le parti sociali, datori di lavoro e sindacati, di fatto legiferano sul mercato del lavoro. Il progetto di Sacconi indica anche gli indici che questa
contrattazione/normazione dovrà seguire: “andamento economico della
impresa, del territorio o del settore di riferimento”; “caratteristica e
tipologia del datore di lavoro”; “caratteristiche del lavoratore con
specifico riferimento alla anzianità continuativa di servizio, alla
professionalità o alla appartenenza a gruppi svantaggiati”; modalità di
esecuzione della attività lavorativa autonoma e coordinata con un solo
committente”; “finalità del contratto con riferimento alla valenza
formativa o di inserimento al lavoro”. Sarà cancellato? “Non dipende da me, decidono le parti – ha risposto il ministro – Sapete bene che non rientra tra i diritti fondamentali, tanto che non viene applicato a tutti i lavoratori”. La
mossa di Sacconi, proprio nelle ore in cui il governo sembra sul punto
di cadere, ha provocato una dura reazione della Cgil. “Un governo di
fatto senza più maggioranza – ha detto il segretario confederale Fulvio Fammoni – presenta una proposta di cancellazione dello Statuto dei
diritti dei lavoratori. Si propone una concezione di impresa svincolata
da obblighi sociali e di lavoro sempre meno considerato come valore e
sempre più inteso come mero fattore della produzione. C’è un unico
evidente motivo: tentare di far saltare il tavolo di confronto tra le
parti sociali, introducendo elementi di divisione”. |
|
|