di Fabio Sebastiani su Liberazione – 10 - 11 - 2010
«Grave e inaccettabile
perché profila una cancellazione dei diritti dei
lavoratori». Bolla così, il leader della Fiom,
Maurizio Landini, la proposta di Maurizio Sacconi per
un tavolo sullo “Statuto dei lavori”. Vista dalla sede
della “Flm” (Fim, Fiom e Uilm) di corso Trieste a
Roma, dove la Fiom ieri ha convocato una conferenza
stampa per illustrare il documento conclusivo
dell’infuocato Comitato centrale di luned’ sera,
l’uscita del ministro del Lavoro è solo l’ultima
istantanea di un percorso verso il nuovo patto
sociale. Patto sociale che i metalmeccanici della Cgil
rispediscono al mittente già nel “metodo”, visto che,
almeno in Cgil, nessuno ha dato il mandato a nessuno
per trattare. Un punto già sollevato da Gianni
Rinaldini al Comitato direttivo della Cgil, che non ha
appassionato più di tanto l’uditorio. Il merito è
ancora da decidere, ovviamente. Ma Landini e i suoi
hanno accumulato già abbastanza esperienza dal 2000 ad
oggi a suon di accordi separati. Sergio Marchionne,
poi, ha finito col metterci del suo con la vicenda di
Pomigliano. Ora scenario è più chiaro: attacco ai
diritti, svuotamento del contratto nazionale, e
derogabilità delle norme. La Fiom, forte della grande
manifestazione del 16 ottobre, «che indica l’esistenza
di un vasto dissenso sociale alle politiche del
Governo e della Confindustria», prova ad andare dritta
per la sua strada. Una strada che incrocia sicuramente
il 27 novembre della Cgil, ne rafforza l’azione
(sciopero di due ore contro il Collegato lavoro), ma
traguarda anche altre scadenze, a partire
dall’assemblea nazionale dei delegati e delle delegate
in programma per il 3 e 4 febbraio. Senza tralasciare
anche di convocare entro gennaio 2011 un’assemblea
delle delegate e dei delegati migranti «per una
discussione complessiva su come far vivere tale tema
nella discussione e nella pratica della Fiom».
Un rilancio a trecentosessanta gradi, quindi, di
quella che ormai può essere chiamata la sua
“piattaforma sociale”. Da una parte, infatti, c’è
l’esigenza di riconquistare il contratto nazionale
scippato dalla Federmeccanica; dall’altra, la
valorizzazione di tutti quei soggetti, a partire dai
migranti e dai precari, che in questa fase stanno
realmente pagando i “costi della crisi”. Intanto, la
Fiom il 17 novembre sarà con gli studenti, il giorno
dopo nella mobilitazione dei migranti promossa dalla
Cgil e, infine, il 4 dicembre con i movimenti
dell’acqua. «La riunificazione del mondo del lavoro
pone la necessità di assumere – si legge nel documento
conclusivo approvato dal Comitato centrale – quale
evoluzione dell’attuale sistema di relazioni sindacali
la realizzazione del Contratto dell’industria».
Parallelamente, parte la campagna “Io sto con la
Fiom”, ovvero una vera e propria azione straordinaria
di sindacalizzazione il cui obiettivo è non solo
quello di raccogliere altri iscritti e di rinnovare le
deleghe ma di presentare una immagine diversa del
sindacato stesso.
L’opposizione interna è scatenata. A Fausto Durante
non va giù l’invito rivolto alla Cgil a disertare il
tavolo sul patto sociale. «È sbagliato chiedere alla
Cgil di sospendere il negoziato con Confindustria
perchè con una maggioranza politica allo sbando e con
segnali di ripensamento su scelte del passato che
arrivano da Confindustria, ma anche da Cisl e Uil
sarebbe irresponsabile non cercare tutti i possibili
punti di contratto e convergenza che servono per
migliorare la situazione economica». L’accusa di
Durante va oltre e investe la “gestione interna”,«perchè
c’è un’evidente volontà di non affrontare i nodi
politici in discussione, di non riconoscere il
Comitato Centrale come luogo di confronto e di voler
archiviare in modo frettoloso e sbrigativo un punto su
cui c’era dissenso».
Un attacco esplicito al sindacato di Maurizio Landini
è arrivato ieri anche dalla neosegretaria della Cgil
Susanna Camusso. «Credo che la Fiom sottovaluti una
contingenza nella quale si sono aperte delle
possibilità di discussione con il sistema delle
imprese» ha detto a margine di un’assemblea dei
delegati Cgil a Bologna. «Le imprese – ha spiegato –
avevano immaginato che il Governo avrebbe dato loro le
risposte necessarie, man mano si sono disamorate di
un’assenza di risposte». Camusso, dopo aver ricordato
che sono già stati raggiunti accordi su ammortizzatori
sociali, innovazione e ricerca, Mezzogiorno e
semplificazione, ha detto che restano aperti i tre su
fisco, federalismo e produttività, e ha invitato a
riconoscere «i risultati che vengono dall’aver chiesto
tenacemente in questi due anni che ci dessero delle
risposte». Ovviamente, ha spiegato, ci sono cose «che
il sistema delle imprese sostiene e che noi non
condividiamo e su questo non ci sarà accordo», ma «non
si può pensare che siccome abbiamo avuto e abbiamo
delle rotture, le rotture rimarranno sempre l’unico
punto di riferimento».