Chi sarà il
principale beneficiario della riforma delle pensioni francesi?
di Daniele
Zaccaria
Chi sarà il principale beneficiario della riforma delle pensioni
francesi?
Quesito dalle suggestioni dietrologiche certo; se non fosse che la
risposta appare inequivoca e tutt'altro che vaga: stiamo parlando di
Guillaume Sarkozy, fratello minore del presidente Nicolas. Non è un
insinuazione dei soliti media gauchisti ostili per principio alle
politiche dell'Eliseo, ma una constatazione elementare per chiunque abbia
una minima confidenza con gli organigrammi del capitalismo transalpino.
Il piccolo Sarko è infatti l'amministratore delegato del gruppo Malakoff
Médéric, il più importante del Paese nella gestione della protezione
sociale complementare (pensioni e assicurazioni private), anche se non
molto noto al grande pubblico. All'interno del gruppo Guillaume ha creato
una società di fondi pensione ad hoc chiamata "Sevriena", specializzata
nella conversione della previdenza pubblica verso il sistema contributivo.
Come scrive il sito investigativo Mediapart, autentico spauracchio per la
cerchia di potere sarkozista, «il fatto che il fratellino del presidente
trarrà un enorme beneficio dalla riforma non è una coincidenza, ma una
precisa strategia concertata in famiglia: uno ha il compito di demolire il
sistema pensionistico pubblico, l'altro quello di porre le basi per la sua
capitalizzazione». Un osservatore italiano, ormai assuefatto da 15 anni di
berlusconismo, potrebbe anche non stupirsi di fronte a questo gigantesco
conflitto d'interessi; per i lavoratori francesi, prime e uniche vittime
della riforma pensionistica, una simile commistione di privilegi familiari
è un fatto inaccettabile, se non addirittura osceno.
La posta in gioco dell'intera operazione è d'altra parte elevatissima;
stiamo parlando una cifra di affari che oscilla tra i 40 e i 100 miliardi
di euro da realizzare da qui al 2020. Sottraendo, attraverso il varo della
riforma, preziose risorse al welfare previdenziale, Sevriena «sarà uno
strumento formidabile per strangolare le finanze del sistema per
ripartizione e preparare l'esplosione dei grandi fondi privati che fino ad
ora non hanno riscosso un grande successo tra i lavoratori francesi»,
conclude Mediapart, ricordando che il primo fondo pensionistico privato fu
introdotto nel 1994 dall'ultraliberista Alain Madelin che all'epoca era
ministro dell'economia del governo Balladur.
Una vita per gli affari quella del fortunato Guillaume. Dalle pagatissime
consulenze per il ministero dell'Interno nei primi anni 70, all'entrata
nel consiglio di amministrazione di Ibm France, dalla presidenza degli
imprenditori tessili, alla vicedirezione del Medef (la Confindustria
francese) che abbandonerà nel 2006 proprio per entrare nell'ambito bureau
della Malakoff Médéric.
Va da sé che questa cavalcata nelle alte sfere della finanza d'oltralpe è
stata parallella all'irresistibile ascesa di Nicolas; un rapporto
direttamente proporzionale: più aumentava l'influenza politica del primo,
più si espandeva il conto bancario dell'altro. Non è un caso che la
nascita di Sevriena (che sarà operativa a partire dai primi mesi del 2011)
sia avvenuta proprio nelle settimane in cui governo ha lanciato il suo
progetto di riforma che ha, tra suoi obiettivi principali, il
rafforzamento del regime contributivo. «Vogliamo fare in modo che le
pensioni contributive e le assicurazioni private non siano più un tabù ma
una grande occasione per la Francia», spiegava il deputato dell'Ump (il
partito neogollista fondato da Sarkozy) Arnaud Robinet durante il primo
dibattito parlamentare del testo.
Come fa notare il settimanale Politis, si tratta di una zelante risposta
alle pressioni esercitate dall'attuale presidente del Medef Laurence
Parisot, la quale lo scorso mese di luglio aveva chiesto pubblicamente al
governo «la creazione di un dispositivo che incentivi la capitalizzazione
del sistema pensionistico nazionale».
In questo ambizioso progetto una parte di primo piano spetta alle grandi
banche che già si leccano i baffi, in particolare il colosso Bnp Paribas
(il più interessato all'introduzione dei fondi privati), al quale il
presidente lo scorso anno ha generosamente elargito 5,5 miliardi di euro
come "aiutino" di Stato per fronteggiare i nefasti effetti della crisi
finanziaria globale.
Se la contestatissima riforma riuscirà a passare indenne le forche caudine
della contestazione di piazza e della debole opposizione parlamentare, la
demolizione della previdenza pubblica rischia di compiersi in modo
definitivo. Per il giubilo di banchieri, assicuratori e, soprattutto, di
Guillaume Sarkozy, l'amato fratello del presidente.
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