Contro “una legge sbagliata e pericolosa, oltre ad essere
palesemente incostituzionale” la CGIL ha promosso oggi un presidio
davanti a Montecitorio. Al centro della protesta del sindacato di
Corso d’Italia c’è il ‘collegato lavoro’ da oggi in votazione alla
Camera, alla sua settima lettura, dopo aver incassato il via libera
del Senato lo scorso 29 settembre. Il testo ha subito modifiche nel
corso dell’esame a palazzo Madama ma che, secondo il Segretario
Confederale Fulvio Fammoni, “non rispondono ai rilievi mossi dal
Capo dello Stato quando ha rimandato a marzo la legge alle Camere”.
Per questo, ribadisce il dirigente sindacale, “il ddl lavoro è una
delle leggi più sbagliate e pericolose di questa legislatura perché
sovverte il diritto del lavoro italiano, nato per difendere i più
deboli”.
Diversi
i ‘punti critici’ contenuti nel disegno di legge: “dalla
certificazione in deroga ai contratti collettivi nazionali e i vincoli
al ruolo del giudice del lavoro - elenca Fammoni -, all’arbitrato e la
clausola compromissoria da firmare all’atto dell’assunzione per
impedire la possibilità di ricorre a un giudice in caso di
controversie”. Inoltre, aggiunge, “l’arbitro che sostituirà il giudice
emetterà sentenza ‘secondo equità’ anche in deroga alle leggi e ai
contratti nazionali”. Elementi, insomma, che per la CGIL hanno
“evidenti profili di incostituzionalità”.
Ma non
solo, il ddl contiene l’introduzione dell’apprendistato a 15
anni “che abbassa l’obbligo scolastico e la soglia del lavoro
minorile” e recupera “la delega sugli ammortizzatori sociali, prevista
dal protocollo sul welfare del 2007, per approvare una legge però
diversa da quello spirito scavalcando il Parlamento”. Motivi per i
quali dopo il via libera definitivo la CGIL promuoverà una capillare
campagna di informazione ai lavoratori perché “sappiano come
difendersi dalle nuove norme”. In più, conclude Fammoni, “oltre al
ricorso alla Consulta stiamo lavorando ad un documento per illustrare
i profili di incostituzionalità del testo insieme al lancio di un
appello per contrastare il ddl con firme di magistrati,
costituzionalisti ed esperti del settore”.