Patto sociale: CGIL, prima prova di dialogo chiusa positivamente

Parti sociali e Confindustria, trovato accordo su richieste comuni a governo per ammortizzatori sociali e rapporto mobilità e pensionamenti. Epifani, lavorare speditamente per risultati condivisi. Il neo ministro dello sviluppo economico dovrà affrontare e risolvere i 140 tavoli di crisi, necessarie politiche industriali.

 05/10/2010 - Dal sito della Cgil

Una prima prova di dialogo tra le Parti Sociali e Confindustria sui temi della crisi, dello sviluppo e della competitività, si è concluso ieri in serata, nella sede del ABI  (Associazione Bancaria Italiana) a Roma, con un giudizio positivo da parte della CGIL. “Un tavolo” ha commentato il Segretario Generale della CGIL, Guglielmo Epifani, che “dovrà lavorare speditamente, anche al ritmo di un incontro a settimana, per arrivare a risultati condivisi, per offrire al Paese un punto di merito da cui ripartire e risposte a problemi che finora non le hanno trovate” soprattutto per lavoratori e imprese.

La proroga degli ammortizzatori sociali e l'intervento sul rapporto tra mobilità e pensionamenti, per evitare ad oltre 100mila lavoratori il rischio di trovarsi senza le adeguate tutele, sono gli argomenti su cui, durante la discussione, si è raggiunta un'intesa per avanzare, in maniera condivisa, richieste al governo. Ma c'è accordo anche per lavorare su una riforma fiscale, sui temi dell'innovazione e della ricerca, sui fondi 'da spendere bene' per il Mezzogiorno e la detassazione dei salari di produttività. “Temi - ha detti Epifani - che abbiamo deciso di affrontare insieme come terreno per un confronto che porti a posizioni comuni”.

Inoltre, la giornata di ieri è stata segnata dalla fine dell'interim del presidente del consiglio sul Vicastero allo Sviluppo Economico. Ora, il neo ministro, Paolo Romani, spiega il leader della CGIL, dovrà “affrontare e risolvere i 140 tavoli di crisi aperti, da Termini Imerese a Vinyls, da Fincantieri a Merloni”. “Un ministro - ha concluso Epifani - è importante ma ancora di più è importante una politica industriale”.