La firma della Cgil e addio allo Statuto30 settembre 2010 - Manifesto SACCONI «Sostituiamo la legge del '70» ROMA. Il tavolo del 4 ottobre tra sindacati e Confindustria si annuncia ancora più «ricco» del previsto: oltre ai contratti, e al famoso «tagliando» all'accordo separato che la Confindustria chiede alla Cgil, nuova carne al fuoco viene messa dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Un anticipo, Sacconi lo aveva dato già sabato scorso, al convegno degli industriali di Genova: aveva avanzato la richiesta alle parti sociali di siglare un avviso comune per lo Statuto dei lavori (il testo che dovrebbe abbattere e seppellire lo Statuto dei lavoratori del '70), in modo da velocizzarne l'iter legislativo. Ieri il ministro ha inviato una lunga lettera a tutti i partecipanti al negoziato, per sollecitare l'intesa. Sacconi cita come cardine del proprio discorso il Piano triennale del lavoro da lui stesso elaborato, e dice di confidare che esso «possa rappresentare un punto di riferimento per i lavori» delle parti sociali. Riassume dunque i punti che vorrebbe fossero affrontati da sindacati e industriali. Uno dei nodi più importanti su cui Sacconi chiede un accordo tra le parti riguarda - come scrive nella lettera - «l'individuazione, in relazione alla produzione di un Testo Unico del lavoro di carattere innovativo, denominato "Statuto dei lavori", di semplificazioni, abrogazioni e ri-regolazioni, nonché la definizione di una area normativa derogabile dalle parti sulla base di intese o accordi collettivi». Il risultato politico più importante del ministro, ovviamente, sarebbe avere anche la firma della Cgil in calce allo Statuto. Sacconi non dispera, e se i suoi rapporti con la Cgil sono sempre stati molto difficili, a tratti tesi - avendola accusata in passato di essere in preda a pregiudizi ideologici - ieri ha tenuto a distinguere tra l'intera confederazione guidata da Guglielmo Epifani e la Fiom, unica «rea» a suo parere, della divisione tra i sindacati: «Ci sono difficoltà per coinvolgere la Cgil, ma questo non significa perderla», ha spiegato ai giornalisti nel corso del convegno «La persona prima di tutto», organizzato dalla Uil e dalla Fondazione Craxi. «La Cgil - ha sottolineato poi il ministro - ha una pragmatica disponibilità a cercare intese e compromessi in tutte le categorie, tranne una» (ovviamente la Fiom), «che ha una resistenza fondata sull'idea che non può esserci nessun avversario a sinistra». Infine il riconoscimento alle storiche «avversarie» del sindacato di Epifani: «La premessa per il dialogo con Confindustria è che la Cgil si accinga a compromettersi con Cisl e Uil». Insomma, tutti attendono la Cgil al «varco» del 4 ottobre, e questa volta le aspettative - soprattutto dopo l'«armonia» registrata a Genova con gli industriali - sono parecchio alte, tanto che il ministro del Lavoro si permette pure di rilanciare. E chiede praticamente al sindacato di cestinare lo Statuto dei lavoratori. Nella lettera, Sacconi riprende poi altri suoi cavalli di battaglia: gli enti bilaterali che gestiscono collocamento e ammortizzatori sociali; gli orari flessibili e il collegamento salari/produttività. Dall'altro lato, anche la Confindustria aveva detto la sua su possibili nuove regole del mercato del lavoro, che potrebbero far parte di un più generale «Patto sociale»: in particolare, Alberto Bombassei aveva chiesto la rinuncia alle cosiddette «causali», generiche o specifiche che siano, dai contratti a termine. Si genererebbe, in questo modo, una totale liberalizzazione di questo istituto: a fronte, gli industriali offrono maggiori garanzie rispetto alla durata (dopo 36 mesi potrebbe scattare un diritto all'assunzione, ma su questo punto sono stati vaghi; oltretutto nessuno impedisce all'impresa di licenziare il lavoratore giusto prima dei 36 mesi); inoltre, c'è la generica disponibilità a fare a meno dei contratti a progetto (va ricordato però che è una tipologia poco utilizzata nel sistema Confindustria, essendo ben più presente nei servizi, nei media, nel sociale). Questo dei contratti a termine potrebbe rappresentare un nuovo motivo di frizione con la Cgil, fino a oggi abbastanza gelosa delle causali, garantite non solo dalla legge ma anche dai contratti. Certo, bisogna anche capire come si disporrà il sindacato con l'arrivo della nuova dirigenza, che eleggerà a inizio novembre. Antonio Sciotto - il manifesto
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