RINALDINI «I padroni vogliono tutto» La Cgil di fronte al «bivio-Marchionne» - di Loris CampettiManifesto- sabato 11 settembre 2010 È impensabile un'intervista a Gianni Rinaldini che non abbia al centro la Fiom, e la Fiat. Non è sufficiente passare il testimone di segretario per cambiare l'agenda e le passioni. Ma anche a voler parlare, come si diceva una volta, di fase politica e nostri compiti, non si può eludere il conflitto scatenato dalla rivoluzione - o restaurazione? - delle relazioni sindacali imposta da Sergio Marchionne.Nel difficile confronto che la Fiom sta sostenendo alla Fiat il rischio più grande è l'isolamento. Cosa pensi del silenzio, quando va bene, dell'opposizione politica su Pomigliano, Melfi, sulla cancellazione del contratto? Il Pd non sembra in grado di reggere la divisione sindacale.È evidente che, a partire dal Pd, c'è un'incapacità a prendere posizione su qualsiasi cosa. Ed emerge una diffusa subalternità alla Fiat che arriva al punto di far digerire persino la cancellazione del contratto nazionale conquistato grazie alle lotte dei lavoratori. Una cancellazione che è il prodotto degli accordi seperati. Sta passando un nuovo sistema di regole, per aggiunta neutralizzabile con le deroghe, senza che quest'impianto venga sottoposto al voto delle persone interessate. Chi si oppone a Berlusconi trova difficoltoso pronunciarsi sul superamento del diritto del lavoro, e questo la dice lunga sulla crisi delle forze democratiche. Sapendo di mentire, dicevano che il ribaltamento della democrazia a Pomigliano, con il diktat Fiat «o il lavoro o i diritti» sarebbe rimasto un caso isolato. Oggi è difficile negare che la Fiat voglia estendere d'ufficio il modello Pomigliano a tutti gli stabilimenti e per questo, oltre alle deroghe contrattuali promesse da Federmeccanica con il sostegno e la disdetta del contratto unitario da parte di Fim e Uilm, Marchionne pretende anche deroghe specifiche per sé.Ti sembra che la Cgil abbia un ruolo attivo e di sostegno nella partita che sta giocando la Fiom?Il virulento assalto contro la Fiom è un aspetto del quadro generale in cui ci sono una Finanziaria che umilia la Cgil e l'atteso collegato sul lavoro di Sacconi con un avviso comune con Cisl e Uil. Mentre la Cgil auspicava un piano del lavoro si sono messi in tasca il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego e la strage dei precari, a partire dalla scuola. E la Fiat detta a tutti le sue regole: vuole affermare un rapporto diretto tra mercato e condizioni lavorative, con le imprese trasformate in macchine da guerra. Basta con il conflitto tra padroni e operai, l'unico conflitto è quello tra imprese senza più la mediazione sociale e dunque il ruolo contrattuale del sindacato. La pretesa abolizione del diritto di sciopero è la conseguenza del fatto che l'azienda deve poter decidere tutto unilateralmente, ritmi, cadenze, condizioni non negoziabili su cui pretende la firma dei sindacati trasformati in garanti nei confronti dei lavoratori. Il conflitto sociale è ridotto a fatto eversivo. Se è questo lo scenario, dalla Cgil mi aspetto un giudizio netto, sulla Confindustria e su Marchionne. Non è in gioco solo la Fiom con i metalmeccanici ma l'insieme delle relazioni sociali e delle regole democratiche.Chiedi lo sciopero generale?Ci sono tutte le condizioni per un'iniziativa forte, di lotta, della Cgil. Vedremo cosa uscirà dal direttivo della prossima settimana in cui si discuterà anche del meccanismo per l'elezione della persona che prenderà il posto di Guglielmo Epifani. Devo dire che stiamo assistendo, per la prima volta nella nostra storia, a un'elezione mediatica del nuovo, anzi della nuova segretaria. La Cgil deve prendere atto che la situazione è cambiata, anzi è precipitata dal Congresso, quindi anche le politiche vanno riviste. È in atto un'operazione che, insieme alla precarizzazione di massa, punta alla distruzione del ruolo storico della Cgil, e noi che diciamo? Sostenere il «patto sociale» o «di solidarietà» è parlar d'altro. Serve un sindacato che scelga di muoversi su un terreno rivendicativo, non concertativo e si batta per la definizione di regole e leggi realmente democratiche che consentano di certificare la rappresentanza dei sindacati e restituisca, finalmente, la parola ai lavoratori che devono poter decidere sugli accordi e i contratti che riguardano la loro vita e il loro lavoro. L'assenza di regole nel lavoro ha qualcosa a che fare con la torsione delle regole democratiche e l'assalto alla Costituzione. La Fiom sta facendo la sua parte, con la grande manifestazione del 16 ottobre che riguarda tutti. Anche la Cgil deve fare le sue scelte. Il modello sociale di Marchionne rimanda all'esperienza Usa.Siamo alla beffa: gli Usa sono capofila di questa crisi mondiale distruttiva. La crisi delle big three dell'auto, senza la tutela del contratto nazionale e senza welfare, è stata devastante per i lavoratori. Nelle 3 realtà in cui il sindacato è presente i lavoratori hanno sanità e previdenza, e sappiamo quali prezzi hanno pagato, per esempio alla Chrysler. In tutte le altre realtà non hanno nulla e nulla hanno salvato. |
|
|