Più che di modelli, è questione di numeri: nel decennio pre-crisi,
ossia fra il 1997 e il 2007, il nostro costo del lavoro per unità di
prodotto è salito di circa 20 punti, mentre la Germania lo ha
ridotto di quasi 10. Un divario ulteriormente aumentato con la
crisi. «È un problema che deriva principalmente dalla bassa crescita
della produttività in Italia e che riguarda non solo i fattori che
si trovano all'interno delle aziende ma anche molti aspetti del
sistema paese», dice Giampaolo Galli, direttore generale di
Confindustria.
Proprio Confindustria ha chiesto al governo di convocare le
parti sociali su crescita e produttività. Pesano più i fattori
interni o quelli esterni all'azienda?
Incidono entrambi. Nella maggioranza delle nostre piccole e medie
aziende pesano forse di più i fattori esterni. Nelle grandi aziende
sono spesso molto rilevanti i problemi interni legati a relazioni
industriali ancora conflittuali.
Fra i fattori esterni, quali mette ai primi posti?
Innanzitutto il combinato disposto di un apparato normativo opaco e
sovrabbondante e di una Pa inefficiente. Questo rallenta la
realizzazione di nuovi investimenti e ostacola lo spostamento dei
fattori produttivi dai settori in declino a quelli in espansione.
Inoltre il nostro sistema della ricerca pubblica è troppo debole,
salvo alcune punte di eccellenza, e ciò rallenta l'innovazione che è
un elemento centrale per accrescere la produttività. Altri fattori
che frenano gli investimenti, italiani e stranieri, sono un fisco
pesante e complicato, l'elevato costo dell'energia, le carenze delle
infrastrutture.
Per questo l'Italia cresce meno?
L'economia cresce quando le piccole imprese diventano grandi e i
fattori produttivi si spostano da settori in declino a quelli in
espansione. Il nostro sistema scoraggia tutto questo.
La vicenda Fiat ha reso ineludibile la questione di una
maggiore produttività in azienda.
Non c'è dubbio. Occorre affrontare anche il tema dei fattori
interni, ossia dell'organizzazione del lavoro. Occorre più
flessibilità, un migliore utilizzo degli impianti, una crescente
quota della remunerazione legata al merito e al risultato