Dio va preferito al posto fisso. E’ l’ultima boutade
teologica di Benedetto XVI, molto commentata in questi giorni (v.
Cecilia M. Calamani,
Il Vangelo batte il posto fisso, parola di Ratzinger, “Cronache
laiche”). Detto da uno per cui Dio e posto fisso coincidono, anzi
il primo genera il secondo, si puň capire. E poi, diciamocelo, fra Dio
e il posto fisso il primo č piů facile da trovare.
Uno spot plurisecolare
Ma ancora piů istruttivo č il passo successivo del discorso, dove
Ratzinger spiega che quando i popoli ascoltano Dio “si costruisce la
civiltŕ dell’amore, ciascuno viene rispettato nella sua dignitŕ,
cresce la comunione, con i frutti che essa porta” mentre quando Dio
viene emarginato “prevalgono gli egoismi, le divisioni nelle famiglie,
l’odio”.
Contrariamente a quel che si puň credere, questa non č un’idea
strampalata di Benedetto XVI ma un leit motiv della
propaganda papale. Giovanni Paolo II, ad esempio, sostiene che “la
negazione di Dio priva la persona del suo fondamento e, di
conseguenza, induce a riorganizzare l’ordine sociale prescindendo
dalla dignitŕ e responsabilitŕ della persona” (Centesimus annus).
Forse pensava al proverbiale rispetto per la dignitŕ umana che c’era
invece nella societŕ cristiana dei servi della gleba e dei
vescovi-conti.
In quei tempi, incalza Leone XIII, “la filosofia del Vangelo governava
la societŕ”, che “trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili, la
memoria dei quali dura e durerŕ” (Immortale Dei). Di quella
splendida “civiltŕ dell’amore” ricordiamo, infatti, i venti milioni di
morti delle crociate, le centinaia di migliaia di eretici bruciati,
gli innumerevoli massacri di streghe o contadini, le carestie e le
pestilenze, la tratta degli schiavi, il genocidio dei nativi
d’America, solo per fare qualche esempio.
I frutti dell’amor di Dio secondo Pio XII
Anche Pio XII spiega come la fede in Dio sia fonte di grazie senza
pari. Alla Spagna ad esempio ha portato, ebbe a dire nel 1939, il dono
del franchismo (“Con immensa consolazione ci rivolgiamo a voi, figli
carissimi della cattolica Spagna, per esprimervi le paterne
congratulazioni per il dono della pace e della vittoria con cui Dio si
č degnato coronare l’eroismo cristiano”). Il distacco da Dio č invece
per Pio XII fra le cause della II guerra mondiale, che gli dŕ perň
motivi di consolazione. “Le angustie del presente”, afferma l’augusto
pontefice, “sono un’apologia del cristianesimo… Dal gigantesco vortice
di errori e movimenti anticristiani sono maturati frutti tanto amari
da costituire una condanna, la cui efficacia supera ogni confutazione
teorica.” E se, con un soprassalto, Pio XII si rammenta che pure nel
medioevo cristiano “non mancarono dissidi, sconvolgimenti, guerre”,
aggiunge che, in quei tempi beati, era viva peraltro la “coscienza del
giusto e dell’ingiusto …che agevola le intese…e lascia aperta la via a
una onesta composizione”. Allora, in effetti, si riuscě a “comporre”
la guerra fra i cristianissimi regni di Francia e d’Inghilterra in
appena cento anni.
Di fronte a queste propagandistiche corbellerie snocciolate con
sprezzo del ridicolo, e della storia, un secolo via l’altro, viene da
chiedersi se i papi sono molto ignoranti o molto bugiardi. Ma viene da
chiedersi soprattutto perché tanti intellettuali cattolici, che sanno
leggere e far di conto, non spiegano ai fratelli, magari in un libro,
le molte “balle pontificie” una per una, anziché lasciare che l’albero
della fede seguiti ad essere concimato dall’ignoranza e dalla
menzogna. O pensano anche loro che per tenerlo in vita č l’unico
concime utilizzabile?