Il Presidente della Repubblica ed il Governatore
della Banca d'Italia sono intervenuti in diverse occasioni per
suggerire all'Italia il modello della Germania che è diventata una
locomotiva non solo per l'Europa ma per il mondo. La Germania cresce
con il passo sicuro del maratoneta che sa di dover fare tanto cammino,
non ha sprints di accelerazione particolari ma procede possente e
sicuro per la sua strada.
I pennivendoli dell'economicismo della destra italiana ed anche lo
stesso giornale della Confindustria tendono a ridurre lo stacco tra
Italia e Germania ad una questione di produttività e di competitività.
La ricetta che ne consegue è facile facile: facciamo la Fabbrica
Italia, cambiamo dalle fondamenta i rapporti di lavoro,
decontrattualizziamo. Riduciamo la spesa pubblica magari licenziando
duecentomila professori, privatizziamo la terra il cielo ed ora il
mare (tirrenia), riduciamo quasi ad una elemosina da quarto mondo le
pensioni, abbassiamo tutte le prestazioni di welfare e così facendo
prendiamo la ricorsa per avvicinarci alla Germania.
Questa ricetta adoperata da quasi un ventennio è proprio la causa che
ci ha ridotto in rovina.
Oggi l'Italia appare un paese con "eccellenze" retributive e rendite
mostruose ed inaccettabili che sovrastano una palude di infelici a
redditi bassi. Lo Stato è aggredito da nugoli di cavallette,
imprenditori o pseudo tali, che hanno scoperto il business delle
privatizzazioni ed è appesantito da oneri derivanti dal costo delle
oligarchie politiche. Pensate quanto costa da sola la Nomenclatura
della Lega costituita da migliaia e migliaia di amministratori tutti
stipendiati dai contribuenti. Quanto costano i 350 Sindaci ed
amministratori della Lega? Unite a questo segmento di spesa il costo
di tutti gli altri partiti e avremo una cifra pari a quasi duecento
miliardi di euro annui.
Vorrei elencare alcuni punti di differenza tra Italia e Germania:
1) Il Governo tedesco amministra tenendo conto degli interessi
generali della nazione. Non è lardellato da Cricche che sequestrano
per se e per i loro amici gli appalti. Un fenomeno Bertolaso che
amministra negli anni qualcosa come dieci miliardi di euro sottratti
al controllo della Corte dei Conti non sarebbe pensabile. Il Governo
tedesco, pur essendo di destra, non ha inciso profondamente nel
welfare delle classi lavoratrici. Lo ha garantito seppur
ridimensionandolo rispetto a quello dei governi socialdemocratici.
2) l'opposizione. La socialdemocrazia tedesca, erede di una grande
cultura socialista ed umanitaria che ha impregnato di sè lo Stato e
l'Europa non rincorre e non adula l'elettorato di Angela Merkel. Non
si sbraca rispetto gli interessi della destra economica. Per quanto
abbia attenuato il suo programma che non è più neppure quello di Bad
Godesberg conserva la sua identità ed il riferimento
alle classi popolari. La scissione che ha subito le è stata salutare
dal momento che ogni suo spostamento a destra farebbe guadagnare
consensi alla Linke. In Italia il PD insegue il peggio delle voglie
della destra, aspira a rappresentarla, ha posato i lavoratori,
condiziona negativamente la CGIL, attacca la Fiom., si schiera con
Marchionne......
3) La Confindustria. Gli industriali tedeschi non sono nell'anticamera
del governo a piagnucolare ed a chiedere soldi, soldi, soldi (quelli
buoni diceva in una occasione la Marcegaglia). Hanno un rapporto con
governo e sindacati "corretto". Non hanno chiesto ed ottenuto favori
come quello della Maddalena. Hanno puntato molto sulla qualità e sulla
solidità dei loro prodotti. Il prodotto tedesco è accurato, ben fatto,
curatissimo nei particolari. Magari meno fantasioso del nostro ma più
resistente e più conveniente.
4) I sindacati. I sindacati tedeschi da quasi cinquanta anni praticano
la politica della codecisione. Gli scioperi sono rari ma non perchè il
sindacato è inetto o venduto ma perchè gestisce contratti tra i
migliori del mondo. I lavoratori tedeschi sono al quarto posto della
tabelle Ocse con un salario medio di 27 mila euro. Gli italiani sono
al diciottesimo posto con 19 mila euro. Ma in effetti stanno assai
peggio perchè la tabella non calcola i sei milionidi precari
biagizzati che guadagnano in media la metà dei minimi contrattuali.
Insomma siamo in fondo, in fondo alla classifica e con una media che
non supera di 13 mila euro annuali.
Per rincorrere la Germania dovremmo aumentare i salari di almeno il
trenta per cento subito per tonificare in modo radicale l'economia,
rianimare il commercio, alleggerire il peso della famiglia in cui i
figli sopravvivono attingendo alle pensioni dei genitori. Inoltre é
necessario ridurre il peso delle Oligarchie, dei consulenti, dei
servizi appaltati. La sottrazione alla Corte dei Conti dei servizi
delle municipalizzate è costata un aumento delle tariffe, un
appesantimento delle bollette e questo per mantenere un nuovo
magnacciato pubblico fatto di amministratori pagati con emolumenti
scandalosi.
Si possono aumentare i salari di almeno il trenta per cento. Si può
perchè l'incidenza del salario sui costi di produzione non è rilevante
neppure nella industria manifatturiera e perchè si potrebbero
innalzare con l'introduzione del SMG (salario minimo garantito) che
aiuterebbe moltissimo i precari.
L'estensione del contratto a tempo indeterminato a tutti darebbe un
elemento di sicurezza non solo ai lavoratori ma all'intero sistema
economico.
In conclusione bisognerebbe cancellare la "anormalità" italiana dovuta
a governi che fanno interessi di parte, a sindacati che da due decenni
cedono uno dopo l'altro i diritti conquistati dalle generazioni
precedenti dei lavoratori, ad una confindustria assistenzialistica, ad
una opposizione che ha perso la sua identità e si sforza di clonare la
maggioranza.
Pietro Ancona
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