Marchionne vuol lasciare Federmeccanica e dire addio al contratto nazionale
L'ad punta a nuove regole sulla base del modello Pomigliano. L'annuncio domani al vertice con il governo o giovedì con una lettera a Bombassei. Potrebbe avvenire assieme alla decisione di creare una new company per Pomigliano
di SALVATORE TROPEA
TORINO - La Fiat ha intenzione
di uscire dalla Federmeccanica e disdire il contratto di lavoro
nazionale che regola il rapporto con i suoi dipendenti. L'annuncio
potrebbe essere dato già domani se Sergio Marchionne deciderà di
partecipare alla riunione congiunta di Torino con governo e sindacati
o slittare a giovedì se sceglierà di farlo con una lettera al
presidente della Federazione delle aziende metalmeccaniche, Alberto
Bombassei, e ciò potrebbe avvenire insieme alla decisione di creare
una new company per Pomigliano. Nel primo caso l'ad del Lingotto andrà
al tavolo dell'incontro per ribadire la scelta di mettere in stand by
il futuro di Mirafiori in attesa di sapere se ci sarà o meno
l'affidabilità necessaria per poter produrre auto in Italia in maniera
competitiva. In base alla risposta che otterrà deciderà se "rompere
col passato" e inaugurare nuove regole.
Quello che è certo è che la questione Fiat, aperta col caso Pomigliano
e proseguita con la svolta su Mirafiori, potrebbe trovare una
soluzione inedita destinata a cambiare la storia delle relazioni
industriali italiane, introducendo a quella nuova cultura del lavoro
che è l'obiettivo di Marchionne. Consapevole degli effetti che
potrebbe scatenare, il Lingotto deve avere studiato nei particolari, e
continua a farlo ancora in queste ore, la mossa che rappresenta uno
scarto storico col quale Marchionne intende dimostrare di essersi già
collocato di fatto nell'epoca "dopo Cristo".
Per
questo ha consultato fior di legali, evitando di affidarsi a
soluzioni confezionate in casa e adattabili a controversie
tradizionali. Intanto Marchionne sa che c'è un contratto che lega la
Fiat alle regole in esso contenute fino al termine del 2012. E dunque
fino a quella scadenza resta in bilico, salvo trovare una diversa
soluzione, la situazione di Pomigliano dove a partire dalla metà del
2011 si dovrà produrre la Panda. A meno che non si pensi di farlo con
le regole contenute nell'accordo separato oggetto del referendum. Ma
con parecchi problemi per l'azienda.
A quel che si sa la Fiat conta di applicare fino alla data di scadenza
il vecchio contratto per poi introdurre la nuova "charta" i cui
contenuti ancora non sono stati resi noti. Molto probabilmente il
nuovo contratto riguarderà soltanto i dipendenti di Fiat Group
Automobiles. Quanto ai contenuti, una parte sarebbe recepita dal
contratto nazionale esistente e un'altra sarebbe completamente nuova.
Quest'ultima, che è quella alla quale tiene la Fiat, dovrebbe
contemplare le regole che sono state in queste settimane oggetto di
contestazione e che sono riassumibili nella possibilità, dicono al
Lingotto, di fare quanto è stato scritto senza dover aprire continui
negoziati.
Ciò vuol dire che se, per esempio, si stabilisce un monte ore di
straordinario la richiesta dell'azienda non può essere contestata
senza incorrere in una penalità; se si stabilisce che si fanno
diciotto turni l'impegno va rispettato senza dover discutere caso per
caso; se ancora la produzione si ferma perché a monte un fornitore non
ha assicurato il flusso di componenti si deve poter recuperare la
produzione perduta.
"Io devo fare automobili restando competitivo sui mercati" ha ribadito
qualche giorno fa Marchionne a Detroit.
Dunque se non avrà le garanzie sulle quali insiste da qualche mese,
farà il passo della disdetta del contratto. Che comporterà anche
l'uscita dalla Confindustria sia pure temporanea, e dunque dalle
associazioni industriali delle città dove Fiat è presente.