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Manovra: CGIL, da
governo cambio strutturale del sistema pensionistico
In
questo modo “si riduce la solidarietà interna al sistema, dando un
ulteriore colpo al futuro pensionistico dei giovani, già fortemente
a rischio”
05/07/2010
La CGIL torna ad attaccare la manovra denunciando come “dietro il
cosiddetto
‘refuso’ sui 40 anni, il governo sta attuando un
cambiamento strutturale del sistema pensionistico”. La
Segretaria confederale dell’organizzazione sindacale, con delega
alla previdenza, Vera Lamonica, punta il dito contro il governo
che “dopo aver affermato che non sarebbe stato necessario cambiare
nulla, perché com’è noto il sistema è in equilibrio, ora oltre che
continuare a prendere risorse dalla previdenza per fare cassa, per
la prima volta, si convogliano le risorse che il governo pensa di
ottenere con l’innalzamento dell’età pensionabile delle dipendenti
pubbliche, nel fondo presso la Presidenza del Consiglio”. Secondo
la CGIL in questo modo “si riduce la solidarietà interna al
sistema, dando un ulteriore colpo al futuro pensionistico
dei giovani, già fortemente a rischio”.
Lamonica ricorda inoltre che “le donne del Pubblico Impiego
andranno in realtà in pensione minimo a 67 anni
per effetto della somma di: innalzamento dell’età
a 65 anni; un anno in più della finestra a scorrimento;
l’innalzamento di 3 mesi nel 2015 e 3 o 4 nel 2016, a seguito
dell’adeguamento obbligatorio alle aspettative di vita
che si vorrebbe anticipare e realizzare in entrambi gli anni
piuttosto che a cadenza triennale. Peraltro per tale adeguamento
la norma prevede ben altra procedura di applicazione, e non un
‘decreto direttoriale’ che così sfugge a qualsiasi controllo
parlamentale”.
Secondo la dirigente sindacale, inoltre, “l’accanimento prosegue
perché, oltre che l’innalzamento dell’età pensionabile, le donne
del Pubblico Impiego si vedranno una pensione minore,
per effetto dell’applicazione dei coefficienti di calcolo che
scatteranno anche nel 2013 e nel 2016, dopo quello già avvenuto
nel 2010. Insomma, più anni al lavoro e riduzione della
prestazione, questa è la filosofia”.
Questo meccanismo, sottolinea Lamonica, “fatto di maggiore tempo
per una minore pensione, coglierà tutti coloro che stanno nel
sistema misto ed in quello contributivo. E quelli che hanno 40
anni, per fortuna sfuggiti al ‘refuso’, comunque si vedono
allungare di un anno, con in più la beffa di dover continuare a
versare i contributi senza alcun ritorno sulla prestazione. A
proposito: questi soldi che si continueranno a pagare senza averne
ritorno alcuno, dove finiranno? Andranno anch’essi in spesa
corrente? E poi si dice che non si mettono le mani nelle tasche
degli italiani”. Infine, la Segretaria Confederale CGIL ricorda
che, “con l’inseguimento all’innalzamento dell’età, che non ha più
limiti, si vanno progressivamente abolendo le pensioni
sociali. Si tratta nel complesso - conclude Lamonica - di
una vera e propria controriforma, fatta di soppiatto e giocata
contro i lavoratori, e soprattutto le lavoratrici, e contro i
giovani che non sapranno più se e quando andranno in pensione e
come ci andranno”.
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