|
Fiat Pomigliano/ Il segretario nazionale della
Fiom Giorgio Cremaschi : "Non firmiamo un bel niente, si riapra la
trattativa"
Dopo l'esito del voto all'interno dello stabilimento Fiat di
Pomigliano D'Arco che non ha dato il risultato sperato dalla Fiat
(i sì hanno vinto con il 64%, senza dunque una maggioranza tale da
garantire la "praticabilità" dell'accordo di metà giugno), il
segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, intervistato da
Affari, ha chiesto al Lingotto di " riaprire le trattative e
cambiare l'intesa". " C'è un problema e oltre il 40% degli operai
che dovranno fare i turni non è d'accordo con quanto firmato dalle
altre organizzazioni sindacali. ". "Vogliamo che migliorino le
condizioni dei lavoratori dell'estero, non che peggiorino quelle
dei nostri lavoratori. No in tutta Italia al modello Marchionne",
ha aggiunto Cremaschi.
L'INTERVISTA
Segretario Cremaschi, come valuta l'esito del referendum di
Pomigliano?
"La Fiat non è più capace di organizzare i referendum".
Perché?
"Il plebiscito non c'è stato. Oltre il 40% degli operai che sono
quelli che sostanzialmente devono fare i turni e ai quali si
riferisce la maggior parte delle nuove regole oggetto dell'intesa
di metà giugno in una consultazione, oltretutto illegittima, ha
trovato il coraggio di dire di no. Rappresentando un pensiero che
è molto più vasto".
E quindi?
"La Fiat ora dovrà riflettere. Ricordo anche che il 95% del
Parlamento, la quasi totalità dei mezzi d'informazione e l'80% dei
sindacati erano a favore dell'accordo. Alla luce del risultato
effettivo, la posizione della Fiom ha interpretato un dissenso
vero. Confermo, quindi, come abbiamo detto prima del voto, che non
firmeremo un bel niente e continueremo a tutelare i lavoratori in
tutti i modi di fronte agli attacchi contro i loro diritti. C'è
una sola strada per Pomigliano: affrontare la questione con il
consenso vero e non con quello imposto o estorto, riaprendo le
trattative e cambiando l'accordo. Se invece si vuole andare avanti
con la pressione, l'intimidazione e il ricatto, impostazione che,
come si è visto dall'esito delle votazioni, non ha ottenuto il
risultato sperato, non si giunge a nulla. Il problema è che la
Fiat ha voluto imporre un accordo e imporre condizioni di lavoro
durissime che toglie ai lavoratori qualsiasi diritto di poter
discutere di queste condizioni. Su questo noi, giovedì, faremo uno
sciopero di otto ore, perché questo accordo rappresenta un
precedente gravissimo".
Può spiegare?
"Perché se oggi la Fiat dice che per avere le produzioni che porta
via dall'estero bisogna peggiorare le condizioni di lavoro, un
domani potrà fare altrettanto sui salari, applicando il costo del
lavoro della Romania o della Cina. Questo non lo vogliamo e
vogliamo mantenere il contratto nazionale, le leggi e i diritti
italiani. Vogliamo che migliorino le condizioni dei lavoratori
dell'estero, non che peggiorino quelle dei nostri lavoratori. No
in tutta Italia al modello Marchionne".
23-6-2010 - da Affari Italiani
|