Pomigliano, ora
il Lingotto
pensa ad un piano C
Marchionne pensa di chiudere e ripartire con una nuova società. La newco rileverebbe lo stabilimento e riassumerebbe i 5mila operai ma con il contratto aziendale che ricalca la proposta della Fiat
di ROBERTO MANIA
ROMA - Chiudere
Pomigliano per rifondare Pomigliano. Perché c'è un "piano C" che
sta prendendo corpo nel quartier generale della Fiat. È un'opzione
che supererebbe tutte le sacche di resistenza della Fiom e dei
Cobas destinate a riapparire comunque, sotto forma di una
persistente microconflittualità, al di là delle dimensioni del sì
al referendum di domani. Sarebbe lo strappo definitivo di Sergio
Marchionne con l'attuale sistema di relazioni industriali.
Nelle sue linee generali il progetto è già stato buttato giù dai
tecnici del Lingotto ed è molto semplice: costituire una nuova
società, una newco, sempre controllata da Torino, alla quale sarà
la Fiat a conferire le attività produttive di Pomigliano, cioè la
fabbricazione della Panda. La Nuova Pomigliano, a quel punto,
riassumerebbe, uno per uno, gli oltre cinquemila lavoratori con un
nuovo contratto, quello scritto con l'ultimo accordo separato, con
i turni di notte, di sabato e domenica; con meno pause, più
straordinari e assenteismo ricondotto a livelli fisiologici. Ritmi
da ciclo continuo. Ma soprattutto la certezza del rispetto delle
nuove regole aziendali. Niente più contratto nazionale, niente più
iscrizione della Nuova Pomigliano alla Confindustria. Niente più
sindacato, forse. Il prato verde per ricominciare. È lo schema già
adottato, per altre ragioni, con l'Alitalia: la bad company e la
good company. Una cesura
con il passato.
La decisione, come sempre, spetterà a Sergio Marchionne. Di certo
è stato l'amministratore delegato italo-canadese a voler
scommettere sullo stabilimento campano, anche contro il parere di
altri manager della prima linea, come - pare - il tedesco, nato in
Brasile, Stefan Ketter, responsabile della produzione, e uno dei
componenti del Group executive council (Gec), il più importante
organismo esecutivo del gruppo Fiat. Marchionne ha scelto di
investire 700 milioni di euro nella vecchia fabbrica nata Alfa
Romeo e diventata Fiat. Ha deciso lui di spostare dalla Polonia (Tychy)
al Giambattista Vico (così ha voluto ribattezzare lo stabilimento)
la produzione della Nuova Panda: 280 mila auto l'anno contro le 35
mila di adesso. E di portare in Polonia la Lancia Ypsilon
assemblata ora a Termini Imerese (oltre duemila addetti) che però
chiuderà alla fine del 2011. Una strategia che teneva conto del
rischio di abbandonare la Sicilia e contestualmente Pomigliano. Un
rischio politico, pur essendo ormai la Fiat un'azienda globale, ma
soprattutto un rischio sociale per i drammatici effetti che
determinerebbe nel Sud.
Ma Sergio Marchionne non pensava di ritrovarsi davanti
all'opposizione così radicale della Fiom. Quella che nemmeno la
Cgil, con le sue aperture sul referendum, è riuscita a stemperare.
Lo sfogo di qualche giorno fa del numero uno del Lingotto contro
il sindacato esprimeva rabbia e anche amarezza. E ancora alla
vigilia del voto in fabbrica Marchionne vuole la firma di tutti
sul piano per rilanciare Pomigliano. Insomma, vuole la firma della
Fiom. Perché non è affatto detto che gli basti un plebiscito al
referendum. Addirittura un sì all'80% potrebbe non essere
sufficiente poiché - è evidente - non ci sarà alcuna garanzia che
Pomigliano funzioni "come un orologio svizzero" (Marchionne docet).
Se la Fiom non sarà della partita (il referendum puntava a farla
rientrare) e minaccia pure il ricorso alle vie giudiziarie,
l'efficienza dello stabilimento sarà sempre in bilico. Così
traballa lo stesso progetto industriale. Uno scenario cupo che
ieri le preoccupazioni espresse dal ministro del Lavoro, Maurizio
Sacconi, sul pericolo delocalizzazione, hanno confermato. Ecco
perché è nato il "piano C", del quale i sindacati sono
informalmente a conoscenza. Ecco perché si sta rimaterializzando
pure "il piano B", ossia il mantenimento della produzione della
Panda a Tychy, oppure il trasferimento della linea in Serbia. Il
"piano B" era uno spauracchio, ora è tra le opzioni possibili.
Esattamente come il "piano C" per fondare la Nuova Pomigliano.