'Non ditelo alla Cgil '

 


 

di Fabio Sebastiani per controlacrisi.org


Il 25 giugno ci sarà lo sciopero generale indetto dalla Cgil, ma non lo dite in giro. E non dite che la Cgil ha qualcosa a che vedere con la storia di Pomigliano. Con tutta l’ambiguità possibile, ha favorito l’accerchiamento della Fiom. Venendo meno al mestiere di sindacato non ha nemmeno provato a difendere i diritti dei lavoratori. Primo, tra tutti, il diritto a non essere trattati da schiavi. Perché è questo che sta facendo la Fiat a Pomigliano d’Arco.

Non dite che fatto così in quel di venerdì 25 giugno è uno degli scioperi più inutili della storia del più grande sindacato italiano. Slogan e proteste, poi tutti a casa. Anzi, di nuovo sui tetti a fare la lotta vera, in difesa del posto di lavoro e contro chi vuole attentare alla Costituzione, soprattutto per quel che riguarda i diritti del lavoro. Al Nord ci sono lavoratori che stanno dando vita a coordinamenti spontanei per vedere di arginare lo strapotere delle aziende, ma non ditelo alla Cgil che a due anni dall’esplodere della crisi ha prodotto solo qualche mobilitazione di facciata. Non ditele che forse avrebbe fatto meglio a non fare nulla, oppure limitarsi a condurre qualche battaglia concreta nei vari distretti manifatturieri. A due anni dalla crisi ci ritroviamo con un Governo che proprio contro il lavoro ha espresso il suo maggiore potenziale di offensiva. L’abbattimento della Costituzione italiana parte da lì, in fondo, ma non ditelo alla Cgil. Non ditele che il lavoro o lo difendi anche quando è precario oppure la tua sembrerà una difesa corporativa. Oggi il centrodestra, o se volete la forma più deteriore del liberismo, si appresta a chiudere il conto con il lavoro e con i lavoratori, ma non ditelo alla Cgil. Lo farà attraverso uno scontro frontale, preparato però in anni di “piccole infamie quotidiane”. Prima la frammentazione dei lavoratori e delle loro rappresentanze, poi la precarizzazione e la crisi economica, infine, il cambiamento dei connotati, ovvero l’intervento sulla Costituzione. Non dite alla Cgil che questo è un impianto strategico e che in quanto organizzazione sindacale ha dimostrato un po’ di miopia nell’affrontarlo. Se è vero che via via potrà raccogliere l’incazzatura di questa o quella categoria, come hanno dimostrato lo scorso 12 giugno i lavoratori del pubblico impiego, non riuscirà mai a fare una sintesi quantomeno decente. E semplicemente perché la sua azione in tutti questi mesi decisivi è stata orientata in tutt’altra direzione. Da un mese a questa parte si è capito, finalmente, che si è esaurito lo spazio per una azione tattica. Non dite alla Cgil che, nonostante gli inviti al dialogo, non solo Cisl e Uil continuano a perseguire nel loro obiettivo, ma anche un altro pezzo importante, e “illuminato”, della borghesia italiana, Sergio Marchionne, ha scelto di stare dall’altra parte. Come si va avanti tatticamente in queste condizioni? Non ponete la domanda alla Cgil. Potrebbe rispondervi male da quanto sono confusi.