Cgil e Fiom in teoria sono la stessa organizzazione Ma sulla Fiat e sul futuro di Pomigliano hanno idee opposte


di Salvatore Cannavò
 

da Il Fatto Quotidiano


Ma Fiom e Cgil non sono lo stesso sindacato? La domanda è legittima, osservando gli ultimi eventi di cronaca. Mentre a Torino, allo stabilimento di Mirafiori, gli operai scioperano e fanno un corteo in solidarietà con Pomigliano, con adesioni all’80 per cento (secondo la Fiom), il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, dalle colonne del Corriere della Sera, bacchetta sia la Fiat che la Fiom e chiede a entrambe “di ascoltare la Cgil”. “Se fossimo stati coinvolti prima le cose andrebbero meglio”, dice Epifani che chiede alla Fiat di concedere due modifiche all’accordo su diritto di sciopero e malattia, perché si violano diritti fondamentali, e alla Fiom di dare la disponibilità alla firma. “Abbiamo due anni di tempo per ricomporre una frattura che è ricomponibile”, avverte Epifani. Dalla Fiom, però, gli risponde Giorgio Cremaschi, leader della sinistra interna alleata al segretario Maurizio Landini: “Se l’accordo è incostituzionale bisogna dire di no senza tentennamenti”. Di converso, Fausto Durante, della minoranza Fiom legata a Epifani, dice invece che se il 22 giugno vinceranno i sì “la Fiom dovrà firmare l’accordo”. Il quadro è quindi quello di una dialettica interna che si fa scontro aperto, di dissidi che invece di ricomporsi si acuiscono e che probabilmente si aggraveranno nel prossimo futuro.

LO SCONTRO. I rapporti tra Cgil e Fiom, in realtà, non sono mai stati semplici, per lo meno negli ultimi 10-15 anni. Sicuramente da quando alla guida del  sindacato dei metalmeccanici andò Claudio Sabattini, storico dirigente sindacale anomalo e inquieto, che inventò per i metallurgici il concetto di “indipendenza”. Qualcosa in più della semplice autonomia che caratterizza una categoria, titolare esclusiva della contrattazione del proprio comparto, messa in discussione solo in caso di crisi generali con l'intervento pieno del governo. Come accaduto per Alitalia e come Epifani si aspettava avvenisse anche per Pomigliano.

MOVIMENTISMO. L'indipendenza di Sabattini costituiva un’ipotesi culturale e politica attinta alla storia “m ov i m e n t i s t a ” del Pci e che ispirava anche una linea sindacale. Ma che non ha mai trasformato il rapporto dialettico con la Cgil di Sergio Cofferati – che, come Sabattini, viene eletto nel 1994 – in scontro irreversibile. La divergenza più dura avviene proprio sul piano politico, nel 1997, quando Cofferati apre alla riforma pensionistica del governo Prodi e Sabattini si mette di traverso scontrandosi nella Fiom con l'ala riformista allora guidata da Cesare Damiano e Susanna Camusso. Sabattini è colui che porta la Fiom a Genova nel 2001 alle manifestazioni contro il G8 mescolando gli operai dell'industria con le culture giovanili, del non-lavoro, del cattolicesimo radicale. Cofferati non c’era ma recupererà un rapporto l'anno dopo nel corso delle grandi lotte contro la riforma dell'articolo 18 voluta dal governo Berlusconi. In quell'occasione Fiom e Cgil sono fianco a fianco e vincono. Lo saranno anche in occasione del referendum per l'estensione dell'articolo 18 alle piccole imprese, voluto da Rifondazione nel 2004. Stavolta a guidarle, ci sono i due nuovi segretari, Epifani alla Cgil e Gianni Rinaldini alla Fiom. Ed è scontro aperto, di nuovo e soprattutto sulla politica. Romano Prodi sta per vincere le elezioni, Epifani ne sostiene il programma e si accinge a fare da supporto al suo governo. Il 4 novembre del 2006 si tiene però la prima manifestazione contro Prodi, la Fiom sfila con Cobas e centri sociali ed Epifani non apprezza .
Lo scontro si fa ancora più duro l'anno seguente quando, modificando lo “scalone” Maroni (che alzava bruscamente l’età della pensione per alcune migliaia di lavoratori), Prodi e Damiano, suo ministro del Lavoro, provvederanno a una riforma del welfare che vede il consenso di Cgil, Cisl e Uil, con la Fiom decisamente contraria.

CONTRO EPIFANI. Poi c'è il congresso Cgil, il primo gestito da Epifani e in cui Rinaldini, con la “sua” Fiom, si schiera assieme alla sinistra interna di Cremaschi, presentando delle tesi alternative. Va in minoranza e ci resta, di fatto, fino a oggi quando al recente congresso Cgil, la Fiom, assieme alla Funzione pubblica e ai bancari, organizza un documento alternativo contrastando la volontà della Cgil di ricucire il rapporto con Cisl e Uil sulla riforma della contrattazione collettiva.
Funzione pubblica e bancari vengono espugnati da Epifani mentre in Fiom la maggioranza è ancora con Rinaldini.

LA SFIDA CAMUSSO. Scaduti gli otto anni di mandato – dopo i quali in Cgil si viene sostituiti – Rinaldini lascia a Landini. Il quale si troverà tra pochi mesi a non dover discutere più con Epifani, anch’egli al termine degli otto anni, ma proprio con quella dirigente "riformista" che dalla Fiom fu allontanata da Claudio Sabattini, e cioè Susanna Camusso .
Da pochi giorni la sindacalista milanese è stata nominata vicesegretario vicario, cioè nuovo segretario generale in pectore, carica che andrà a ricoprire a ottobre.
E in Fiom si teme la resa dei conti. Che potrebbe arrivare in caso di un rientro della Cgil al tavolo della riforma contrattuale. Camusso però potrebbe trattare il ritorno della Cgil al tavolo con governo e Confindustria oltre che con Cisl e Uil, come è nella sua indole e nel suo mandato congressuale. “È una craxiana di ferro” sibila qualche dirigente della sinistra interna mentre la sua fisionomia modernista è stata già apprezzata dal ministro del Welfare, Sacconi che ha detto di fare affidamento sulla sua “provenienza socialista”. In Fiom, non ripongono le stesse speranze. Lo scontro continua.


19 giugno 2010