Andrea Montagli, come al solito, sbaglia l'analisi.

 

a proposito dell'intervento di Andrea Montagni sul periodico di Lavoro e Società

 

Finge preoccupazione ed interesse per la decisione della seconda mozione congressuale di costituirsi come area programmatica ma in realtà cerca di denigrarla.

Lo fa col suo solito stile, da saccente esperto, persona scavata delle segrete cose in Cgil che parla a quattro coglioncelli malati di opportunismo, ai quali cerca invece di trasmettere la limpidezza della sua esperienza.

 

Fin qui nulla di cui stupirsi ..... giocare a denigrare è sua antica passione, e forse la cosa per cui prova più piacere.

Ci interessa però affrontare un aspetto del suo discorrere.

Bontà sua riconosce la legittimità della decisione di costituirsi in area programmatica ricordando per altro che proprio Alternativa Sindacale (ora Lavoro e Società) ne intuì l'importanza e ne realizzò la possibilità.

Fa però confusione e parecchia.

Un'area programmatica congressuale si fonda sulla necessità di dare voce, organizzazione, tutele ad una minoranza congressuale che si è esplicitamente spesa nel confronto congressuale, forte di un suo documento alternativo a quello della maggioranza che le ha permesso di misurare col voto degli iscritti il suo reale consenso e peso nell'organizzazione.

Condizione questa che spiega la legittimità ora della mozione due di costituirsi in area programmatica congressuale, come spiega la legittimità di ciò per Alternativa Sindacale allora.

Da questo punto di vista Lavoro e Società, oggi, non può considerarsi area programmatica congressuale. Questi compagni hanno aderito al documento della maggioranza Cgil, e con questo hanno dichiarato l'inesistenza di differenze di analisi sostanziali e programmatiche dalla maggioranza della Cgil.

I consensi ottenuti dal documento di maggioranza in Cgil sono stati dati su quel documento e nulla è servito a misurare quale consenso possano oggi vantare i compagni che si dichiarano essere di Lavoro e Società. Il loro peso nell'organizzazione non deriva dalla misura di un consenso tra gli iscritti ma dagli accordi intervenuti tra le varie anime della burocrazia sindacale.

Inoltre, un'area programmatica, per essere riconoscibile e credibile, deve avere un suo programma, una sua piattaforma, deui suoi obiettivi da sostenere e da portare nell'organizzazione.

Come può Lavoro e Società avere un suo programma, una sua piattaforma, essendosi presentata agli iscritti non come area specifica, riconoscibile, ma su un documento unitario e condiviso con tutti gli altri esponenti della maggioranza Cgil ??

 

Il Compagno Montagni pensa di potersi considerare come area programmatica congressuale in ragione di un diritto divino che non esiste. Così come pure questo diritto non gli derive neppure dal voto degli iscritti (che hanno votato il documento di maggioranza e non un documento di Montagni). Quindi il compagno Montagni se ne faccia una ragione .... Lavoro e Società altro non è che una semplice corrente interna della maggioranza, una cordata tra le tante della burocrazia sindacale, non faccia quindi confusione tra ciò che è ora Lavoro e Società con quel che è stata Alernativa sindacale.

Fa bene quindi Montagni a parlare di area programmatica quando parla della mozione congressuale due a questo congresso Cgil, ed eviti di elevare Lavoro e Società a qualcosa che sia più di una corrente, di una cordata interna della burocrazia sindacale che fa capo alla maggioranza della Cgil.

 

L'area programmatica che fa capo alla mozione due ha ottenuto il 17% del consenso tra gli iscritti Cgil, su una sua piattaforma programmatica alternativa a quella della maggioranza

Andrea Montagni dovrebbe invece spiegarci quale è invece il consenso che Lavoro e Società ha ottenuto in questo congresso, in che misura e su cosa in particolare ....

La differenza sta tutta qua ......

 

 

16-6-2010     COORDINAMENTO RSU

 

 

 

 

 

 

Le aree programmatiche, ma non «servono solo ad occupare posti»?

 

Andrea Montagni

 

Le compagne e i compagni che hanno sostenuto al congresso la mozione Moccia dovrebbero in questi giorni formalizzare la loro costituzione in un’area programmatica congressuale.

Non m’interessa in questa sede polemizzare con chi aveva detto prima del congresso che non lo avrebbe mai fatto. La coerenza degli altri riguarda per l’appunto gli altri… M’interessa invece, e parecchio, sottolineare che la loro scelta confermerebbe la validità dello strumento statutario che in con venti anni di battaglia all’interno del sindacato conquistammo, noi di Lavoro Società non per noi stessi, ma per l’intera organizzazione.

Se altri vi ricorrono dopo averne detto peste e corna e averlo indicato come strumento che “divide”, che “serve solo a spartire i posti”, ecc. è perché il pluralismo vive solo e se è organizzato e tutelato dalle norme regolamentari! Questo è sempre vero. Se non avessimo fatto questa battaglia, dopo lo scioglimento delle componenti di partito, oggi in CGIL ci sarebbe il pensiero unico, soltanto gruppi di pressione informali e sotterranei – e quindi non trasparenti – e forse qualche sigla sindacale in più!

In particolare, quando si va al congresso su mozioni tra loro globalmente alternative, il governo unitario può essere garantito solo attraverso la condivisione delle scelte di gruppi dirigenti unitari che non può essere fatta solo dalla maggioranza.

Benvenuti compagni della mozione Moccia tra i sostenitori del pluralismo programmatico e organizzato! Sono sinceramente lieto che seppelliate la centralità del pluralismo dei leader, dei segretari generali e delle strutture… E benvenuti anche – perché questo significa rivendicare il diritto di proposta e il governo unitario – tra quelli che non intendono organizzare l’opposizione in CGIL.

Anche qui le coerenze tra il dire e il fare è un problema di qualcun altro.

Tuttavia, permettetemi di suggerirvi alcuni accorgimenti comportamentali, affinché l’area programmatica non degeneri in frazione.

Il compagno Cremaschi, nel comunicare all’universo mondo questa vostra imminente decisione ha deciso di indicare, a  mo’ d’anatema e scongiuro, i “limiti”, o peggio, di Lavoro Società, che sarebbe “burocratica” e da non imitare. Ecco, dunque, il processo dal basso, ecc. Anche qui benvenuti compagni tra i neoadepti della democrazia delegata, sperando che non eleggiate il vostro coordinatore nazionale in una platea congressuale o con le primarie…

Ma tornando alle regole: Alternativa sindacale formalizzò, dopo l’esperienza di Essere sindacato, che i propri organismi di coordinamento fossero composti dagli eletti negli organismi statutari della CGIL e che le regole applicate nell’area fossero le stesse che si applicano in CGIL. Questo non venne fatto per protervia volontà burocratica, ma perché avevamo chiaro che le aree non possono diventare un corpo separato con regole di funzionamento differenti dal resto dell’organizzazione.

Le aree sono parte dell’organizzazione, non una struttura parallela. Con lunghe ed estenuanti battaglie abbiamo affermato il principio che logo e bandiere delle aree sono quelli della CGIL e delle sue categorie e che le aree possono avere una visibilità esterna. Frizioni non ne sono mancate. I compagni di Firenze ne sanno qualcosa. Ma il pluralismo è un modello che serve a rafforzare l’unità dell’organizzazione, ad impedire, dopo il superamento del centralismo democratico, l’affermarsi di un centralismo burocratico.

Il pluralismo organizzato nelle aree congressuali concorre ad indicare all’intero universo sindacale un modello di sindacato democratico che riconosce e valorizza, tutte le culture, le opinioni, le posizioni, le articolazioni del mondo del lavoro. Per dirla all’antica: affinché ad una classe che è una, possa un giorno corrispondere un solo sindacato unitario, com’è stata per una purtroppo breve stagione la CGIL di Di Vittorio.