“Con questo accordo i sindacati stanno svendendo la loro anima, il
loro essere altro dai ‘padroni’. Qui la vera partita si sta giocando
non sull’occupazione ma sui diritti”. Luciano Gallino, sociologo
esperto del mercato del lavoro boccia senza appello l’intesa
raggiunta da Fiat insieme a Cisl e Uil.
Crede che questo accordo cambi in maniera irreversibile le
relazioni industriali?
Non so se in maniera irreversibile ma certo questo accordo lancia un
segnale forte di arretramento e rischia di creare un precedente
pericoloso per tutte le categorie. Sicuramente in questo momento
altre aziende stanno alla finestra ad aspettare di vedere come va a
finire per poi chiedere anche loro deroghe ai contratti nazionali,
nuove prestazioni ecc. E’ ormai evidente che la vera natura della
globalizzazione è venuta allo scoperto. Si dice in maniera chiara
che per competere bisogna accettare condizioni di lavoro meno
favorevoli in linea con quelle dei paesi in via di sviluppo. La
globalizzazione non è il messia che volevano farci credere. Certo in
Cina, in India, in Brasile una gran fetta della popolazione ha oggi
più possibilità di ieri ma per l’insieme dei lavoratori è stata una
grande sconfitta. La precondizione alla globalizzazione economica,
ci hanno sempre detto, era che i diritti dei paesi benestanti si
sarebbero diffusi, oggi scopriamo che avviene il contrario. Non
solo, questo arretramento addirittura si teorizza come unico modello
di sviluppo.
Sull’accordo di Pomigliano, la vera partita che si sta giocando
è sui diritti. Alcuni punti entrano in contrasto aperto con la
costituzione e lo Statuto. Che ne pensa?
Che è una operazione in perfetto stile neoliberista. Mi ricorda un
po’ l’America di Reagan o l’Inghilterra della Thatcher. L’obiettivo
qui è ridurre il più possibile il potere del sindacato ed è una idea
che si sta consolidando grazie al sostengo di innumerevoli studi
economici e dei media. L’assunto da cui si parte è che il sindacato
sia qualcosa di vecchio, non corrispondente alla vera sfida per il
futuro.
C’è chi ha paragonato l’accordo tra Fiat e sindacati a
Pomigliano alla marcia dei 40mila.
Per molti aspetti è peggio. Quella fu una manifestazione, certo
significativa e dall’alto valore simbolico, ma qui parliamo di un
contratto. Un passaggio decisivo che porta a compimento più di dieci
anni di interventi che hanno stravolto il mercato del lavoro
destrutturandolo e rendendo i lavoratori sempre più indifesi.
L’attuale fase economico-industriale sembra non lasciare scampo:
o si riducono le tutele e i diritti o si chiude. E’ così o c’è
un’altra via di uscita?
Fare fronte a questo, al punto in cui siamo, è veramente difficile.
La classe dominante ha vinto su tutta la linea. La politica ha
abbandonato il sindacato spostandosi sempre più a destra e
introiettando il credo neoliberista. C’è anche da dire che in questi
anni è mancata una analisi seria, documentata e critica di quanto
stava accadendo. I movimenti Altermondialisti, per fare un esempio,
non sono stati in grado di dare risposte convincenti alla crisi.
L’aspetto finanziario ad esempio non è mai stato argomento di
discussione seria ed oggi ti ritrovi con la peggiore crisi degli
ultimi cento anni senza poter nemmeno riuscire a capire dove ci
porterà.
15.06.2010