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CAPITALE ALL'OFFENSIVA ...... Siamo alla stretta finale.
Nulla rischia di rimanere come prima ... anzi. Un capitale arrogante e senza idee, attanagliato dai mancati rendimenti che si è procurato con la rottura del suo gioco preferito (la finanza) e costretto a cedere di fronte alla sua crisi di sovraproduzione (per il capitale Italiano ancor più pesantemente segnata dalla sua debolezza concorrenziale) non rimane che piangere. C'è chi piange chiedendo scusa per gli errori commessi e per l'evidenza dei suoi limiti, ma c'è anche chi piange gridando al complotto, dando cioè la colpa dei suoi mancati rendimenti a quelli che non lavorano come dovrebbero, ai fannulloni, a quelli che pensano solo a difendere il loro salario dal costante aumento del costo della vita ed a chiedere allo Stato una spesa sanitaria, scolastica ecc, adeguata ai suoi bisogni ed ai suoi diritti Il Capitale Italiano, incapace anche solo culturalmente di ragionare sui propri (e del sistema in generale) limiti ha quindi deciso di fare la voce grossa. Basta regole .... vogliamo tutto. E se per pigliarsi tutto devono prima sfasciare tutto .... chi se ne frega.
I fatti sono noti.
Sostanzialmente, il Capitale esige che per salvare se stesso tutto un paese, tutta una popolazione sia asservita, subordinata ai suoi interessi. L'iniziativa privata (la ricerca del profitto) deve essere elevata a valore unico, centrale, sostanziale e positivo quindi, mentre tutti gli altri bisogni sociali, i diritti collettivi, vengono relegati a fattori parassitari, capaci solo di disperdere risorse. Così alla Forza lavoro si impone la perdita di qualsiasi dignità, si impone una totale subordinazione al punto di vista dell'impresa.
In Fondo, l'offensiva di Marchionne sulla Fiat di Pomigliano non è che la prova sul campo, la quadratura del cerchio di tutto ciò. Mentre il Parlamento, piano piano, lavora per stravolgere il quadro normativo e costituzionale, la Fiat decide che è questo il momento di fare l'affondo e per costringere le forze politiche e sociali presenti a dichiarare da che parte stanno ..... Come in altre occasioni (attacco alla scala mobile, attacco alle pensioni, attacco al modello contrattuale) il capitale ha compreso come ogni resistenza alla sua operazione, anche se declamata a parole da alcuni, sia oggi in realtà debole se non inesistente dal punto di vista concreto.
Il punto di vista del Capitale, anche se con sfumature diverse, è ormai fatto proprio sia dalle forze Governative che di opposizione per le quali ormai termini come investimento, sviluppo ecc vengono declamati quotidianamente, essenzialmente intesi come "sostegno al profitto". Il Sindacato Confederale è ormai sfasciato definitivamente, con Cisl e Uil che ormai vendono ogni cosa (anche la faccia) pur di essere accreditati al nuovo tavolo corporativo e con una maggioranza della Cgil traballante, indecisa, incapace di presentare e sostenere una posizione diversa, un progetto alternativo, schiacciata ormai su una linea tattica ed emendativa che sembra limitarsi a dire ... "va bene tutto, ma facciamolo con calma".
L'iniziativa Fiat è quindi una operazione tutta ed esclusivamente politica. Il capitale esige di essere liberato da ogni vincolo, da ogni responsabilità, da ogni impegno solidale e non sopporta più che possano esistere resistenze a questa sua pretesa. In questo, la Cgil, pur con i limiti che riconosciamo, va piegata una volta per tutte .... o cancellata. Per questo oggi il nemico da battere è la Fiom, perchè (pur sapendo che dovrà cedere sul piano dell'aumento dello sfruttamento e dell'intensità di lavoro) rimane indisponibile a cedere sul piano dei diritti.
Quindi mettiamo le cose in chiaro. A Pomigliano non è in gioco un più o meno un brutto accordo sindacale. In gioco c'è la forma della società di domani, i livelli di subordinazione del lavoro al capitale, il livello di asservimento dei sindacati alla dittatura del Capitale. Se a Pomigliano passasse la linea Marchionne vedremo così l'affermarsi formale di un modello sociale di stampo neocorporativo (praticamente il corporativismo fascista) che aprirebbe la strada allo smantellamento costituzionale per una affermazione sostanziale di questo modello.
La Fiom resiste quindi ma in completa solitudine. E' pur vero che la Cgil nazionale ne sostiene le posizioni (con molti mal di pancia ... vedi la Cgil regionale Campana) ma non aiuta la conclusione di questo congresso Cgil così come non l'aiuta la confusione con cui la Cgil sta rispondendo all'offensiva più generale di Confindustria e Governo. Il Congresso non ha fornito una lettura adeguata alle caratteristiche dello scontro aperto, ha fatto suoi i tanti contratti firmati dalle sue categorie che di fatto negano e contraddicono ciò che la Cgil a parole ha dichiarato sull'accordo separato in materia di modelli contrattuali, non ha saputo nè voluto riconoscere la continuità ed unicità di linea tra Governo e Confindustria, mantenendosi in una posizione ambigua (critica quando la posizione iperliberista è presentata dal Governo, problematica e disponibile quando è presentata da Confindustria) che risponde solo ad una preoccupazione tattica ..... tenere alta la polemica col Governo ma senza rompere chiaramente con padroni e sindacati collaborazionisti. Ciò vuol dire semplicemente che la Cgil non ha una linea, e seppure va considerata l'importanza dello sciopero generale di 4 ore proclamato per il prossimo 25 giugno, lascia sconcertati l'assenza di una vera piattaforma e di un vero piano vertenziale complessivo.
Solo la Fiom (oltre al sindacalismo di base) sembra aver compreso veramente il carattere generale dello scontro oggi aperto nel paese e di fatto, con la sua posizione tiene aperti tutti gli argomenti che questo congresso Cgil non ha affrontato nè risolto. Questo dovrebbe riaprire una seria discussione nella sinistra sindacale in Cgil, e sopratutto rimette Lavoro e Società di fronte alle sue responsabilità ....... davvero crede che questa maggioranza Cgil sia adeguata alla fase? Davvero continua a credere alle baggianate che hanno voluto ridurre lo scontro congressuale su chi meglio interpretava la vocazione confederale della Cgil ?? o finalmente si accorge che in gioco c'è l'adesione o meno della Cgil alla deriva neocorporativa ???
Lo scontro aperto dalla Fiat a Pomigliano (inquadrato nel contesto generale di smantellamento della costituzione e delle regole) dimostra come il congresso Cgil vada riaperto nel merito, perchè la realtà delle cose è oggi ancora più chiara di ieri .......... come attrezzare il sindacato alla trasformazione neocorporativa (fascista) della società ????.
14 giugno 2010
COORDINAMENTO RSU
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