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La linea uscita dal Congresso è già morta
[intervista di Giorgio Cremaschi pubblicata oggi su "Liberazione" -
di Fabio Sebastiani]
La Cgil torna a dichiarare lo sciopero. Fatto così, però, servirà a ben poco. Innanzitutto va detto che dopo un mese la linea del congresso non c’è più. Lo sciopero è in totale contraddizione con la linea politica uscita vincente. Voglio ricordare che quel congresso è stato fatto all’insegna del dialogo con Cisl e Uil e della riapertura del confronto con Governo e Confindustria. In questo mese come hanno riconosciuto Epifani e tanti altri, anche nella maggioranza Cgil, la manovra economica è stata concordata dal Governo con Confindustria, Cisl e Uil. Come ha detto Eifani i dirigenti di Cisl e Uil sono gli unici dirigenti sindacali d’Europa che approvano una manovra di tagli del Governo. In tutta Europa il movimento sindacale comincia a lottare. Gli unici assenti sono Cisl e Uil, smentendo così la linea uscita dal congresso Cgil. E’ la realtà che agisce su di noi. Pensiamo alla gravità e alla brutalità che la Fiat ha scatenato a Pomigliamo. (....) Ecco appunto la Fiat. Sembra che ancora abbia in mano le redini del paese. La reazione della Marcegaglia lo dimostra ampiamente. La questione Fiat è la questione Confindustria. E’ uno dei punti che avevamo posto al congresso. Non c’è una Confindustria buona e un Governo cattivo. Entrambi sono protagonisti di un disegno che vuole affrontare la crisi scardinando le basi della nostra Costituzione. La Fiat a sua volta pratica l’obiettivo. Il documento consegnato dall’azienda è un atto di autentico autoritarismo, di moderno fascismo aziendalistico. La Fiat non vuole semplicemente la flessibilità, vuole la rinuncia al diritto di sciopero, al contratto nazionale, al ricorso alla magistratura, nella tutela dei diritti individuali. Vuole, nella sostanza che i lavoratori di Pomigliano quando varcano i cancelli della fabbrica si dimentichino di essere cittadini della Repubblica italiana. Il documento consegnato ai sindacati è di una gravità senza precedenti. E la dice lunga sullo stato della democrazia nel paese. Tutti quei grandi giornali che stanno giustamente combattendo contro il bavaglio alla stampa non capiscono e non vedono il bavaglio che la Fiat vuol mettere al sindacato e ai lavoratori. D’altra parte Marcegaglia è stata esplicita, hai ragione, nel pretendere che la Fiom tratti e ceda alle richieste dell’azienda. Del resto questo è lo stesso segno della manovra economica del Governo, che scarica tutto sul lavoro, oggi pubblico, domani su quello privato. Questa è la realtà di una manovra economica che propone di liquidare lo Stato sociale come prezzo da pagare per essere competitivi. Cosi come la Fiat chiede di cancellare la Costituzione in fabbrica come prezzo per avere l’occupazione. E’ lo stesso disegno autoritario e liberista estremo. E, come spesso è avvenuto nella storia d’Italia la Fiat dopo un periodo di incertezze prende in mano la bandiera delle posizioni più estreme e più autoritarie. Dicevamo dello sciopero senza qualità... Siamo in presenza del fatto che la Cgil continua ad essere in mezzo al guado. Il congresso ha tentato una svolta moderata, Cisl Uil Confindustria e Governo hanno chiuso la porta in faccia alla Cgil. Ora è chiaro che questo sciopero ha senso se diventa un elemento di consapevolezza. In questa fase bisogna fare prima di tutto opposizione sociale, mentre i gruppi dirigenti di Cisl e Uil sono la voce del Governo. Occorre costruire una lunga fase di lotta e iniziativa e una piattaforma di lotta sulla crisi oppure non conti niente. La radicalizzazione della Cgil è un fatto positivo ma avviene finora senza la consapevolezza del perché. Mi sembra che in Europa la situazione non muti più di tanto... I Governi europei scelgono tutti la stessa ricetta liberista e si preparano a rinunciare all’unico vero patrimonio che l’Europa possiede e può estendere al mondo, lo Stato sociale. La gestione della crisi da parte dei governi europei grida vendetta agli occhi di tutti i principi costituzionali del continente. In questo la Cgil come tanti altri sindacati è costretta a scegliere. Bonanni e Angeletti hanno scelto di stare con i governi e con gli industriali. Gli altri sindacati europei sono allo stesso passaggio e molti si stanno radicalizzando. La Cgil ha scelto la lotta ma a questa lotta deve seguire la coscienza di essere alternativi a quello che si sta facendo oggi. Per questo abbiamo deciso che la “mozione due” il 6 luglio si costituirà in area programmatica. Le ragioni sono proprio nel fatto che non basta più semplicemente ogni tanto proclamare uno sciopero ma bisogna dare continuità e coerenza alla scelta di lottare. Se dopo un mese esatto dal congresso, da tutti presentato come il congresso del dialogo, ridiventa il sindacato del conflitto. Conviene alla Cgil, se non vuole apparire come semplicemente ondeggiante, fare tesoro di questa scelta e capire che solo quel conflitto, che Angeletti ha detto non servire a niente, diffuso e intelligente può fermare la deriva dei diritti e, a questo punto, della stessa democrazia italiana. Al congresso della Cigl le parole resistenza e opposizione furono considerate sterili oggi devono diventare pratica. Non vi spaventa una segreteria tutta in mano alla maggioranza? Mi pare evidente che la linea politica del congresso si sia già conclusa. Mi interessa che ci sia la consapevolezza che si stanno facendo delle cose diverse da quelle discusse dal congresso
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