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La carta dei lavori già divide i sindacati
Sole24ore - 20.5.2010
Sul nuovo Statuto dei lavori il sindacato è diviso: fermamente
contraria la Cgil, favorevoli Cisl e Uil. Oggi Cgil, Cisl e Uil, con tre
iniziative separate, ricordano i 40 anni dello Statuto dei lavoratori,
la legge 300 del 1970, avviando una riflessione sulle possibili
evoluzioni.
Tutt'e tre le organizzazioni concordano sulla validità dello Statuto dei
lavoratori: «Ha dato applicazione a principi costituzionali, garantendo
la libertà d'opinione e d'organizzazione nei luoghi di lavoro – sostiene
Fulvio Fammoni (Cgil) -; dopo 40 anni si può fare un po' di
manutenzione, ma non si può mettere in discussione il nucleo centrale».
Anche per Giorgio Santini (Cisl) lo Statuto ha «un nucleo di forte
attualità con principi riconosciuti anche nella Carta europea dei
diritti fondamentali dei lavoratori». Tuttavia, secondo Santini,
«servono modifiche, integrazioni affinché l'impianto che resta valido
venga aggiornato per stare al passo con la realtà che è mutata». Una
posizione, quella della Cisl, condivisa dalla Uil, che non a caso ha
intitolato il convegno odierno «Dallo Statuto dei lavoratori allo
Statuto dei lavori», sottolineando come a causa dei limiti dell'attuale
normativa circa il 52% degli occupati sia escluso dalle tutele.
Per la Cgil, continua Fammoni, «tra i problemi irrisolti c'è il nodo
della rappresentanza e della rappresentatività sindacale, visto che lo
Statuto si occupa delle rappresentanze sindacali aziendali. Ripeto
occorre fare un lavoro di completamento, ma nel rispetto dello spirito
dello Statuto». La parola chiave per Cisl e Uil è aggiornamento: «Il
legislatore del 1970 si è mosso in una logica tarata sulla situazione
dell'epoca - aggiunge Santini - basti pensare alla disciplina sul
reintegro dal licenziamento che riguarda solo le aziende con oltre 15
dipendenti. Sono escluse le figure di lavoro parasubordinato, i
lavoratori temporanei, i cocopro e gli occupati nelle piccole imprese».
E veniamo al giudizio dei sindacati sul progetto del nuovo Statuto dei
lavori, così come è stato tracciato dal Libro Bianco che, secondo quanto
annunciato dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, prenderà
ispirazione dalle proposte di Marco Biagi. La Cgil muove un'obiezione di
fondo, sottolineando la diversità d'impostazione con la legge 300 del
1970, riguardante le Norme sulla tutela della libertà e dignità dei
lavoratori, della libertà e dell'attività sindacale nei luoghi di
lavoro: «Lo Statuto dei lavori non fa riferimento a diritti e tutele dei
lavoratori - dice Fammoni -. Limitandosi a fotografare la segmentazione
del mercato del lavoro apre la strada a meccanismi di tutele
differenziate su prestazioni di lavoro subordinate e dipendenti a tutti
gli effetti, si pensi alle norme spurie sui contratti di
collaborazione».
La Cisl, come detto, condivide l'impostazione del governo sul nuovo
Statuto, ma sottolinea quattro priorità: «Bisogna anzitutto allargare la
platea di chi beneficia delle tutele oltre il lavoro dipendente - spiega
Santini - ai parasubordinati e agli autonomi. Va inoltre introdotto un
principio di omogeneità contributiva. Va introdotto anche il diritto
all'occupabilità. Infine serve un sostegno legislativo alla
bilateralità».
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