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DA - http://condividete.altervista.org/giustiziaelavoro/ 19 MAGGIO 2010 Dopo la parentesi alla Camera beffato anche Napolitano. Reinseriti i licenziamenti orali e l’applicazione indiscriminata dell’arbitrato al posto del Giudice. Una riforma che va indietro di 50 anni.Da alcuni giorni si susseguono febbrili comunicati stampa relativi alle ultime “evoluzioni” (o sarebbe meglio dire involuzioni) del famigerato DDL 1167, detto anche, non a caso, “legge porcata sul lavoro”.E’ davvero difficile infatti farsi strada nella confusione ingenerata dalla partita a ping-pong tra maggioranza ed opposizione, con PD e PDL in particolare che si ergono a paladini dei lavoratori e nello stesso tempo si scambiano accuse incrociate di strumentalizzazioni e falsità a danno degli stessi. Ma andiamo con ordine, e vediamo cosa sta succedendo davvero nelle ultime ore, ricordando che il provvedimento era stato effettivamente modificato (migliorando leggermente) alla Camera, dopo essere stato clamorosamente bocciato dal Presidente della Repubblica, che aveva poi incassato solenni rassicurazioni da parte del Governo, in particolare del Ministro Sacconi, di modificarlo in favore della parte più debole, ossia, fino a prova contraria, il lavoratore. Tornato al Senato, per prima cosa il il cosiddetto “arbitrato” (il punto più discusso della legge) viene ora prepotentemente reinserito “a monte” delle controversie, proprio uno dei punti che aveva suscitato i dubbi di Giorgio Napolitano, ossia obbligare un lavoratore a scegliere all’inizio del rapporto di lavoro, nel momento di massima debolezza contrattuale, di optare o meno per l’affidamento di tutte le future “liti” alla ambigua procedura “arbitrale”, con palese rischio di pressioni da parte datoriale, notoriamente più favorevole ad un sistema che di fatto si sottrae all’applicazione della legge vera e propria, quindi senza alcuna garanzia di “giustizia” ma piuttosto di una alquanto teorica “equità”. (Per maggiori dettagli sulla procedura arbitrale leggi qui) Ma era stata la “giustificazione” del relatore di Maggioranza, tale Maurizio Castro del PDL, contenuta nell’ultima frase della notizia qui riportata, a lasciare sconcertati: (ASCA) – Roma, 17 mag – Con una serie di emendamenti al ddl lavoro, ora all’esame delle commissioni Affari costituzionali e lavoro del Senato il relatore Maurizio Castro (Pdl) reintroduce la clausola compromissoria nel delicato capitolo dedicato all’arbitrato, cancellando di fatto l’emendamento Damiano approvato dalla Camera. Con la modifica proposta da Castro il ricorso all’arbitrato non vale piu’ per le controversie in atto, a discrezione del lavoratore, ma viene stabilito al momento dell’assunzione (resta la precisazione: dopo il periodo di prova e comunque dopo 30 giorni dall’assunzione)e vale per tutte le possibili ”liti” che potrebbero insorgere tra le parti. Insorge anche l’opposizione, che per voce del senatore Pd, Giorgio Roilo preannuncia una durissima opposizione al via della discussione degli emendamenti in commissione, a partire da domani pomeriggio. ”L’arbitrato diventa insomma un fatto generale – spiega Castro – e perpetuo. Una volta che le parti sottoscrivono la volonta’ di accedere a questo strumento, con la clausola compromissoria, esso si applica per tutte le possibili controversie”. L’effettiva volonta’ del lavoratore e del datore di lavoro sara’ accertata dalle commissioni di certificazione. ‘ ‘Da un modello antagonista – conclude Castro – si passa ad un modelli fiduciario, che e’ quello in cui crediamo”. Ci verrebbe da dire che questa è la prova che gli alieni esistono. Siamo in Italia, il paese che, ad esempio, qualche giorno fa apprendeva dell’esistenza di call center dove si frustano fisicamente i lavoratori, che piangeva la morte di Mariarca Terracciano dopo le proteste per le mancate retribuzioni, che da mesi assiste alla grottesca vicenda di migliaia di lavoratori Ex-Eutelia/Agile/Omega (e chi più ne ha più ne metta), infinita odissea di veri e propri ostaggi di una imprenditoria malata e di uno Stato coniglio. A quali “modelli fiduciari” il Sig. Castro si riferisce? Di cosa sta parlando, e soprattutto con chi sta parlando? Il dubbio viene leggendo il curriculum di tutto rispetto dell’esimio Senatore.Un curriculum che però ci fa concludere che già il solo pensare che l’esponente di maggioranza possa agire nell’interesse dei lavoratori piuttosto che di quello dei datori sarebbe un esercizio di difficile esecuzione. Agghiacciante quindi constatare che i rilievi morali e tecnici del Presidente della Repubblica, dei Sindacati, dei Giuslavoristi, dell’opposizione (e di una parte della maggioranza che però subisce in silenzio) siano stati superati semplicemente in nome di una “filosofia di vita”, uno scenario onirico nel quale il lavoratore può sentirsi protetto e coccolato dall’imprenditore di turno e firmare con gioia clausole vessatorie all’atto dell’assunzione in nome di un “modello fiduciario” che rappresenta il “credo” del Governo Berlusconi. Vien da chiedersi se questo sia anche il credo degli elettori del PDL, ma non sta a noi dirlo. Ci pensa Papi, verrebbe da dire. Il secondo punto, ancor più dibattuto sui media, è stato quello della reintroduzione del cosiddetto “licenziamento orale”, sì esattamente il caricaturale “SEI LICENZIATOOO” intimato ad un sottoposto, desiderio represso in tanti che son cresciuti a pane e “Dallas” ed han sempre desiderato di dirlo, magari con in testa un cappello a falde larghe. Tornando seri (almeno noi) riportiamo su questo aspetto l’indignata dichiarazione del “peso massimo” di Governo, il “pezzo da 90″, “l’asso nella manica” del PDL quando si parla di Lavoro, l’illustrissimo Ministro Sacconi: Roma, 18 mag – L’emendamento al Ddl lavoro del relatore Maurizio Castro “che amplia, da 60 a 90 giorni, il termine entro il quale il lavoratore puo’ ricorrere contro il licenziamento orale, che e’ e resta vietato dalla legge 15 luglio 1966, n. 604, non lascia spazio ne’ a strumentalizzazioni ne’ a letture incerte. La sua ratio e’ tutta favorevole al lavoratore e solo una malafede insistita puo’ ipotizzare il contrario”. Cosi’ il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, in una nota. “Se fosse necessario – aggiunge – questa e’ l’ulteriore prova provata della disonesta’ intellettuale con cui certa opposizione cerca continuamente di esasperare il conflitto anche quando, come nel caso in questione, l’evidente ampliamento della tutela del lavoratore non dovrebbe lasciare spazio neppure al dissenso”. Fonte: http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-812871/ddl-lavoro-sacconi-emendamento/ Per carità Ministro, non vogliamo certo osare dissentire ed essere inseriti nel calderone dei disonesti fomentatori, vorremmo solo capire cosa si sta sostenendo. Si può? Ecco Il testo dell’emendamento: Al comma 2, dopo il primo periodo, aggiungere i seguenti: «In caso di licenziamento intimato senza la forma scritta il termine di decadenza di cui al primo comma dell’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, è fissato in novanta giorni, ferma restando l’applicazione del secondo comma del medesimo articolo 6. In caso di mancata indicazione per iscritto dei motivi del licenziamento, ove richiesti ai sensi del comma 2 dell’articolo 2 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, il termine di decadenza di cui al primo comma dell’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, è fissato in novanta giorni dal termine entro il quale detti motivi devono essere comunicati, ferma restando l’applicazione del secondo comma del medesimo articolo 6. L’onere della prova della decadenza dell’impugnazione spetta al datore di lavoro». Ricapitolando, Sacconi&Castro dicono di aver fatto un favore ai lavoratori allungando il termine di impugnazione da 60 a 90 giorni, eppure ribadiscono che il licenziamento orale è illegale. Come dire che vi rubano l’auto mentre siete in ferie ma tornati a casa dopo 90 giorni non potete più denunciare il furto? Documentandoci un pò in rete scopriamo invece che: |
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