Nel giorno del quarantesimo anniversario dello Statuto dei Diritti
dei Lavoratori realizzato in una stagione di grande temperie sociale
e culturale che spingeva in alto la figura del lavoratore e ne
faceva
soggetto della storia dopo i secoli terribili aperti dalla
rivoluzione industriale in cui fu soltanto "utensile umano", alla
CGIL che, assieme ai socialisti di Giacomo Brodolini e Pietro Nenni,
ne fu artefice si infligge l'offesa della sua esclusione dagli
incontri che il Governo ha il dovere di fare con le parti sociali
per concordare il prelievo di 26 miliardi di euro.
La CGIL non è stata invitata dal Ministro del tesoro che si è
riunito con Confindustria Cisl ed Uil
per stabilire norme che peseranno su tutti i lavoratori. Con
ipocrisia l'incontro viene definito "informale" tanto per mettere le
carte in ordine e fare finta di non volere discriminare.
Trattasi del secondo incontro "informale" sulla materia. Il Governo
ritiene di potersi comportare
in modo tanto villano nei confronti della più grande Confederazione
dei Lavoratori italiani ritenendo di poterne neutralizzare, dopo, la
reazione con l'aiuto del PD che non smentisce la Cisl e l'UIL nella
loro opera di assecondamento degli interessi della Confindustria e
della destra. Magari pensa di poterla recuperare successivamente
come è stato fatto con la riforma del contratto nazionale.
Questo accade all'indomani del più moderato Congresso della storia
della CGIL. Un Congresso
che ha ribadito il valore dell'unità con Cisl e UIL nonostante
questa da molto tempo sia diventata
un disvalore, un diabolico mezzo per sottrarre diritti e salari e
riversarli a vantaggio dei ceti imprenditoriali e finanziari. Un
Congresso che ha evitato di darsi obiettivi sulle questioni
essenziali del
salario, del precariato, delle pensioni, del welfare.
La destra italiana non si fida. Sa che, per quanto possano essere
moderati ed in difficoltà suoi gruppi dirigenti, la CGIL non può
tradire se stessa, la sua storia, il suo ruolo di organizzazione che
incarna le aspirazioni più profonde dei lavoratori. Tremonti,
Sacconi e la Mercegaglia tengono fuori dall'uscio la CGIL per
umiliare le ragioni delle classi lavoratrici . Mi auguro che Epifani
non resti dietro l'uscio a fare anticamera, non pietisca per essere
ammesso al tavolo della trattativa, riunisca d'urgenza il Comitato
Direttivo della CGIL per un esame della terribile cura da cavallo
che si vuole imporre alle famiglie italiane. Prenda esempio dalla
Grecia che è al quarto sciopero generale e rivendichi con chiarezza
l'intangibilità dello Statuto dei Diritti, dell'art.18, che uno
stuolo di commercialisti delle imprese, che hanno preso il posto dei
grandi giuslavoristi che vanno da Gino Giugni a Luciano Gallino,
vorrebbe liquidare.
La destra italiana, con l'aiuto di Cisl e Uil, vuole la rottura.
Deve imporre una camicia di forza
alla libertà ed alla democrazia che non potrebbe mai essere
accettata dalla CGIL anche se il PD
mostra disponibilità anche con atti concreti come il ddl
Nerozzi-Marini sul Cui.
Non si vuole alcun dialogo sociale. La destra utilizza la crisi
mondiale per spingere ancora più
in basso i lavoratori caricandoli di tutto il peso di un
reiquilibrio delle classi sociali ancora più duro per chi vive di
lavoro dipendente.
Chieda la CGIL una verifica della rappresentatività. Cisl e UIL sono
"bolle" sindacali gonfiate da decenni di unità sindacale che li ha
accreditati anche con una legislazione di favore. La CGIL era e
resta la Confederazione di gran lunga più rappresentativa. I suoi
iscritti, sommati a quelli del sindacalismo di base, sono la
stragrande maggioranza che non può e non deve essere esclusa
dal diritto di essere sentita, trattare, concludere accordi.
Si proclami subito uno sciopero generale contro le misure che stanno
per essere concordate e che
mirano a criminalizzare i pensionati di invalidità ed imporre un
congelamento delle retribuzioni coperto
dalla foglia di fico di modestissime, retrattili ed insignificanti
correzioni delle enormi prebende degli Oligarchi della politica e
dei Managers.
Pietro Ancona
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