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7-5-2010 congresso Cgil
Intervento di G.Cremaschi (...)
“Desidero innanzitutto condividere con voi la mia indignazione per ciò
che sta avvenendo ai lavoratori greci, cui viene imposta una
pesantissima bolletta sociale. E credo vada sottolineato che ciò avviene
nel silenzio dell’Europa democratica, come se non vi fosse nessuna
consapevolezza che ciò che accade oggi ai lavoratori greci potrà
accadere domani ai lavoratori portoghesi, spagnoli o, perché no,
italiani.” Lo ha detto Giorgio Cremaschi in apertura dell’intervento da
lui svolto, a fine mattinata, al 16° Congresso della Cgil, in corso a
Rimini.
“Il ministro del Lavoro, Sacconi, ha detto che Epifani, con la sua
relazione, mostra di volere, anche per l’Italia, quella che lui ha
definito la via greca al socialismo. A Sacconi dico allora – ha
proseguito Cremaschi – che ciò che lui vuole per l’Italia è la via greca
all’attacco contro i lavoratori.”
“La verità – ha aggiunto Cremaschi – è che dal fallimento di Lehman
Brothers a oggi non è stato fatto niente, a livello globale, per dare
delle regole diverse al mondo della finanza, come si è visto bene con
gli avvenimenti delle ultime ore che hanno portato a un nuovo crollo
nelle principali borse mondiali. E a questo proposito, a mio avviso, c’è
un vuoto nella relazione di Epifani per ciò che riguarda il modo in cui
le banche, le imprese e, da noi, la Confindustria, stanno vivendo la
crisi. Angeletti ha sostanzialmente detto che in questa situazione non
possiamo far altro che allearci con le imprese. Ma qui c’è un primo
punto di dissenso tra noi e le altre Confederazioni. Se si prende per
buona l’analisi di Berlusconi e soci, secondo cui siamo già in vista
dell’uscita dal tunnel della crisi, allora la linea seguita da Angeletti
e Bonanni può avere un senso. Ma non ce l’ha se pensiamo invece, come io
credo si debba pensare, che la crisi è ben lontana dalla sua fine e che,
e questo è il punto, le imprese intendono usarla per modificare a
proprio vantaggio i rapporti sociali.”
“In Italia – ha affermato Cremaschi – c’è una grande impresa che si è
trasformata in una multinazionale Usa. Questa impresa è la Fiat che
vuole chiudere lo stabilimento auto di Termini Imerse e imporre ai
dipendenti di quello di Pomigliano d’Arco condizioni di lavoro
nettamente peggiori di quelle avute sino a oggi. L’attacco degli
industriali non è solo una risposta alle difficoltà vissute dalle
imprese nella crisi. E’ il frutto della scelta di usare la crisi per
ridurre i diritti sociali. Le loro riforme sono meno salari, meno
diritti, più orario.”
“Si parla tanto di federalismo – ha detto ancora Cremaschi – ma temo si
faccia finta di non capire di cosa si sta parlando. Oggi non stiamo
ascoltando qualche erede di Cattaneo. Anzi, oggi federalismo vuol dire
rottura della solidarietà sociale tra Nord e Sud del nostro Paese. Quel
che serve è dunque una Cgil che svolga un ruolo di forte opposizione
sociale.”
“Per quanto riguarda i nostri rapporti con Cisl e Uil – ha sottolineato
Cremaschi – sostengo che le differenze che ci sono tra noi sono
riconducibili non solo a questioni di identità, ma a precisi punti di
merito. Ne richiamo tre. Primo: Non possiamo accontentarci di una linea
di adattamento alla crisi, ma dobbiamo scegliere invece la linea del
cambiamento. Il piano del lavoro di Di Vittorio era fondato sul
protagonismo dei lavoratori e delle loro lotte. Il piano di cui ci parla
Epifani potrà vivere solo se coinvolgerà migliaia di situazioni di
lotta. Secondo: Bonanni ci ha ripetuto che i lavoratori possono votare
sugli accordi solo quando i sindacati si assumono le loro
responsabilità, ovvero solo quando sono d’accordo tra loro. Io penso
invece che la democrazia cominci dall’affermazione del diritto al
dissenso. I lavoratori devono quindi poter votare anche, se non
soprattutto, in presenza di posizioni diverse tra i sindacati. Terzo:
oggi non siamo di fronte a un libero confronto tra diversi modelli
sindacali perché, con l’accordo del 22 gennaio 2009, Cisl e Uil hanno
definito con Confindustria e Governo un sistema contrattuale che è anche
un modello sindacale. E non possiamo dimenticarci che Cisl e Uil, in
quest’ambito, avevano accettato di cancellare, attraverso l'introduzione
dell’arbitrato, un diritto costituzionalmente tutelato. Sui diritti dei
lavoratori non possiamo transigere: se serve, la Cgil deve mettere in
campo anche lo sciopero generale.”
“Per quanto riguarda il nostro congresso – ha affermato ancora Cremaschi
– osservo che è diritto-dovere della maggioranza procedere lungo la
propria strada. Analogamente, la minoranza ha diritto di dire «non ci
avete convinto, continueremo la nostra battaglia».”
“In questa situazione – ha concluso Cremaschi – è del tutto ovvio che i
lavoratori abbiano paura e che Governo e Confindustria puntino su questa
paura per governare la crisi. Ma proprio per questo il dovere di ogni
dirigente sindacale è quello di avere coraggio per due. Dobbiamo
comunicare coraggio e speranza e costruire una grande e diffusa
resistenza all’attacco che si prepara nei nostri confronti.” |