Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi andrà a Rimini, al
sedicesimo congresso della Cgil. Ora c’è la conferma ufficiale.
Era nell’aria, dopo le “prove generali” al congresso della
Flai-Cgil, e le bacchettate del segretario generale della Cgil
Guglielmo Epifani alla Fiom, due atti che stanno in relazione
tra loro. Mai aveva osato così tanto il ministro, e mai così
tanto il leader sindacale nei confronti dei metalmeccanici. Il
primo prova a sbaragliare del tutto le posizioni del nemico, la
Cgil rimasta fuori dall’accordo separato del 22 gennaio 2009. Il
secondo spera che ciò avvenga senza troppi danni per
l’organizzazione. I segnali che i fiumi carsici hanno ripreso il
loro corso ci sono tutti. E presto arriveranno allo sbocco, che
sarà irruento e molto dannoso.
Guglielmo Epifani si appresta a passare il Rubicone, che scorre
proprio da quelle parti. La contrattazione come atto politico.
E’ questa la nuova linea della Cgil. Alla Fiom l’ha detto
chiaramente: non c’è merito che tenga. Di fronte a un contratto
da chiudere “o ci stai o non ci stai”. L’alternativa sta tutta
qui. Nelle condizioni date, non è importante dove stia
l’asticella. E le condizioni date sono in parte oggettive, e in
parte soggettive. Oggettive, la batosta del centrosinistra alle
elezioni regionali. Soggettive, la penosa opposizione
all’accordo separato da parte del più grande sindacato italiano.
Le prime non si potevano evitare. Le seconde sì. Nemmeno la
crisi, che pure i lavoratori hanno sofferto sulla loro pelle, è
riuscita a convincere i dirigenti di Corso d’Italia che in
questo momento serviva uno “sforzo straordinario”, ovvero
provare ad unificare le lotte difensive dei lavoratori. Sono due
percorsi, quello di Epifani e quello di Sacconi, che si
incontrano in una zona precisa, quella della ripresa del
confronto sull’accordo separato.
E a questo punto non ha molto senso dividersi sull’accoglienza
da dare al ministro del Lavoro. E’ ovvio che parlerà,
prendendosi tutti i rischi del caso. E se non potrà farlo dal
palco reale lo farà da quello mediatico.
Se a Cervia, al congresso della Flai-Cgil, il controllo della
platea è stato una questione facilmente gestibile, non sarà così
a Rimini. A chi si oppone a questo disegno politico almeno
rimane la consolazione della contestazione. Il ferreo ordine
interno verrà bucherellato in più punti, c’è da scommetterci.
Sarebbe interessante capire se l’assise di Rimini può essere
trasformata, all’esterno, come una vera e propria platea
protestataria, formata da tutti quei lavoratori e lavoratrici
che stanno subendo la crisi, quella stessa crisi che il Governo
di centrodestra nega recisamente. Il ministro Sacconi verrà a
Rimini a dire, così come ha fatto a Cervia, che per uscire dalla
crisi occorre azzerare i diritti. Lo farà a pochi giorni (20
maggio 1970) dal quarantesimo dello Statuto dei lavoratori. Lo
farà a colpi di “Collegato Lavoro”, s’intende. Lo farà
sbandierando un accordo sui modelli contrattuali nato già morto,
perché non in grado di restituire dignità a chi vive di busta
paga. Non parliamo di chi una busta paga non ce l’ha. Ce ne è
abbastanza per fare in modo che il “fiume carsico” sbocchi da
qualche altra parte e non al congresso della Cgil.
di Fabio Sebastiani
19/04/2010