L’allungamento della cassa integrazione ordinaria non ci sarà. Il
provvedimento è stato definitivamente affossato dalla Ragioneria
Generale dello Stato. Di quei sei mesi di copertura in più non se ne
farà nulla. Mancano gli 850 milioni necessari a garantirla, spiegano
dalla Ragioneria Generale. Non solo. L’aggiunta sarebbe finita a
vantaggio dei settori già tutelati e sottrarrebbe risorse alle piccole
imprese che possono usufruirne solo in parte.
Lo stop alla cassa integrazione lunga è dunque senza appello. Come si
legge dalla nota firmata dal Ragioniere generale dello Stato Mario
Canzio, presentata questa mattina dal Tesoro in commissione Bilancio
alla Camera che conferma le prime indicazioni informali date nelle
scorse settimane. «La copertura finanziaria proposta dalla
disposizione è verificata negativamente», dice la Ragioneria. La
misura, sempre secondo quanto si legge nella documentazione
presentata, aveva nelle scorse settimane ricevuto anche il parere
contrario del ministero del Lavoro.
Per portare la cassa integrazione da 52 a 78 settimane, era sceso in
campo il vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera, Giuliano
Cazzola, sponda Pdl, che sul testo dell’emendamento era riuscito
perfino ad incassare il voto dell’opposizione sostenendo che «la
copertura era garantita dagli 8 miliardi di euro già stanziati dal
governo».
Nessuna boccata d’ossigeno per i lavoratori, dunque, perchè il
prolungamento della cassa «comporta oneri aggiuntivi a carico della
finanza pubblica per il biennio 2010-2011». La misura in termini di
indebitamento netto pesa per almeno 850 milioni di euro l’anno e non
risultano disponibili risorse sufficiente per la copertura della
disposizione.
Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, nelle settimane scorse, in
cui era trapelato il parere negativo della Ragioneria dello Stato, non
era parso sorpreso. «Tanto sarebbe stata una mossa inutile. Per
aiutare i lavoratori in difficoltà abbiamo già una serie di strumenti
più che sufficiente». Il testo votato da maggioranza e opposizione era
stato infatti criticato dallo stesso Sacconi già prima di ricevere l’atolà
definitivo.
Altro che sonni tranquilli attendono i lavoratori italiani, come
annunciavano fino a pochi settimane fa il ministro del Welfare e il
suo omologo al Tesoro, Giulio Tremonti: «Abbiamo non solo le risorse
necessarie per far fronte quest’anno, ma molto di più, sia in caso di
aumento del numero delle persone da assistere che in caso di
prolungamento degli effetti della crisi». Era il leit-motiv ripetuto a
chi faceva notare ai due ministri le preoccupazioni sulla capacità
dell’Azienda Italia di rispondere alla crisi economica internazionale.
Non ultime le grandi perplessità emerse dopo il summit degli
industriali di pochi giorni fa a Parma, quando il Centro Studi di
Confindustria e la Cgil hanno presentato i dati sulla vitalità
dell’industria e sull’occupazione. Secondo le previsioni, nel 2014 il
reddito procapite sarà infatti del 10% in meno rispetto alla media
europea. Tendenza destinata a proseguire nei prossimi anni. E la
colpa, per viale dell’Astronomia, è nell’immobilismo e delle mancate
riforme che contraddistinguono il Paese.
Sul fronte lavoro, basta dare un’occhiata ai dati presentati
dall’Osservatorio Cig del Dipartimento settori produttivi della Cgil
nazionale. Il tasso di disoccupazione reale supera l’11,5%. Oltre un
milione e cinquecentomila lavoratori in cassa integrazione tra
ordinaria e straordinaria, nel periodo gennaio-marzo 2010. Nel
rapporto, la Cgil ha evidenziato la crescita a marzo di quest’anno
delle richieste di cassa integrazione del 106,8% rispetto a marzo
2009. Pari a quasi 122,6 milioni di ore (122.599.702 ore). Mentre da
gennaio a marzo di quest’anno la cig ha raggiunto 302.217.009 ore con
un aumento sul 2009 del 133,88%.
Nel dettaglio, il segnale peggiore forse arriva dall’aumento della
cassa integrazione ordinaria rispetto al mese di febbraio: +12,52%,
per un totale di 42.783.553 ore e una netta inversione rispetto alla
tendenza al ribasso dei mesi precedenti. Dall’inizio dell’anno la Cigo
è cresciuta del 34% sullo stesso periodo dello scorso anno. Quanto
alla cassa integrazione straordinaria, l’aumento del 27,79% su
febbraio porta al volume di ore richieste più alto da quando è
iniziata la fase di recessione.
Le sorti della Cig lunga sono dunque segnate. Dopo lo stop ufficiale
c’è attesa per il parere della commissione Bilancio della Camera che,
secondo quanto trapelato, sarà anch’esso negativo almeno per quanto
riguarda l’allungamento del sostegno al reddito. «Il nostro obiettivo
– spiega il capogruppo del Pdl in commissione Gioacchino Alfano – è
sostenere il reddito e i lavoratori, ma abbiamo anche l’obbligo di
tenere in ordine i conti. Porteremo avanti – conclude – il
provvedimento dal quale però è probabile che saranno espunte le parti
critiche. È comunque è sempre possibile che nel prossimo futuro il
governo stesso decida di tornare a affrontare questi temi».
da
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