Cgil, la “Seconda mozione"
continua il percorso verso il congresso
Affollata
assemblea a Roma della Cgil che vogliamo
“La Cgil che vogliamo” «va avanti». Forse non c’è una formula migliore
per sintetizzare la decisione presa oggi dall’assemblea nazionale della
“Seconda mozione”. Un modo semplice che traguarda ovviamente il congresso
del 5 maggio a Rimini come primo giro di boa. Dopo il quale, però, non
sembra esserci alcuno scioglimento in vista. Semmai il punto è in quale
forma continuare. Area organizzata? Patto di consultazione? Semplice
coordinamento? Per il momento nessuno, tra i cinquecento che hanno
partecipato all’iniziativa, si nasconde i veri nodi politici della
dialettica con la maggioranza. Punti che vanno dalle regole democratiche
interne e nel rapporto con i lavoratori, ai rapporti unitari e al modello
di sindacato, passando per precarietà e diritti del lavoro. «Se dio è
morto - ha detto Mimmo Moccia, che ha aperto i lavori - la democrazia in
Cgil non sta tanto bene». Insomma, se è vero che in Italia in questo
momento ci sono forze che stanno portando avanti un «disegno
neocorporativo», non si può far finta che in Cgil si parli d’altro.
Per “La Cgil che vogliamo” sono questi i punti del confronto congressuale.
La maggioranza è interessata a parlarne o porrà la pregiudiziale del
riconoscimento politico e della certificazione dei voti? In breve, il
segretario generale Guglielmo Epifani si comporterà da “presidente della
Repubblica” o da imperatore, forte dell’83% preso nei congressi di base?
L’imperatore non lo potrà fare per due motivi, è stato ripetuto nel corso
dell’assemblea. Primo, perché nella tradizione della Cgil c’è la gestione
unitaria e non la “gestione unica”. Secondo, perché al momento di formare
la segreteria nazionale e di decidere il cambio della leadership
potrebbero venire in primo piano contraddizioni tali da rimettere in
discussione parecchi elementi dati per acquisiti. «Il punto è se al
congresso si fa sintesi unitaria», ripete il segretario generale della
Fiom Gianni Rinaldini che al Teatro Valle, dove si è svolta l’assemblea,
ha tenuto le conclusioni.
I quattro anni che attendono la Cgil del dopo-Congresso saranno piuttosto
impegnativi. A parte il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, che
riguarda in fondo la riproposizione del rifiuto, o meno, dell’accordo
separato, c’è anche la battaglia contro il “Collegato Lavoro” (affiancare
al ricorso alla Corte Costituzionale anche il referendum abrogativo) e
l’attacco, prossimo venturo, allo Statuto dei lavoratori. E poi, per quel
che riguarda la Cgil, c’è la bozza del nuovo statuto e la questione delle
incompatibilità tra carica politica e attività sindacale.
Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom, ha sollevato con
forza il tema dei rapporti unitari. «Con Cisl e Uil con c’è diversità ma
rottura morale. Il Primo Maggio a Rosarno con loro è una colossale
ipocrisia».
Alla fine dell’assemblea è stato approvato un documento che riassume un
po’ tutti questi contenuti tornando a sottolineare, però, il tema delle
«irregolarità» nei congressi di base.
«La Cgil che vogliamo non si esaurisce col Congresso Nazionale - si legge
-. Vanno individuate forme e modalità, sulle quali è aperto un confronto
al nostro interno, che diano continuità all’ iniziativa politica della
mozione.
Le vicende politiche di questi giorni non fanno che confermare il nostro
giudizio: è in atto un disegno neocorporativo, organicamente perseguito
nel tempo, dal Governo, da Confindustria, col sostanziale assenso di Cisl
e Uil, teso a destrutturare il diritto del lavoro, la contrattazione
collettiva, le regole della democrazia e della rappresentanza sindacale.
Tale disegno è parte organica di una più ampia offensiva neoautoritaria
che va affermandosi pericolosamente nel Paese attraverso alterazione degli
equilibri costituzionali, attacchi alla libertà di stampa, svuotamento del
ruolo delle istituzioni». Da qui al congresso della Cgil, “La Cgil che
vogliamo” si vedrà altre due volte: la prima per un seminario e la seconda
per un’altra assemblea nazionale.
Fabio Sebastiani
in data:20/03/2010
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