|
Teatro Valle - Roma, sabato 20 marzo
2010
ASSEMBLEA NAZIONALE "LA CGIL CHE VOGLIAMO"
DOCUMENTO CONCLUSIVO
A quattro mesi dalla prima Assemblea
del Teatro Valle di novembre e alla luce dell’andamento dei congressi
fin qui svolti, la mozione La CGIL che vogliamo conferma la bontà e la
necessità di un documento alternativo, ringrazia gli oltre 310.000
iscritti e iscritte che si sono espresse/i per la mozione e che
rappresenterebbero oggi una ben più significativa percentuale
congressuale in assenza delle tante irregolarità denunciate che
rendono in molti casi inattendibili i risultati congressuali.
Tale giudizio non nasconde le difficoltà e i problemi che pure abbiamo
registrato sul piano del coordinamento e dell’organizzazione al nostro
interno, lacune che vanno rapidamente colmate per una gestione più
efficace della nostra presenza in CGIL, a partire dal Congresso di
Rimini.
La CGIL che vogliamo non si esaurisce
col Congresso Nazionale.
Vanno individuate forme e modalità, sulle quali è aperto un confronto
al nostro interno, che diano continuità all’ iniziativa politica della
mozione.
Le vicende politiche di questi giorni non fanno che confermare il
nostro giudizio: è in atto un disegno neocorporativo, organicamente
perseguito nel tempo, dal Governo, da Confindustria, col sostanziale
assenso di CISL e UIL, teso a destrutturare il diritto del lavoro, la
contrattazione collettiva, le regole della democrazia e della
rappresentanza sindacale. Tale disegno è parte organica di una più
ampia offensiva neoautoritaria che va affermandosi pericolosamente nel
Paese attraverso alterazione degli equilibri costituzionali, attacchi
alla libertà di stampa, svuotamento del ruolo delle istituzioni.
La recente approvazione del collegato lavoro è un passaggio
significativo di questo processo, in tutte le sue articolazioni, con
l’odiosa riproposizione della cancellazione di fatto dell’art.18 dello
Statuto dei lavoratori e con l’introduzione del contratto individuale,
che nei fatti svuota l’efficacia del contratto nazionale. L’intesa
sottoscritta da CISL, UIL e Confindustria presso il Ministero del
lavoro alla vigilia dello sciopero generale della CGIL aggrava ancor
più l’efficacia di questi provvedimenti.
La gravità dell’offensiva è tale da richiedere la messa in campo di
un’azione forte di contrasto e di mobilitazione che preveda, accanto
al ricorso alla Corte Costituzionale, l’avvio di una campagna di massa
di informazione e sensibilizzazione sui contenuti della legge,
valutando attentamente anche l’ipotesi dell’indizione del referendum
abrogativo.
Il buon andamento dello sciopero e delle manifestazioni del 12 marzo
mostra la necessità del carattere vertenziale che l’iniziativa su
fisco, lavoro, diritti e cittadinanza deve assumere. Prioritaria,
dunque in questo momento, è la continuità della mobilitazione messa in
campo dalla CGIL.
La CGIL che vogliamo ritiene che l’andamento di questo Congresso
dimostri l’inadeguatezza delle nostre regole di democrazia interna,
regole che non hanno retto alla prova di una discussione aperta e
trasparente su due documenti alternativi, di fatto non consentendo in
numerosissime assemblee di base né informazione diffusa né libero
confronto di posizioni.
E tutto ciò al netto di conservatorismi e burocratismi di una
maggioranza fortemente tesa, a qualunque costo, alla salvaguardia di
se stessa per il passato e soprattutto per il futuro.
L’andamento di questo Congresso ha dimostrato inoltre tutte le
distorsioni di rapporto tra la CGIL e i propri iscritti,
particolarmente nelle realtà di maggiore e più antica frantumazione
del lavoro. Questo ci impone una riflessione su forme più incisive di
partecipazione, oggi, proprio per il lavoro disperso, in gran parte
affidata ai canali del sistema dei servizi e della bilateralità.
Occorre rapidamente introdurre dei correttivi, prima che la CGIL si
trasformi in un grande collettore di servizi, rinunciando alla sua
funzione negoziale di rappresentanza collettiva e prima che l’adesione
alla CGIL stessa perda quel connotato identitario che l’ha da sempre
caratterizzata.
E’ nostra intenzione fare di questi temi l’asse centrale di modifiche
statutarie.
Contrasto netto all’accordo separato sulla contrattazione, lotta alla
precarietà, mobilitazione contro il collegato lavoro, battaglia per
una legge sulla rappresentanza, nuove regole per la trasparenza e la
democrazia interna all’Organizzazione sono i punti qualificanti sulla
base dei quali la mozione La CGIL che vogliamo valuterà le
conclusioni del Congresso di Rimini.
La CGIL che vogliamo |