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Ddl lavoro: accordo sull'arbitrato, senza la Cgil
Cisl, Uil e imprese firmano un avviso comune al
ministero del Welfare. Fammoni (Cgil): “Operazione preordinata, resta la
possibilità del licenziamento senza giusta causa”
Ancora polemiche sull’articolo 18. Oggi Cisl, Uil e rappresentanti delle
imprese hanno firmato al ministero del Lavoro una “dichiarazione comune”
per avviare un negoziato sul ricorso all’arbitrato nel processo del
lavoro, introdotto da ddl collegato alla manovra economica approvato
dalle Camere. Le parti si impegnano a definire un accordo
interconfederale, nel più breve tempo possibile, per “escludere -
affermano in una dichiarazione comune - che il ricorso delle parti alle
clausole compromissorie poste al momento dell’assunzione possa
riguardare le controversie relative alla risoluzione del rapporto di
lavoro”.
Arriva così una sorta di “mandato” al governo per portare avanti il
discorso sull’arbitrato. Confermati i dubbi della Cgil, unico sindacato
che non ha voluto firmare l’accordo poiché, a giudizio del sindacato di
Corso Italia, le tutele per i lavoratori sarebbero comunque indebolite.
“Il collegato lavoro è incostituzionale perché viola, tra gli altri,
l’articolo 24 della Costituzione che riconosce il diritto di ogni
cittadino a ricorrere al giudice per difendere i propri interessi”. Lo
afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che
aggiunge: “Dunque anche l’avviso comune, chiaramente preordinato da
Sacconi e dagli altri firmatari, assume un carattere incostituzionale.
Nessuno si illuda: la Cgil risponderà sia sul piano legale sia su quello
sindacale a questo attacco ai lavoratori per tutelarli nella loro
prerogativa a difendere i propri diritti come meglio credono, a
cominciare dai diritti dei lavoratori più giovani e più deboli”.
Secondo Epifani “prosegue il disegno che punta ad abbassare tutele e
diritti. Le imprese si assumono così un’ulteriore responsabilità verso i
lavoratori proprio mentre, a causa della crisi, centinaia di migliaia di
persone sono in cassa integrazione o perdono il proprio lavoro”.
Inoltre, continua il numero uno della Cgil, “il segretario della Cisl
aveva affermato che non avrebbe acconsentito ad alcun ricatto nei
confronti dei lavoratori al momento dell’assunzione: ma il senso
dell’intesa sottoscritta oggi è esattamente questo. Così si dividono
ancora di più le strade fra i sindacati e tutto questo rafforza le
ragioni dello sciopero di domani e la Cgil continuerà con tutte le forme
di mobilitazione necessarie per vincere questa battaglia”. “Non si pensi
- conclude Epifani - di nascondersi dietro l’esclusione dall’arbitrato
dell’articolo 18, cosa peraltro tutta da verificare, perché la legge
riguarda l’insieme di tutti i diritti e ogni altro aspetto della vita e
delle condizioni dei lavoratori”.
“Resta l’aggiramento dell’articolo 18 e la possibilità di arrivare al
licenziamento senza giusta causa”, osserva il segretario confederale
Fulvio Fammoni. L'arbitrato sarà infatti valido per tutti gli altri
aspetti, ma non solo. “La legge sulla certificazione - spiega - è
sbagliata e incostituzionale: non solo la via dell’avviso comune non è
percorribile, ma svilupperemo tutte le iniziative necessarie per
cambiarla, a partire dallo sciopero generale di domani”,
La riunione convocata al ministero, inoltre, aveva all’ordine del giorno
tutt’altro argomento, e invece, aggiunge il dirigente sindacale, “si è
consumato un accordo separato sull’applicazione di una legge che, come è
noto, la Cgil non condivide. Perché lo si è voluto fare e proprio oggi?
La legge, che peraltro non è stata ancora pubblicata sulla Gazzetta
Ufficiale, prevede un anno di tempo prima di entrare in vigore. Tutto
questo lascia pensare che si sia voluto operare in modo preordinato una
grave rottura tra le parti, con la complicità del governo, alla vigilia
dello sciopero generale”.
Favorevole, invece, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni,
secondo cui “si chiarisce finalmente una questione gonfiata artatamente
per ragioni politiche”. Anche per il segretario confederale Uil, Paolo
Pirani, “sgombrato il campo dai timori sull’articolo 18, le norme
sull’arbitrato rappresentano una garanzia per i lavoratori di poter
vedere riconosciuti i loro diritti in tempi più rapidi”.
11-03-2010 |