La CGIL tradisce se stessa
Una delegazione della federazione della Sinistra capeggiata da Paolo
Ferrero si è recata dal Capo dello Stato per chiedere di non firmare
la legge 1167 approvata la sera del 3 marzo scorso dal Senato in via
definitiva. Una legge che fa scempio dell'art.18 e riduce i diritti di
cittadinanza dei lavoratori che non potranno più invocare l'intervento
di un giudice come il famoso mugnaio di Dresda. La legge conta più del
Re da quando il diritto moderno si è sostituito all'arbitrio del
potere. Ma non in Italia. In Italia la volontà del datore di lavoro
prevaricherà la Costituzione fondata sul lavoro ed il giudice non
potrà intervenire né su richiesta del lavoratore licenziato
ingiustamente né di propria iniziativa.
La legge approvata dal Senato, nel silenzio, con il tacito consenso di
una opposizione che ha votato contro ma strizzando l'occhio alla
maggioranza, lasciando fare, è frutto di almeno due anni di lavoro
di squadre di avvocati delle aziende espertissime di esperienza di
tribunali e di carte bollate che hanno costruito vere e proprie
trappole attorno all'art.18 per "aggirarlo". Verbo usato da giornali
certamente non barricadieri ed estremisti come Repubblica ed il
Corriere della Sera e che esprime bene l'imboscata ai diritti dei
lavoratori oramai inermi di fronte ad un apparato legislativo che si
erge minaccioso e li sovrasta.
Questo lavorio di bulino dei legulei e dei topi di Tribunale ha
partorito una legge che rompe con la tradizione giuslavoristica
ispirata dalla Costituzione e della sua fondamentale funzione di
custode della parte debole dei minus habent che, a differenza di
quanto asserito da Sacconi, non è alla pari con il datore di lavoro.
Non potrà mai esserci parità tra chi dà il lavoro e chi lo chiede
assillato dal bisogno impellente di vendere la propria forza lavoro
per dare da mangiare alla sua famiglia.
Il lavoro dei topi di Tribunale è stato tale per cui sarà
difficilissimo al lavoratore potersi difendere dagli attacchi e dalle
insidie senza l'ausilio di avvocati esperti. Avvocati che non potrà
permettersi e che comunque potrebbero fare ben poco.
Scopo strategico di questa legge è la realizzazione del più
straordinario turnoover della storia del lavoro italiano. Espellere
dalle aziende tutti i lavoratori giudicati "pesanti" per i diritti
accumulati in dieci o venti anni di anzianità e sostituirli con
giovani magari precari ed interinali, invisibili, o addirittura con
staff leasing. Si realizzerà la più grande precarizzazione del lavoro
italiano dopo la legge Biagi e questa volta le vittime che verranno
stritolate saranno quanti sono stati indicati dall'infame
pubblicistica di liberisti a cominciare da Monti come "privilegiati".
I diritti sono finalmente diventati privilegi e come tali saranno
annullati. IL tutto per realizzare anche un altro abbassamento
consistente dei salari. Finalmente la differenza tra lavoratori a
tempo indeterminato e precari sarà annullata. Tutti precari!
Il passo importante e significativo della Federazione della Sinistra è
convalidato dalle preoccupazioni e dalle denunzie della cultura
giuslavoristica italiana e dalla protesta dell'ANM che denunzia il
vulnus recato alla Giustizia da una legge che, sostituendo ai Diritti
i Divieti e gli Obblighi, avvia un processo di radicale svuotamento
della Costituzione.
E' allarmante che ad una settimana dal misfatto, mentre Cisl ed UIL
confermano la loro adesione alla legge 1167, non si registri una presa
di posizione adeguata della CGIL. Osservatori qualificati come Mario
Tronti, Gallino, Cofferati giudicano o debole o scarsamente reattiva
la posizione della CGIL che si è fin qui manifestata con una notarile
dichiarazione di Epifani che rinvia al ricorso alla Corte
Costituzionale tutta l'iniziativa della Confederazione ed ad una
stranissima uscita della Segretaria Camusso che esclude la questione
dell'art.18 tra quelle che saranno indicate come obiettivi dello
sciopero generale di venerdi prossimo, uno sciopero per mendicare una
"una tantum" di sgravio fiscale di 500 euro.
Ci sono tanti modi per tradire i propri rappresentati, per abbandonare
i lavoratori alle ingiurie ed alle soverchierie del padronato. Modi
attivi come quelli della Cisl e dell'Uil che firmano una riforma del
contratto di lavoro che indebolisce di molto la certezza del diritto e
modi passivi come quelli che hanno caratterizzato la CGIL che si è
rifiutata di firmare quegli accordi ma ha preteso di essere presente
come il convitato di pietra di Mozart e poi si è incaricata di
lasciarli filtrare in tutti i contratti di categoria. Questo modo
passivo di interagire produce danni incalcolabili. Se la CGIL che è la
più grande organizzazione dei lavoratori italiani tuttora circondata
dal mito della sua bellissima storia sta zitta e si limita a
stigmatizzare senza tradurre la sua indignazione in azioni concrete
consuma un tradimento. Ora la bastonata inferta dalla legge 1167 é
tale non solo da tramortire ma anche da uccidere e non può essere
affrontata con il ricorso futuro alle vie legali. Ora e qui è
necessario organizzare la resistenza e la lotta.
Ieri al Quirinale doveva salire Epifani che magari, come ha già fatto
in passato, si lamenterà di una invasione di campo della politica sul
sindacato.
La CGIL deve sciogliersi dalla paralisi in cui la costringono il PD ed
i suoi sempre più sconcertanti rapporti con Cisl UIL ed anche con
l'UGL. Deve subito appellarsi ai lavoratori ed organizzare scioperi
fino a quando l'art.18 sarà in pericolo.
Intanto deve subito includere, con un atto solenne del suo Direttivo
Confederale, la questione della legge 1167 nel proclama dello sciopero
del 12 e chiedere a Napolitano di non firmare.
Si tratta di salvare la Costituzione dai numerosi attacchi di questo
Governo e della sua irresponsabile maggioranza che riguardano i
diritti civili dei cittadini ed i diritti sociali della gente che
lavora.
Pietro Ancona