La Bolognina della CGIL
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Sindacato protagonista ma non antagonista. E' uno slogan del Congresso
della CGIL. E anche il titolo di un Convegno dello SPI-CGIL che si
terrà a Palermo nei prossimi giorni e si propone anche di unire le
generazioni. Ma che vuol dire? Per sua natura il sindacato deve essere
antagonista, deve cioè essere portatore di istanze e di richieste che
è difficile vengano accolte senza il conflitto, senza la dialettica
dello scontro e del negoziato. Se il Sindacato non è antagonista priva
i suoi rappresentati della loro arma fondamentale: la lotta che si
sviluppa attraverso gli scioperi, le manifestazioni, i sitin. In
questo modo il sindacato diventa protagonista e fa diventare
protagonista la sua gente. Può esistere un protagonismo senza
antagonismo? Credo proprio di no a meno che non si pensi ad una fase
della concertazione che superi gli accordi del 93 e stabilisca una
sorta di automatismo per cui, date certi accordi interconfederali, non
resta che una funzione ragioneristica di registrazione di eventuali
variazioni.
Questa posizione che fa dei sindacati dei meri collaboratori del
padronato e del governo sterilizza la loro funzione sociale di
trasformazione e di riadattamento dei rapporti di classe e ne fa una
sorta di osservatorio passivo dei fenomeni sociali. Insomma, un
servente di una dinamica che viene stabilita senza il loro concorso.
Siamo nel campo del cosidetto "moderatismo" che di fatto ha regolato
le relazioni sindacali negli ultimi venti anni. Questo "moderatismo"
ha impoverito i lavoratori e le loro famiglie legandoli a una dinamica
retributiva stabilita a tavolino ed assai inferiore di quella reale.
Il fenomeno ha avuto anche riflessi nella normazione dei diritti.
Anche questi sono stati sottoposti ad una limatura costante che non è
ancora finita. Con la legge sull'arbitrato, caldeggiata bipartisan in
Parlamento, i lavoratori diventeranno cittadini con meno diritti dal
momento che non potranno rivolgersi al giudice, come chiunque può
fare, per risolvere una vertenza, nè il giudice potrà intervenire per
sanare eventuali ingiustizie per un divieto esplicito scritto nel
disegno di legge.
Quando la più grande organizzazione sindacale italiana si pone il
problema della natura stessa della
propria funzione sociale c'è qualcosa che deve fare pensare
profondamente. Siamo alla vigilia di una sorta di Bolognina della
CGIL? Alla formalizzazione di una abiura del sindacato di classe che,
in una visione di confederalità e cioè tenendo conto degli interessi
generali del Paese, senza uccidere la vacca come diceva Di Vittorio,
si proponeva l'avanzamento della classe lavoratrice, dei suoi diritti
e con esso anche la prosperità e la civiltà del Paese. Questa è stata
la CGIL fino a quando la lunghissima pratica unitaria con Cisl ed UIL,
confederazioni per loro naturale tendenza governative e
collaborazioniste, non ha indebolito fino a farlo diventare quasi
evanescente l'ethos che l'aveva sempre impregnata ed aveva dato vita
ad un mito talmente forte da durare ancora. I lavoratori vedono ancora
il Sindacato attraverso il grande mito della sua storia e non si
rendono conto che si è profondamente trasformato e che è oggi è
diventato uno strumento attuativo di politiche decise in
grande parte dal padronato e dal governo e da esso subite. Politiche
generali che hanno effetti micidiali sulla condizione umana e civile
dei lavoratori come le privatizzazioni che stanno divorando
dall'interno la scuola la sanità e le pensioni, i tre pilastri
fondamentali dello Stato Sociale del welfare di cui l'Italia era
orgogliosamente europea. Bisognerebbe aggiungere a tutto questo la
privatizzazione dello Stato come abbiamo visto per le vicende delle
Forze Armate e Protezione Civile che non hanno suscitato alcun
interesse nelle segreterie delle confederazioni. Come si possono unire
le generazioni se il Sindacato ha subito la spaventosa legge trenta
che mette un muro tra i giovani e i diritti ? Circa quattro milioni di
persone sono regolate dalle innumerevoli forme di prestazione
inventate apposta per eludere i loro diritti e schiavizzarli, come i
contratti a progetto o le collaborazioni a partita iva e pagate in
modo miserabile, molto al disotto dei minimi contrattuali. Questa
passività, assieme ad altre nefandezze pretese dal governo Prodi, è
stata sottoposta ad un referendum che avrebbe dato risultati bulgari a
favore. Cosa del tutto inverosimile e che è la spia di un gravissimo
deterioramento democratico.
La CGIL si avvia verso un Congresso in cui " i fondamentali" della
condizione dei lavoratori non
vengono messi in discussione. Non si mette in discussione il
precariato della legge Biagi, nè si avanza la proposta di un Salario
Minimo Garantito che potrebbe unificare italiani e stranieri nella
difesa di un minimo di remunerazione per la sopravvivenza. Non si
solleva il problema di un generale miglioramento dei salari auspicato
da economisti anche "moderati" come mezzo per ritonificare un sistema
con consumi sempre più depressi. Non si dice alt all'attacco allo
Statuto dei Lavoratori ma si attendono iniziative padronali o
governative per lavorare di lima, per "ridurre il danno". Non si mette
in discussione la natura dei rapporti con Cisl ed UIL, ma anzi si ha
la tendenza a chiudere in un ghetto i metalmeccanici che sono bastian
contrari e sono invisi al Potere.
Le due mozioni della CGIL dicono cose quasi simili e nonostante ciò la
mozione due lamenta gravi attacchi ai suoi diritti. Lamenta una
insofferenza enorme della maggioranza guidata da Epifani e la
limitazione degli spazi di dibattito. Il PD tira la volata e, dietro
le quinte, esercita una azione di condizionamento servendosi della sua
influenza sui funzionari a tempo pieno.
Sull'esito del Congresso sono assai pessimista. La rinunzia ad
intervenire nei processi politici generali del sistema economico sarà
ribadita ed il sindacato diventerà non protagonista e neppure
collaborazionista ma qualcosa di ancora meno. Fino a quando qualcuno
stabilirà che i contratti collettivi debbono essere sostituiti dai
contratti individuali come predicano i pannelliani da anni e
l'americanizzazione avrà colonizzato tutto il mondo del lavoro. Non
sarà certo una conquista abbandonare il modello europeo di sindacato
per abbracciare quello americano che è una sorta di scimmia sulle
spalle dei lavoratori.
pietro ancona