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di Francesco Piccioni - Manifesto
Hotel Carlton, il giudice dà ragione ai lavoratori
Esternalizzazioni fasulle? Qualcosa si può fare. Un
caso illustre a Bologna
Chi l'ha detto che contro le esternalizzazioni non c'è niente da fare?
Sentite questa. L'hotel Royal Carlton di Bologna aveva licenziato 24
dipendenti che si erano rifiutati di passare sotto agenzie di servizio (Manutencoop
e Gesconet). In pratica i servizi al «rifacimento camere», guardaroba,
facchini e pulizia e manutenzione venivano ceduti in appalto a queste
cooperative-holding, già protagoniste di numerose vertenze in mezza
Italia.
Il Carlton, come noto, non è un alberghetto qualsiasi. Fa capo alla Ega,
una società del gruppo Monrif, attiva anche nel campo dell'editoria
(possiede il Resto del Carlino, la Nazione, Il Giorno, ecc). Ma
soprattutto non è affatto in crisi. L'esternalizzazione viene infatti
giustificata con non meglio precisate «esigenze di ammodernamento e
innovazione» dell'organizzazione del lavoro. In pratica si tratta di
trasformare dei contratti a tempo indeterminato (o «ipergarantiti», come
direbbe l'ineffabile Brunetta) in contrattucci usa-e-getta, pagati un
soldo al chilo. Non essendoci crisi, non vengono chiesti neppure gli
ammortizzatori sociali o riduzioni d'orario. C'è solo da ricavare un bel
risparmio gestionale per l'azienda, in barba a legi e contratti in
vigore. Non proprio «ammodernamento e innovazione», ma un salto nei
secoli bui del lontanissimo passato.
Cgil e Cisl, presenti con qualche iscritto, firmano un'ipotesi d'accordo
con l'azienda. Con un referendum i lavoratori respingono nettamente
l'accordo e seguono le indicazioni del sindacato di base RdB. Il Carlton
non gradisce e prima licenzia il delegato sindacale, poi tutti e 24 i
dipendenti. Parte naturalmente un lunga serie di mobilitazioni. Infine
si arriva in tribunale del lavoro. Che giovedì ha sentenziato: i 24
dipendenti vanno reintegrati dal Carlton, che dovrà apagare anche le
spese processuali. Luigi Marinelli (Rdb), è decisamente soddisfatto:
«Questa sentenza è un importante precedente per estendere il contrasto
ai processi di precarizzazione selvaggia». Le preoccupazioni, però vanno
ora tutte al dpl collegato al lavoro che andrà in ultima lettura al
Senato la prossima settimana. Nel silenzio più totale dei media
padronali (e si capisce perché). Ma anche di sindacati e opposizione
parlamentare.
7.2.2010 |