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Sciopero virtuale? No, grazie.
di
Danilo Tosarelli, RSU CGIL Polizia Locale di Milano
Brunetta
nei giorni scorsi ha dichiarato che l'articolo 1 della Costituzione
va cambiato.
A suo dire, stabilire che l'Italia è a Repubblica democratica fondata
sul lavoro, non significa assolutamente nulla. Sottovalutare
Brunetta sarebbe un errore.
2-2-2010
E crediamo che la CGIL per prima, debba rizzare le
orecchie.
In questi giorni inizieranno i congressi di base di quello che
riteniamo un congresso storico per la CGIL.
Due i documenti presentati ed oltre 5 milioni e mezzo di iscritti con
diritto di voto.
Un'occasione importante per decidere quale CGIL sia più utile per i
lavoratori del nostro Paese.
Ci preme soffermarci su una questione che riteniamo molto importante e
che sarà presto di grande attualità.
Nel febbraio 2009 è stata presentata una proposta di legge che è già
stata formalizzata dal Consiglio dei Ministri.
Riguarda la regolamentazione del diritto di sciopero. Il Governo
Berlusconi ne ha già presso un TESTO UNICO entro 2 anni.
Quanti ne sono a conoscenza?
Ecco le perle che mirano a distruggere la reppresentanza sindacale.
- per indire uno sciopero un sindacato deve avere il 50% di
rappresentatività.
- se il sindacato ha il 20% di rappresentatività, ha OBBLIGO DI
REFERENDUM tra i lavoratori interessati. Potrà fare lo sciopero solo
se otterrà almeno il 30% di SI.
- ma c'è anche lo sciopero virtuale che potrà diventare obbligatorio
per quelle categorie la cui astensione dal lavoro determina e cito
testualmente "concreta impossiblità di erogare servizio principale
ed essenziale".
Il Governo deciderà quali siano questi servizi.
COSA PREVEDE LO SCIOPERO VIRTUALE?
- una dichiarazione anticipata di adesione da parte del lavoratore.
- si va a lavorare normalmente, ma il padrone non ti paga. I tuoi
soldi andranno in un FONDO che il Governo si riserva di precisare
meglio.
E' bene precisare, che tale proposta ha trovato orecchie interessate e
anche alcuni espliciti consensi in CISL, UIL e UGL.
La CGIL ha detto no, ma crediamo che questo no debba trovare risposte
adeguate.
A livello politico 2 sono le risposte degne di nota.
Ferrero di Rifondazione Comunista, che ha definito tale scelta "degna
di un Governo eversivo" e quella di Bersani del PD che ha dichiarato
"siamo pronti a discutere. Ma la soglia del Referendum ci sembra un
po' alta".
La nostra CGIL sceglierà la strada di un conflitto aspro e inevitabile
o preferirà ancora una sorta di concertazione, che vedrà comunque
una ulteriore riduzione del diritto di sciopero?
Affidiamo la risposta al nostro dibattito congressuale.
Per quanto ci riguarda riterremmo deleterio un processo di PDzzazione
in CGIL.
Alcune dinamiche precongressuali vanno in quella direzione.
Per poter opporsi con efficacia a questi violenti processi di
normalizzazione del dissenso parte di questo Governo, occorre una
CGIL determinata e che non abbia reticenze nel mettere in campo il
conflitto.
I fatti ci dicono che il rapporto con CISL e UIL si è ormai
deteriorato e non ha più alcun senso attendere Godot.
Occorre una CGIL forte, autorevole e autonoma nelle sue analisi e
nella sua azione.
Chi ancora si attarda nel sostenere la bontà della concertazione, ha
la responsabilità di rendere sempre più drammatiche le condizioni di
vita di milioni di lavoratori.
Conflitto e democrazia sono strumenti insostituibili di un sindacato
che voglia per davvero tutelare e far progredire il mondo del
lavoro.
Preservare lo strumento dello sciopero, purtroppo già ampiamente
delimitato nel settore pubblico, significa non voler rinunciare alle
proprie prerogative. Senza se e senza ma.
Io e tutti i delegati CGIL RSU della Polizia Locale di Milano
sosterremo il documento "la CGIL che vogliamo", perchè ci sembra il
più vicino alle nostre aspirazioni.
L'adesione della FIOM è per noi garanzia insostituibile di serietà e
di coerenza.
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