L’insostenibile leggerezza dello sciopero generale della CgilLa Cgil ha convocato, per il prossimo 12 marzo, uno sciopero generale di 4 ore, con manifestazioni e cortei in moltissime città del Paese, per esprimere la propria contrarietà alle politiche adottate dal Governo per contrastare la crisi economica e per mettere al centro dell’agenda politica del futuro tre temi chiave: il lavoro, il fisco, l’immigrazione. “Si tratta – ha spiegato Epifani in una nota del sindacato, a proposito
della questione fiscale – di riequilibrare in modo più equo la
distribuzione, soprattutto in una fase di grande difficoltà
economica come questa, perché da 30 anni è in atto un processo che sposta
il peso del prelievo dalla rendita ai redditi da lavoro”. Mentre, per quando riguarda le problematiche legate ai lavoratori immigrati scoppiate su scala nazionale in occasione del caso di Rosarno, la Cgil chiede di “riprendere l’iter di una legge sulla cittadinanza e per arrivare a correggere gli aspetti più gravi dalle leggi di questo governo sugli immigrati”. Qualcuno potrebbe domandarsi, certo ragionevolmente, perché allora
Epifani e buona parte della Cgil abbiano voluto ostacolare e
snobbare lo sciopero generale di tutti i lavoratori immigrati,
convocato per il 1 marzo in occasione di un appuntamento, “24 ore senza di
noi”, che ha ormai assunto carattere europeo. Posizione legittima. Ma perché la Cgil non ha cercato di confrontarsi
con gli organizzatori di quella iniziativa, cercando di far coincidere i
due appuntamenti? Nell’intervento sull’immigrazione, inoltre, Epifani sembra trattare le
problematiche sorte a Rosarno considerando i neri come immigrati
prima che come lavoratori. Per quanto riguarda, poi, il passaggio del discorso di Epifani sulla
crisi economica, i dubbi sull’analisi della Cgil crescono
esponenzialmente. Dopo l’imponente manifestazione al Circo Massimo del 4 aprile
2009, la Cgil ha cercato di allentare la tensione sociale
presente nel Paese, credendo di poter uscire dalla crisi con i collaudati
metodi della concertazione, ma è stata travolta dall’iniziativa
dei lavoratori che, dalla Innse in avanti, hanno reagito ai
licenziamenti salendo sui tetti, occupando le fabbriche, dando vita a
scioperi spontanei. La Cgil dovrebbe porsi queste domande; e, soprattutto, darsi risposte soddisfacenti. E’ questo l’unico modo possibile per dare concretezza ad uno sciopero generale che, oggi come oggi, appare estremamente fumoso. Mattia Nesti 25.01.2010 |
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