di Francesco Piccioni


FIOM CGIL - «Decide chi lavora»


Proposta di legge su rappresentanza sindacale e referendum sui contratti
Se una democrazia è davvero in pericolo, lo si vede in primo luogo sui posti di lavoro. E dall'osservatorio della Fiom Cgil, il sindacato largamente maggioritario tra i metalmeccanici, la situazione è «esplosiva».
A un anno esatto dall'«accordo separato» sulla riforma del modello contrattuale (Cisl, Uil e Ugl da un lato, governo e Confindustria dall'altro), la Fiom lancia - da febbraio - una campagna di raccolta firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare che regoli la rappresentanza sindacale e la validazione degli accordi contrattuali. Lo fa in controtendenza rispetto a quel che sta combinando il governo «nel silenzio generale». «Un attacco sistematico e organico a tutta la legislazione sul lavoro» - che viene di fatto sostituita integralmente - per ridurre a nulla il potere contrattuale dei lavoratori.
Il tutto è contenuto del ddl sul lavoro in discussione al Senato, lo stesso «pacchetto» in cui è compresa la possibilità di avviare al lavoro come apprendisti anche i 15enni - in pieno obbligo scolastico - considerando quell'anno come «formazione». Ben più gravi appaiono però le modifiche che la Fiom ha potuto verificare. In pratica, si prevede l'abolizione dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori (che vieta il licenziamento «senza giusta causa»); l'escamotage è il ricorso all'«arbitrato», con l'obbligo di «sceglierlo» come modalità di risoluzione delle controversie future col datore di lavoro già al momento della firma del contratto di assunzione (quando il lavoratore è debolissimo). In questo modo sarebbe impedito intanto il ricorso al giudice, mentre la «sentenza» verrebbe scritta da «arbitri» di cui è impossibile al momento individuare identità, autonomia e competenze.
Un secondo punto riguarda ancora l'apprendistato, con la retribuzione che potrebbe essere decisa a livello aziendale, territoriale, regionale, riammettendo la «percentualizzazione». Un istituto che era stato superato alcuni anni fa fissando il salario degli apprendisti a «non meno di due livelli» sotto quello della qualifica corrispondente. Se si può pagare un apprendista anche meno, si apre la rincorsa ad assumere «solo apprendisti», con salari variabili a seconda del territorio o dell'azienda. Magari persino del singolo individuo.
Altri dettagli saranno presto resi noti. ma il tutto avviene, dice la Fiom, in una situazione in cui non ci sono più regole condivise per la firma e la convalida dei contratti. Nel settore metalmeccanico, com'è noto, è stato siglato un accordo che esclude la Fiom. Nel settore pubblico il contratto è stato di fatto eliminato. Nell'artigianato (oltre un milione di dipendenti), il 15 dicembre è iniziata una trattativa per il rinnovo (8 euro di aumento!) senza neppure convocare la Cgil al tavolo.
Soprattutto, «siamo in un paese in cui i contratti sono validi per tutti i dipendenti, ma vengono firmati da sindacati minoritari e i lavoratori non possono nemmeno votare se sono d'accordo oppure no». Su questa strada, spiegano Gianni Rinaldini - segretario generale - e Maurizio Landini, membro della segreteria, «siamo all'arbitrio, con un padrone potrebbe decidere di farsi un suo sindacato e firmare accordi solo con quello». Il vuoto legislativo in materia di rappresentanza sindacale, infatti, non permette di ricorrere al «paracadute» della legge quando non si riesce a trovare l'accordo tra le parti. A quel punto «è la controparte che legittima il suo interlocutore». Anche un signor Nessuno.
La proposta di legge Fiom, quindi, prevede il diritto di eleggere Rsu anche nei posti con meno di 15 dipendenti, con voto «personale, libero, uguale e segreto»; con il proporzionale puro, su liste concorrenti e senza più la garanzia di un terzo dei delegati riservato ai sindacati «maggiormente rappresentativi». Le organizzazioni ammesse alla trattativa sui contratti nazionali debbono avere - come nel pubblico impiego - una rappresentanza certificata di almeno il 5% (ottenuta con un mix tra voti presi alle elezioni rsu e numero di iscritti che pagano regolarmente le quote); mentre i contratti aziendali vengono sottoscritti dalle Rsu.
Ma il punto fondamentale, la «vera novità», è il referendum tra tutti i lavoratori per validare o annullare qualsiasi accordo che li riguardi. »Con il referendum non sono possibili contratti separati o incertezze su quale sia valido: sono i lavoratori a dire sì o no». Il riferimento è proprio alla situazione dei metalmeccanici: Cisl e Uil hanno disdettato il vecchio contratto e ne hanno firmato uno nuovo. La Fiom considera valido fino al 2011 quello «vecchio». Mentre Federmeccanica si trova in una posizione singolare: non ha disdettato il vecchio, ma ne ha siglato un altro. Cose che succedono, ma solo fuori dalla democrazia. Interessante però la reazione dei lavoratori: nonostante l'occupazione si stia drasticamente riducendo, la Fiom nel 2009 ha registrato un aumento degli iscritti, invertendo una tendenza più che decennale.
 

23.1.2010