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11 gennaio 2010 CGIL-CISL-UIL, UNITE ALLA GRANDE, SULLA PELLE DEI LAVORATORI CHIMICI! Gran bel regalo natalizio per i lavoratori chimici, quello
del nuovo CCNL siglato da tutti e tre i sindacati
ufficiali (tre anime in un nocciolo, non c’è che dire!), i
quali hanno ritrovato l’armonia che fra loro si era rotta
con l’accordo interconfederale separato del 22 gennaio
2009 sulla controriforma del cosiddetto “modello
contrattuale”. Durata del contratto allungata a 3 anni: in questo modo, mentre l’inflazione si mangia il salario ogni giorno, ci vorranno 3 anni per averne un qualche misero recupero. Incrementi salariali: altro che recupero del potere
d’acquisto! Si tratta di 135 euro lordi scaglionati in 3
rate nell’arco di 3 anni per il livello D1, che diventano
115 per il livello E1: aumenti calcolati con un nuovo
parametro di misurazione dell’inflazione (da cui resta
escluso l’aumento del prezzo dei prodotti energetici),
perfino peggiore di quello precedente, che ci aveva
falcidiato le retribuzioni di migliaia e migliaia di euro
all’anno a partire dal 1992, quando Cgil, Cisl, Uil,
padroni e governo avevano abolito la “scala mobile dei
salari”. Scatti d’anzianità: vengono semplicemente aboliti, congelandoli al 31/12/2009. Non ci resta che calcolarne i danni in busta paga! Il premio di partecipazione/risultato sarà totalmente variabile, decurtato complessivamente in base all’ “assenteismo” medio ed erogato in base all’ “assenteismo” individuale. I contratti a termine potranno durare ben oltre i 36 mesi previsti dalla legge, arrivando fino a 54. Periodo di prova raddoppiato, raggiungendo i 4 mesi per il livello E e i 6 mesi per i livelli C e D, per permettere al padrone il massimo controllo sui lavoratori prima di confermarne l’assunzione. Libertà sindacale e diritto di sciopero, fortemente limitati dall’istituzione della Conciliazione e dell’Arbitrato nelle vertenze di fabbrica, perché non venga disturbata la “pace” padronale e gli accordi aziendali siano in linea coi piani delle imprese e dei sindacati loro compari, senza che ai lavoratori venga riconosciuto il diritto di contrapporsi alle loro manovre, e col ridimensionamento del ruolo delle stesse RSU. Permessi della legge 104: occorre comunicare il proprio calendario annuale (!) di utilizzo all’azienda, la quale potrà anche differirne la fruizione per motivi organizzativi. In caso di crisi aziendale, l’impresa ha la facoltà di trasformare i contratti a tempo pieno in contratti part-time, senza alcuna contrattazione. BEL CONTRATTO; NO? D’altronde, non c’era da aspettarsi
niente di meglio, non solo dai padroni, ma neppure da
sindacati capaci solo di muoversi nel più pieno
accodamento alla volontà delle imprese (e del governo). E
questa non è una novità. Cobas Lavoro Privato PISA |
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