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Disastro chimico 23 dicembre 2009, Liberazione, di Giorgio Cremaschi. L’accordo firmato anche dalla Cgil per le categorie del settore chimico non è semplicemente un brutto contratto, è un altro sistema contrattuale. Quello definito dall’accordo separato del 22 gennaio. Basta leggere la premessa sottoscritta dalle parti per capire che siamo entrati in un’altra dimensione delle relazioni sindacali, rispetto a quella che conosciamo. Il contratto nazionale, si scrive, serve per la produttività, la competitività e l’occupazione, nell’ordine. Non è più un istituto che tutela il salario e regola la condizione di lavoro, ma uno strumento di pace sociale governata dai contraenti. Negli anni passati la Confindustria e la Cisl hanno più volte sostenuto che il contratto nazionale doveva cambiare natura. Da carta di diritti esigibili dai lavoratori, doveva diventare una sorta di cornice politica nella quale governare flessibilità e competitività. Questa è la nuova ideologia contrattuale, quella che il ministro Sacconi ha definito come “complicità tra sindacati e imprese”. Essa trova sanzione nel nuovo testo. Tutti i punti normativi e salariali si sviluppano di conseguenza. (...) Naturalmente si accettano la decorrenza
triennale e le nuove regole di raffreddamento dei conflitti,
che portano da 4 a 7 mesi la durata del divieto di sciopero.
Questo è stato accettato anche da altri nella Cgil, ma qui si
va oltre. Qui per ottenere qualche euro in più, rispetto all’Ipca,
si cancella un istituto storico dei lavoratori: gli scatti
d’anzianità. Non è mai avvenuto che una categoria, dalla sera
alla mattina, sopprimesse una voce nella busta paga dei
lavoratori senza rimpiazzarla con nulla, se non con la
partecipazione. Qui si sopprime un istituto salariale fisso,
che tutti i lavoratori possono esigere e si programmano per il
futuro paghe più basse per tutti, in particolare per i nuovi
assunti. Questo in cambio di nulla o, il che è ancora peggio,
di un’ulteriore flessibilità del salario aziendale che, con il
nuovo accordo, diventa totalmente variabile. Si conferma un
trattamento peggiorativo rispetto alla legge per i lavoratori
precari. Infatti i contratti a termine potranno durare da 48 a
54 mesi, ignorando il limite di 36 posto dal governo Prodi. Si
conferma la possibilità della deroga a livello aziendale
rispetto alle parti normative del contratto nazionale. C’è da
dire che i sindacati dei chimici su questo punto avevano già
fatto danni, sottoscrivendo il principio della deroga ancora
prima che Cisl e Uil lo definissero nell’accordo separato di
gennaio.
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