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L'Unità sindacale l'è morta .....
di Sara Farolfi - ROMA
Fisco: il patto di Cisl e Uil con le
imprese e il governo
Nel paese dove l'80% delle dichiarazioni dei redditi non
supera i 26 mila euro, il 50% non va oltre i 15 mila euro e
addirittura meno dello 0,2% dichiara oltre 200 mila euro
l'anno - lo dicono le dichiarazioni 2008, relative all'anno
d'imposta 2007 - qualsiasi discorso sul fisco di qui dovrebbe
partire. Evidentemente però l'obiettivo degli stati generali
sul fisco organizzati ieri da Cisl e Uil era ben altro:
segnare l'ennesimo colpo all'ultimo baluardo dell'unità
sindacale. Impresa non troppo difficile di questi tempi e
pienamente riuscita. «La Cisl ha rotto l'unità sul tema del
fisco e le divisioni non sono che un regalo al governo»,
commenta Agostino Megale (Cgil), fresco di presentazione,
lunedì, delle proposte Cgil per un fisco più equo.
«Gli amici della Cgil ci hanno chiesto perchè non facciamo la
battaglia fiscale insieme»... Secondo Raffaele Bonanni (Cisl)
però «le battaglie non si fanno con i polveroni ma con
l'impegno costante, e siamo stufi di chi va sempre in cerca
delle cose superlative e non si occupa delle cose minime.
Quando le cose non vanno si collabora tutti». Nel merito, le
due proposte - quella della Cgil e quella di Cisl e Uil - non
sono poi così distanti. Un anno e mezzo fa sul fisco c'era
anche una piattaforma comune dei tre sindacati. Il fossato è
stato scavato ieri da un parterre assolutamente d'eccezione
per un'iniziativa sindacale. Agli stati generali sul fisco
ieri mancava la Cgil, ma c'erano in compenso Emma Marcegaglia
(Confindustria) e Giulio Tremonti (ministro dell'economia), e
poi anche Enrico Letta (Pd), Giorgio Guerrini
(Confartigianato) e Carlo Sangalli (Confcommercio). Luigi
Angeletti (Uil) la dice così: «Noi vogliamo fare una riforma,
vogliamo arrivare a un accordo con tutti, non facciamo
semplicemente delle rivendicazioni».
Il risultato è stato che ieri di evasione fiscale si è parlato
molto poco. Nulla si è detto dello scudo fiscale - una vera e
propria «amnistia» che premia mafie e malaffare di ogni tipo -
e delle proroga dei suoi termini che pare ormai certa (e che
dovrebbe arrivare con il milleproroghe). Molto si è detto in
compenso della «violenta semplificazione» - parole di
Marcegaglia - che le imprese reclamano a gran voce, una
semplificazione che fino a qui è stata interpretata dal
governo come un allentamento della lotta all'evasione fiscale.
L'obiettivo è «un patto sociale» nel medio periodo, forse un
«avviso comune» a breve. Il sistema fiscale va cambiato anche
secondo Tremonti, che raccoglie l'invito di Cisl e Uil -
«cambiamolo insieme» - con l'avvertenza che «il cammino sarà
difficile e complesso», e che fino a quando il debito sarà ai
livelli in cui si trova ora - lascia intendere il ministro -
di tagli alle tasse, storico cavallo di battaglia di
Berlusconi, proprio non se parla. Nulla dice il ministro della
richiesta - avanzata da Cisl e Uil, e lunedì anche dalla Cgil
- di un innalzamento al 20% dell'aliquota sulle rendite
finanziarie. Tremonti parla invece di un «disegno selettivo»
che preveda un «bonus fiscale a favore della famiglia nella
sua composizione, della ricerca, e dell'ambiente», e «un malus
riservato alla speculazione e al consumo ambientale».
A febbraio partirà la campagna Cgil sul fisco, con lo slogan
«loro evadono, tu paghi 3000 l'anno in più». Il sindacato di
corso d'Italia propone un intervento immediato: 20 miliardi
nei prossimi due anni per abbassare la pressione fiscale su
lavoro e pensioni, da reperire con diverse misure, tra cui
un'imposta sulle transazioni speculative, la tassazione delle
rendite al 20%, una patrimoniale «alla francese», e una più
seria lotta all'evasione con la reintroduzione della norma
sulla tracciabilità degli assegni abolita da Tremonti. Una
riforma fiscale che parta dal riequilibrio delle disparità:
ieri, alla fin fine, si è parlato d'altro.
Manifesto 16-12-2009 |