|
PAGA IL LAVORO
Galapagos
Dai lavoratori dipendenti alle imprese; dalle imprese all'Inps;
dall'Inps allo stato; dallo stato nel gran calderone della spesa
pubblica. Forse destinato a finanziare (750 milioni) le missioni di
«pace» nel mondo, o il ponte di Messina (500 milioni) che avevano
promesso sarebbe stato pagato dai privati, oppure destinati (130
milioni) alle scuole private: questo il percorso che ha fatto il Tfr
inoptato, cioè il Tfr di chi ha deciso di non decidere, dei lavoratori
nelle imprese con oltre 50 dipendenti. Per Angeletti segretario della
Uil, la decisione di Tremonti è la conferma della bontà della battaglia
fatta due anni fa dal suo sindacato per obbligare tutti i lavoratori a
versare il Tfr ai fondi di previdenza integrativa. Per noi è la conferma
di un errore gigantesco, con il governo Prodi complice. E le imprese non
ne hanno tratto alcun beneficio in termini di risorse aggiuntive da
destinare allo sviluppo e alla crescita dell'occupazione.
Certo, anche le imprese non erano solite monetizzare il Tfr, ma lo
investivano utilizzando i soldi dei lavoratori per acquistare macchine,
edifici, scorte. Se anche lo stato lo facesse, nessuno avrebbe da
ridire. In altre parole se il Tfr accumulato (oltre 3 miliardi di euro
versati da 3 milioni di lavoratori) finisse in asili nido, in energie
rinnovabili, in sicurezza ambientale e in case per i lavoratori
probabilmente nessuno avrebbe da ridire. Ma la sottrazione del tesoretto
del Tfr assomiglia tanto a una rapina, nonostante le rassicurazioni -
banali e scontate, di qualche ministro, tipo Sacconi - che i lavoratori
non perderanno il loro Tfr. Però l'idea «geniale», da ennesimo colpo di
finanza creativa di Giulio Tremonti un merito lo ha: ha messo in
evidenza che tutto il sistema economico si regge sul lavoro dipendente e
che gli altri «fattori produttivi» altro non sono che lavoro «morto»,
del quale altri si sono appropriati.
La situazione è complicata, ma la finanziaria per il 2010 non la
semplifica. E soprattutto non fa nulla per il lavoro, salvo piccole
elemosine per chi il lavoro lo ha perso. Ieri Guglielmo Epifani, per
dimostrare quello che non fa questa finanziaria, ha chiesto perché non
vengano destinati per i Tremonti bond allo sviluppo i fondi non
utilizzati dalle banche. Un'idea semplice, ma efficace. Basterebbe che
altri soggetti economici privati emettano bond che dovrebbe
sottoscrivere il tesoro specificando a quali fini viene destinato il
ricavato. Così le persone saprebbero cosa finanziano. Lo stesso potrebbe
essere fatto con il Tfr che diventerebbe una sorta di «tassa di scopo»
pagata dai lavoratori per investimenti che sono loro a decidere e
soggetti, anche privati, a realizzare, ma con milioni di occhi puntati
addosso a controllare che i soldi siano spesi beni.
Questa finanziaria sta scontentando proprio tutti: gli enti locali,
comuni in testa, stanno per portare in piazza la loro protesta a
dimostrazione che il federalismo fiscale è una balla gigantesca. Tra due
giorni, invece, il mondo della formazione sarà in piazza: contro la fuga
di cervelli all'estero e contro una politica che vuol far diventare
efficiente la scuola regalando soldi agli istituti privati.
10 dicembre 2009 |