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La strana uscita del compagno Andrea Montagni sul congresso .... Con chi ce l'ha ? .. e perchè poi ?
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A quanto pare il compagno Andrea Montagni è molto, ma molto arrabbiato per il fatto che altri abbiano presentato un documento alternativo per il congresso Cgil. Non è la cosa in se che lo disturba quanto il fatto che così potrebbe apparire (lui) troppo allineato sulle posizioni della maggioranza della Cgil mentre, si sa, quanto ci tiene ad essere considerato lui il vero (se non unico) rappresentante del pensiero progressista, di sinistra, di classe del sindacalismo italiano.
Il compagno Montagni risolve la questione semplicemente etichettando come "Patacca" il documento alternativo al congresso, e lo fa con la grazia dell'elefante che cita due o tre titoli del documento alternativo senza illustrarne il contenuto ma facendo allusioni sul "chissà cosa c'è dietro", facendo cioè intendere che quel documento non dice nulla di diverso da quello sostenuto da lui e da Epifani, anzi ... lo dice peggio. Il bello è che il Montagni si cimenta in ciò senza presentare, di contro, cosa propone invece il documento da lui sostenuto, giusto perchè il suo allineamento alla linea "tutto bene madama la marchesa" non sia esplicitamente evidente.
In fin dei conti il suo articolo è solo un modo per esprimere il suo livore, il suo fastidio cercando così di riproporsi nella veste di chi ha capito tutto (il trucco) e invita gli altri a non cascarci, a capire subito chi è veramente di sinistra (lui) e chi no (gli altri).. La sua è una fraseologia da comiziante , e dice così poco nella sostanza del merito che altro non può fare che invitare i lavoratori ad andarsi a leggere i documenti. Cosa che tutti auspichiamo, e non perchè lo dice il Montagni, ma perchè sarà sul vero merito delle analisi e delle proposte che i lavoratori si esprimeranno e non sul fatto che al Montagni la cosa abbia fatto venire la bile o cose simili.
Ciò detto nessuno è qui a vantare la perfezione del documento alternativo (ognuno di noi se potesse scriversene uno suo presumerebbe di poter far di meglio) ma Montagni non potrà nascondere che, fra le altre, c'è una cosa urgente che il documento alternativo mette nel confronto congressuale, ed è la questione contrattuale.
Abbiamo rifiutato di votare l'accordo separato sulla contrattazione ? Bene .., ed allora, adesso come procediamo ? Se è vera l'analisi che tutti fanno, e cioè che quell'accordo separato, oltre alla riduzione del potere contrattuale, propone uno scenario di tipo neocorporativo nel quale è lo stesso modello sindacale rivendicativo e partecipativo ad essere triturato cosa dobbiamo fare come Cgil ??
Il documento sostenuto da Montagni propone di fatto una difesa del modello contrattuale come era prima dell'accordo separato, accettandone una ulteriore compromissione in nome di una unità con Cisl e Uil che si vuole recuperare, ed in nome di un rapporto con le associazioni padronali con le quali non si vuole rompere troppo. Praticamente si vuole rientrare nel gioco imposto da Cisl-Uil-Confindustria senza perderci troppo la faccia. Così succede ciò che sta già accadendo, e cioè che categorie della Cgil firmano (con Cisl e Uil) contratti triennali con un montante salariale più basso che in passato, con una maggiore apertura di fatto sul maggiore peso che il salario variabile dovrà avere nei prossimi anni, con manomissioni normative che aumentano le discrezionalità aziendali sull'utilizzo della forza lavoro e con manomissioni allo stesso sistema di relazioni sindacali aprendo di fatto alla prassi delle commissioni bilaterali (quelle cioè che nei progetti di Cisl, Uil e padroni dovrebbero sostituire nel futuro la contrattazione).
A ciò che sta succedendo ed a ciò che dice il documento sostenuto da Montagni non basta rispondere ripetendo ormai come un tormentone che la Cgil si è rifiutata di firmare l'accordo separato, come se questa affermazione salvasse capra e cavoli. Ciò che conta sono i fatti concreti, ed i fatti dimostrano come la Cgil, ad oggi, non abbia nessuna strategia da contrapporre alle derive neocorporative decise da Cisl-Uil-Confindustria. Ed è inaccettabile che la Cgil, la più grande organizzazione sindacale, si accontenti di barcamenarsi aspettando di vedere che succede, perchè così facendo ... e lo sa anche Montagni, la Cgil è condannata ad essere risucchiata nel nuovo modello sindacale neocorporativo.
Forse con un po di presunzione, ma con molta onestà, molti delegati credono invece che una svolta alla linea della Cgil debba e possa essere data. E come ..? Forse appoggiando il documento di Montagni che nei fatti sostiene ormai il contratto triennale e tutte le sue conseguenze su salari e normative? Montagni dirà che non è vero, perchè lui ed Epifani sostengono anche la Fiom che insiste (sola tra le categorie Cgil) nel rifiutare l'accordo unitario di categoria sulla triennalizzazione del CCNL. Che strano ... così Montagni ed Epifani sarebbero d'accordo sia con le categorie che firmano i contratti su base triennale (in ciò aderendo di fatto all'accordo separato che la Cgil non ha firmato) che con la Fiom che quel contratto si rifiuta di firmare ..... Come linea è un pò contorta
Il documento alternativo, sulla contrattazione dice almeno che la Cgil deve mettere in campo non già una tattica da ordine sparso dove ogni categoria fa ciò che vuole e dove la Confederazione dice che va bene tutto purchè si firmi qualcosa, ma una proposta complessiva su un nuovo modello contrattuale e ciò partendo da due punti fermi:
1. Se è vero che il potere d'acquisto dei salari si è andato riducendo in questi 15 anni, allora bisogna liberare la contrattazione da ogni vincolo, sia esso l'inflazione programmata o altro, e ridare alla contrattazione sindacale la propria autonomia di elaborazione e di proposta. Il principale parametro a cui la contrattazione deve far riferimento è quello dei bisogni che il mondo del lavoro esprime in completa autonomia ed a questi deve rendere conto. 2. Se è vero che Cisl e Uil hanno ormai scelto la linea della collaborazione neocorporativa con i poteri economici, e se è vero che la Cgil non intende seguirli su questa strada, allora bisogna dare (ridare) più potere ai lavoratori nei luoghi di lavoro, dando loro il diritto di votare su piattaforme e su accordi (referendum) e rendendo vincolante il loro voto per tutte le organizzazioni.
Già solo queste considerazioni dimostrano quanto c'era bisogno di un documento alternativo che almeno ci provi a portare queste cose nel dibattito congressuale.
Ma per Montagni questo è solo fumo negli occhi, frasi urlate "come fossero di sinistra" da persone che di sinistra non sono ..... Come se il salario che potremo contrattare nei prossimi anni non sia questione che riesca a destare il suo minimo interesse a lui preme solo cercare di dimostrare quanto sia di sinistra lui e quanto di destra gli altri, dal che la ovvia teoria che afferma come chiunque dica cose di sinistra che non sia lui è sicuramente un pattacaro. Ed infatti conclude dicendo (già li vede addirittura) che Rinaldini e gli altri ridono sotto i baffi per aver preparato una "patacca" contro i lavoratori .... Più banalmente noi non abbiamo parole di fronte a tanta idiozia
28-11-2009 COORDINAMENTO RSU
ARTICOLO DI ANDREA MONTAGNI SULLA RIVISTA DI LS FIRENZE - NUMERO DI NOVEMBRE La gran macchina politico-organizzativa del congresso della CGIL è in moto, coll’approvazione nel Direttivo nazionale del 10 novembre del regolamento congressuale (all’unanimità con 4 astenuti) e la presentazione dei Documenti congressuali (due e contrapposti). 5 milioni e 600 mila iscritti (150.000 in provincia di Firenze) saranno chiamati a partecipare a migliaia e migliaia di congressi di base per eleggere migliaia di delegati ai congressi provinciali di categoria e di Camera del Lavoro. Nessuna campagna elettorale è paragonabile a questo meccanismo democratico / partecipativo. Il congresso si tiene ogni 4 anni. È per la CGIL un bagno salutare: rinsalda il rapporto tra delegati e lavoratori, tra funzionari e iscritti. È sempre stato così. C’è chi lo considera soltanto una faccenda burocratica. La burocrazia c’è. Ma non corrono né denaro, né spot elettorali come alle elezioni. Chi chiede il voto è conosciuto benissimo: è un compagno di lavoro o il sindacalista che segue l’azienda o un dirigente a tutti noto. Nota è la materia della contesa: il lavoro e la sua condizione, il sindacato e la sua gestione… Due mozioni, dirà il lettore, perché c'è una contrapposizione di merito su cose spesse: i sostenitori della concertazione (da una parte) e gli irriducibili dell’antagonismo di classe (dall’altra), i difensori dell’accordo del 23 luglio 2007 (da una parte) e i contestatori (dall’altra), i sostenitori della proposta Ichino sul contratto unico d’inserimento (da una parte) e quelli contrari (dall’altra), chi sostiene che l’accordo separato è un incidente di percorso, avendo votato la Piattaforma unitaria alla vigilia dell’intesa (da una parte) e chi pensa che segni una rottura con la natura del sindacato (dall’altra). Niente di tutto questo. Del resto la CGIL, nell’ultimo anno, ha deciso tutto all’unanimità. Dal rifiuto dell’accordo separato alle iniziative di lotta. Qual è allora la divisione? A leggere i documenti congressuali, che saranno reperibili sul sito della CGIL, grandi divergenze su che fare non emergono. Sulle questioni fondamentali tutti dicono le stesse cose e sulle questioni che potrebbero dividere (l’accordo del 23 luglio 2007, la Piattaforma unitaria sulla riforma della contrattazione) tutti glissano e tutti propongono gli stessi rimedi (perché tutti sanno, ma non dicono, che quelle cose lì hanno comportato più problemi che vantaggi…) Una differenza tra i due documenti c’è e riguarda i “valori”. Non ha conseguenze immediate: per essere attuata richiederebbe la riconquista della contrattazione, perché – come saggiamente si scrive anche nel documento alternativo - la concertazione è “oggi improponibile” (il neretto è mio!). Dice il documento di “minoranza” che la democrazia economica si realizza con la partecipazione “duale” all’assetto societario delle aziende (sì, si tratta proprio della comunanza d’interessi tra capitale e lavoro su base aziendale…), con un welfare contrattuale e lavoristico (per l’autosufficienza si prevede un fondo a carico d’imprese, lavoratori e pensionati, cioè pagato con il salario differito, come si prevede il potenziamento dei fondi integrativi per fare “massa critica”) ed altre perle neocorporative. E, dulcis in fundo, si propongono le primarie. Il sindacato si basa da sempre sul principio del largo consenso e sulla democrazia partecipata e della solidarietà, per temperare il principio di maggioranza. Il principio di maggioranza è democratico, ma non basta a tenere assieme una coalizione d’interessi, di differenze, di soggettività collettive. Quando uno si prepara a rifilare una patacca, la lucida e la spaccia per oro zecchino. Il linguaggio è molto duro, ma è fumo negli occhi. Mai acquistare a scatola chiusa: leggete e confrontate i documenti! Assisteremo ad una campagna mediatica per presentare il documento firmato da Moccia, Rocchi, Maulucci, Guzzonato, Podda ed altri come un documento “radicale”, “per il conflitto”, “veramente di sinistra”. Mai opinione fu opinabile. Già li vedo ridere sotto i baffi, per il bello scherzo che vanno preparando. Andrea Montagni (vicepresidente Comitato Direttivo nazionale CGIL)
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