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Una dimostrazione in più perchè il congresso deve essere un momento di svolta. Il fantasma dello sciopero generale. Il Direttivo Cgil si rifiuta di decidere Link collegati: - La nota del Coordinamento RSU - Giorgio Cremaschi - “E’ molto grave il rifiuto di discutere ora dello sciopero generale” - La nota del documento "La Cgil che vogliamo" - L'articolo sul Manifesto - L'intervista a Rinaldini su "Altri"
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Con la manifestazione del 14 novembre la Cgil ha corollato settimane di mobilitazione sui temi della crisi. In tanti vi abbiamo partecipato convinti che questo percorso fosse propedeutico alla definizione di una vera piattaforma rivendicativa sui temi dell'occupazione, del Welfare e della contrattazione. Una pressione che partiva dal merito delle cose e che anche Epifani sentiva, tanto che a conclusione della manifestazione del 14 non poteva non lanciare la parola dello sciopero generale anche se limitata alla defiscalizzazione delle retribuzioni (cosa su cui sa bene che anche Cisl-Uil e Confindustria sono d'accordo). Una proposta quindi limitata nel merito, non ancora sufficiente per credere nella volontà della Cgil di orientarsi verso una lotta di lunga durata su una piattaforma complessivamente alternativa a quelle che sono le politiche del Governo e di Confindustria su lavoro e salario (diretto e sociale). Una proposta per di più ancora inquinata dalla volontà mediatrice di chi non riesce a vivere la rottura di Cisl e Uil come una vera e propria deriva neocorporativa da respingere e che invece cerca in continuazione un approccio, una mediazione con questa deriva rischiando quindi di venirne risucchiato, al di la delle belle parole che si dicono. Tant'è che Epifani ha parlato si di sciopero generale ma solo se Cisl e Uil si dichiarano disponibili. Anche Lavoro e Società in occasione della sua recente assemblea aveva lanciato la parola d'ordine dello sciopero generale. Che poteva fare di diverso di fronte ad una base che non capisce fino in fondo l'adesione dell'area al documento di maggioranza ed a cui bisognava dimostrare che l'area ha ancora energie per condizionare da sinistra la linea di Epifani. Cosa di meglio quindi se non lanciare la richiesta di sciopero generale (che fa tanto sinistra) mentre si cerca di motivare la scelta di non rompere con la maggioranza.
Ebbene, tutte queste cose sono ora venute al pettine. La proposta di sciopero generale da fare entro l'anno come punto di partenza per rilanciare una vera piattaforma generale su lavoro e salario (diretto e sociale) è arrivata al direttivo nazionale della Cgil ma La maggioranza di Epifani l'ha scartata, non l'ha voluta neppure mettere all'ordine del giorno. Ovviamente, di fronte a questa volontà di non discutere non si sono avvertite le proteste di Lavoro e Società che solo una settimana prima, di fronte alla sua base, si era sperticata nel sostenere lo sciopero generale come necessario ed urgente. Ma si sa che di fronte ai delegati si parla in un modo, poi nei corridoi, dove tra burocrati ci si intende sempre, le cose cambiano colore. L'obiezione di Epifani è stata risibile. Infatti non ha senso dire che non si può proclamare uno sciopero generale in 10 giorni (problemi tecnici secondo lui), perchè se anche così fosse si poteva accettare di organizzarlo in 15 o 20 giorni ? In realtà non lo si è voluto proclamare e basta.
Nel frattempo sono stati proclamati dalla FLC.Cgil e dalla FP.Cgil due sciopero generali di categoria a sostegno della contrattazione categoriale e contro i tagli imposti dalle scelte Governative. Scioperi necessari, e quindi da sostenere, ma che non fanno venire meno la necessità e l'urgenza di una piattaforma e di una iniziativa generale di tutto il mondo del lavoro, perchè di questo si stratta e perchè anche l'iniziativa categoriale, da sola, non può riuscire a mettere in discussione una strategia padronale e governativa che è generale.
L'obiettivo quindi di una piattaforma e di una risposta generale su contrattazione, salari, welfare ed occupazione rimane all'ordine del giorno, e con questo anche il bisogno di un congresso Cgil che abbia il coraggio di scelte coraggiose.
23-11-2009 COORDINAMENTO RSU
Giorgio Cremaschi - “E’ molto grave il rifiuto di discutere ora dello sciopero generale” Il Direttivo nazionale della Cgil, mentre licenziava i documenti alternativi, non ha potuto discutere della proposta di sciopero generale avanzata da diversi firmatari del documento alternativo e da altri suoi componenti. E’ un fatto molto grave. La richiesta di discutere dello sciopero generale non è stata portata alla discussione dalla segreteria e dalla presidenza del direttivo, con motivazioni di carattere burocratico. Questo mentre i lavoratori aspettano giustamente decisioni adeguate alla loro drammatica situazione. (...) Il rinvio della discussione sullo sciopero
generale, nei fatti rischia di rendere impossibile quest’azione di lotta
prima della fine dell’anno. In questo modo la Cgil decide di rinunciare a
pesare nel modo più forte possibile nella fase di discussione della legge
finanziaria e mentre precipitano gravissime crisi occupazionali. Misure
quali il blocco dei licenziamenti, la detassazione dei salari, interventi
urgenti sulla disoccupazione, vanno rivendicate ora e ora ci si deve
mobilitare in modo da far sì che governo e Confindustria siano messi di
fronte alle loro responsabilità.
(a cura della redazione del sito www.lacgilchevogliamo.it) Uno sciopero generale per cambiare la Finanziaria e
difendere il lavoro Lo sciopero generale contro la legge Finanziaria del
Ministro Tremonti non è all’ordine del giorno e dunque non si può
discutere. Questa la risposta del segretario generale della CGIL, per
bocca del presidente del Comitato Direttivo, Raffaele Minelli, alla
richiesta di discussione di un ordine del giorno presentato dai firmatari
della mozione “La CGIL che vogliamo”, che chiedeva la proclamazione dello
sciopero generale entro il mese di dicembre, prima dell’approvazione della
Legge Finanziaria, in tempo utile cioè per ottenere dalla stessa quei
risultati che la manifestazione del 14 novembre ha rivendicato. Sono
questi stessi tempi che vincolavano oggi la discussione nel Comitato
Direttivo, stante la necessità del preavviso previsti per molti settori. Roma, 23 novembre 2009
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