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di Riccardo Petrella
- professore emerito di globalizzazione dell'Università Cattolica di
Lovanio (B)
Tre fandonie globali
Le beffa di chi, dopo aver prodotto la crisi
economica, propone le ricette per risolverla
La prima grande indecenza perpetrata dai gruppi sociali dominanti, in
particolare dei paesi occidentali, é rappresentata dal fatto che
l'impoverimento crescente durante gli ultimi trent'anni di circa tre
miliardi di esseri umani non è mai stato considerato un indicatore
evidente di «crisi economica mondiale». E' bastata invece la perdita di
valore finanziario di alcune migliaia di miliardi di capitali speculativi
per proclamare e dichiarare con grande drammaticità l'esistenza di «una
crisi finanziaria ed economica globale gravissima», tanto grave da aver
condotto, secondo gli stessi dominanti, il sistema capitalista sull'orlo
del baratro. Il fatto che ci siano oggi più di 2,8 miliardi di esseri
umani (non piante o automobili) che «si trovano» al disotto della soglia
di povertà assoluta (meno di 2 dollari al giorno), che 1,5 miliardi non
hanno accesso all'acqua potabile, che 2,6 miliardi non dispongono di
servizi sanitari e d'igiene, che 1,7 miliardi vivono in baraccopoli, che
da 1,6 a 2,0 miliardi non hanno accsso all'elettricità, che circa 2
miliardi (soprattutto di giovani) non sanno cosa sia un impiego
retribuito....tutto ciò non è - a dire dei dirigenti politici, dei manager
dei grandi gruppi multinazionali e delle varie Confindustrie nazionali,
dei banchieri, e degli economisti di servizio - l'espressione di una crisi
economica strutturale del sistema attuale. Lo è, invece, l'esplosione dei
disastri provocati da un capitalismo finanziario speculativo fra i quali
il «disastro» di aver «bruciato» 24.000 miliardi di $ in titoli finanziari
e quindi ridotto la ricchezza finanziaria dei ricchi e le loro orge
speculative. Questa violenta mistificazione della realtà è indecente sul
piano politico ed etico perché si fonda sul disprezzo profondo reale
dimostrato dai gruppi dominanti nei confronti della vita di miliardi di
esseri umani e del loro diritto ad una vita decente. La vita dei
«poveracci» non è stata né è, al di là delle varie retoriche, la priorità
della politica e della tanto venerata «crescita economica». La priorità è
stata ed è data all'aumento del valore del capitale finanziario posseduto.
Per i dominanti, la caduta di liquidità (la perdita di moneta peraltro
speculativa) è più «critica», fa più crisi dell'aumento della fame, della
sete, delle malattie, dell'ignoranza, della disoccupazione ...
La seconda grande indecenza, già perpetrata, è consistita
nel fatto che i gruppi dominanti, rei espliciti e confessi della crisi
finanziaria ed economica attuale, si sono arrogati spudoratamente il
diritto di essere i pensatori ed i comandanti della soluzione della crisi;
e lo hanno fatto, aggiungendo scherno e falsità alla spudoratezza,
unicamente per salvare i propri interessi e far pagare i costi alle
vittime della crisi, in particolare alle popolazioni più impoverite e più
vulnerabili. Durante i famosi trent'anni che dal trionfo rapido della
globalizzazione capitalista del mercato ha condotto alla crisi attuale, i
gruppi dominanti non hanno fatto altro che proclamare gli orrori
dell'intervento dello stato nell'economia e i benefici assoluti del
mercato, specie dei mercati finanziari, come meccanismo regolatore
fondamentale ed efficace dell'allocazione ottimale delle risorse
disponibili del pianeta nell'interesse generale. A crisi esplosa, non
hanno esitato un istante ad invocare in coro (da Goldman Sachs a
Citigroup, da General Motors a Fiat, da Rwe a Hydroquébec, da Merryll
Linch a Dexia e Unicredit....) l'intervento dello Stato per «salvare il
sistema» (The Economist dixit). Cioè coloro che hanno avuto il potere
(anche perché eletti!) di governare lo stato, di smantellarlo, di svendere
i beni comuni, di affossare l'interesse generale per privatizzare e
mercificare tutto ciò che poteva essere privatizzato e mercificato
(promuovendo cosi il sistema capitalista finanziario di mercato
universale), questi stessi poteri hanno abusato dello stato, del denaro
pubblico, per ridare liquidità monetaria alle loro banche, per rialzare il
valore del capitale finanziario delle imprese di cui sono i principali
azionisti, e a tal fine hanno creato più di 12.000 miliardi di moneta
indebitando, così, il cittadino/contribuente generale per i prossimi 10-15
anni. Il tutto con la pretesa, chiaramente falsa, di difendere il reddito
dei risparmiatori e garantire la lotta contro la disoccupazione. Che
indecenza, politica ed etica!
La terza grande indecenza é in corso. Essa si manifesta
con le grandi fandonie che i gruppi dominanti raccontano sul fatto che la
crisi finanziaria sarebbe stata risolta e che il sistema, avendo risanato
le sue fondazioni, sta ora efficacemente affrontando la soluzione della
crisi economica. Da alcuni mesi, i politici, gli economisti di servizio,
gli imprenditori «sparlano» di ripresa economica, di strategia di uscita
lenta od accelerata dalla crisi, di sintomi incoraggianti che
indicherebbero che il salvataggio del sistema è definitivo e che si tratta
oramai di una questione di mesi perché l'economia capitalista mondiale
ritrovi i livelli di «crescita» (sic!) precedenti la crisi. L'indecenza ha
origine nella convinzione che, secondo i criteri dei dominanti, la «loro»
crisi è in via di soluzione come dimostra il ritorno alla pratica dei
bonus strepitosi, al «business as usual» per quanto riguarda i paradisi
fiscali, le società di notazione, le società di revisione dei conti, la
libertà dei movimenti di capitali, le facilitazioni fiscali alle imprese,
la risalita delle transazioni finanziarie per mezzo dei fondi
d'investimento (hedge funds compresi) e dei mercati dei derivati. E' vero,
i dominanti sono riusciti ad imporre, senza vergogna, e a fare accettare
dal popolo l'idea che il salvataggio dei loro interessi particolari di
potenza e di ricchezza rappresenta la salvezza del sistema e degli
interessi di tutti. Una beffa terribile nei confronti dei due miliardi di
senza lavoro retribuito e del miliardo di persone con lavoro precario e
reddito reale in diminuzione (su più di quattro miliardi di popolazione in
età attiva).
Quanto sopra mostra che l'indecenza politica ed etica dei dominanti non ha
limiti. Essa è assimilabile ad un comportamento criminale. Contro tale
indecenza, i cittadini hanno il diritto ed il dovere di rivoltarsi per
costruire una società giusta e rispettosa del diritto alla vita per tutti.
Verrà un giorno, mi auguro, in cui la giustizia dell' umanità saprà ridare
diritto al diritto alla vita.
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