|
Il documento firmato da un gruppo di
ex di Lavoro e Società Cgil, «proviamo a discutere di merito e
non di schieramenti» "Cari compagni e care compagne di Lavoro e Società
dell'altra sponda…"
La particolarità della migliore esperienza della sinistra sindacale in
Cgil, si è sempre caratterizzata su discriminanti e contenuti di
merito sindacale, per innovazione, autonomia dalla politica, per una
pratica orientata allo sviluppo della democrazia e del protagonismo
dal basso, contrapposta a visioni leaderistiche o di semplice
occupazione di posti nei gruppi dirigenti. (...). Non rinneghiamo
nulla di tutta questa esperienza (Lavoro e Società, ndr), anche
scontando errori.
Proprio a partire da questa storia, oggi dobbiamo prendere atto che
una fase si è definitivamente chiusa. Già a partire dalla fine dello
scorso congresso qualcosa si era incrinato nella sua pratica e
gestione (e, anche per motivi diversi, compagni/e si erano
allontanati) ma oggi, con l'adesione acritica alla linea di continuità
proposta da Epifani, ancor prima di svolgere l'assemblea nazionale
dell'area, questa esperienza collettiva è finita. Cosi' crediamo non
sia invece per una rinnovata dialettica su base programmatica dentro
la Cgil.
Nella complicata fase di crisi complessiva che stiamo attraversando
crediamo sia necessario, per la Cgil, come per altri soggetti sociali
e politici, discontinuità e innovazione, e quindi una discussione vera
e in profondità. Il congresso può essere l'occasione per questa
ricerca. Il documento congressuale "La Cgil che vogliamo", che abbiamo
sottoscritto, a nostro avviso dà questa possibilità. Leggetelo,
compagne e compagni, poi parliamone, vedrete che non ci sono quegli
spauracchi che ancor prima di leggerlo qualcuno ha sentenziato. (...).
Vi facciamo una proposta: vogliamo impegnarci a far si che la
discussione congressuale sia sul merito e non su anatemi? Che gli
iscritti e le iscritte possano decidere e votare liberamente, senza
pressioni indebite?
In sostanza, proviamo a superare qualcuno dei vizi che caratterizza
anche la nostra storia, quella del movimento operaio e sindacale, per
cui spesso si è presi da pulsioni opposte: quella al pateracchio, per
cui si aggiusta tutto (sulla carta dei documenti), basta che siano
garantiti un po' di posti; oppure quella alla guerra di religione, per
cui chi sostiene una tesi diversa va demonizzato (con l'aggiunta che
chi era più vicino a te diventa il nemico principale). In questo caso
sarebbe utile sperimentare una "terza via": facciamo una discussione
vera, facciamo esprimere liberamente gli iscritti e le iscritte, può
essere che in questo confronto congressuale maturino sintesi più
avanzate, oppure no, ma in ogni caso avremo il quadro vero delle
aspettative e delle tensioni tra le donne e gli uomini iscritti alla
Cgil, della nostra rappresentanza nel mondo del lavoro (...). In
fondo, crediamo che, aldilà delle collocazioni reciproche, un
congresso che discute con più opzioni sia una ricchezza che non mette
in discussione l'unità della Cgil. Praticando questa modalità di
confronto sarà anche possibile ritessere i rapporti per una sinistra
sindacale più ampia e organizzata in Cgil.
Il congresso si fa sulle proposte di politica sindacale contenute nei
documenti. Le dietrologie sul perché delle adesioni di questo o quel
dirigente non sono mai molto interessanti (e reversibili in ogni
schieramento). Anche su questo, comunque, nel documento congressuale
che sosteniamo, c'è una proposta di innovazione: "occorre aprire una
grande e libera discussione sulle forme e i modi di coinvolgimento dei
nostri iscritti nei processi di formazione delle decisioni e nella
stessa formazione dei gruppi dirigenti, non escludendo il ricorso alle
primarie tra gli strumenti di consultazione generalizzata degli
iscritti". Naturalmente in questa sperimentazione vanno scongiurati i
pericoli del plebiscitarismo (...).
La Cgil è un "bene comune": siamo certi che tutti e tutte opereremo
per il suo rafforzamento che significa dare rappresentanza al mondo
del lavoro. La crescita della Cgil non può essere però solo
organizzativa. Dovrà essere anzitutto politica. (...).
Vittorio Bardi, Rita Guglielmetti, Franca Peroni, Maurizio Scarpa,
Vincenzo Moriello.
13/11/2009 |